I luoghi più belli del nostro paese sono negati al gioco e alla esperienza dei bambini. Le periferie sono invece nate in pochi anni, senza piazze, senza verde, senza monumenti. Le periferie sono uguali in tutto il mondo, non sono nate dalla lenta e costante preoccupazione degli uomini di avere luoghi di vita adatti e confortevoli per sé e per i propri successori, ma solo grazie alla spinta prepotente della speculazione. In questa situazione, difficile per tutti, il bambino soffre di più. I servizi, pensati per l’adulto, non sono adatti al bambino. Finora e con una forte accentuazione negli ultimi decenni, la città è stata pensata, progettata e valutata assumendo come parametro un cittadino medio con le caratteristiche di adulto, maschio e lavoratore, e che corrisponde all’elettore forte. Di qui la proposta di sostituire il cittadino medio, adulto, maschio e lavoratore con il bambino. Il bambino diventa misura e modello della città, pensata a sua grandezza, al posto del cittadino adulto, che negli ultimi decenni è stato l’unico vero riferimento delle politiche nelle nostre metropoli. Lavorare perché la città diventi adatta ai bambini significa lavorare affinché la città sia più adatta a tutti. Le motivazioni per una proposta apparentemente tanto anomala sono varie: le città hanno perso le loro caratteristiche di luoghi di incontro e di scambio e sono luoghi di vita disagevole per tutti; nelle città i bambini hanno ormai completamente perso l’autonomia di movimento e la possibilità di vivere le esperienze di esplorazione, scoperta e gioco necessarie per la loro crescita; la nostra generazione è forse la prima che ha rinunciato a farsi carico del destino delle generazioni che verranno: i padri non si stanno facendo carico dei figli e dei nipoti. I bambini non rappresentano solo una delle categorie sociali più deboli, ma sono in grado di rappresentare l’altro, il diverso, rispetto al decisore adulto e pertanto possono assumere il valore paradigmatico che l’iniziativa attribuisce loro.
Più giardini e spazi per il gioco per i bambini in tutte le città del Mondo / Buondonno, Emma. - (2017). ( Giornata Universale dell’Infanzia 28a edizione “Insieme a gonfie vele in un mare di giustizia” Comitato Regionale Unicef Campania, Pareo Park, Giugliano in Campania (Na) 20 Novembre 2017).
Più giardini e spazi per il gioco per i bambini in tutte le città del Mondo
BUONDONNO, EMMA
2017
Abstract
I luoghi più belli del nostro paese sono negati al gioco e alla esperienza dei bambini. Le periferie sono invece nate in pochi anni, senza piazze, senza verde, senza monumenti. Le periferie sono uguali in tutto il mondo, non sono nate dalla lenta e costante preoccupazione degli uomini di avere luoghi di vita adatti e confortevoli per sé e per i propri successori, ma solo grazie alla spinta prepotente della speculazione. In questa situazione, difficile per tutti, il bambino soffre di più. I servizi, pensati per l’adulto, non sono adatti al bambino. Finora e con una forte accentuazione negli ultimi decenni, la città è stata pensata, progettata e valutata assumendo come parametro un cittadino medio con le caratteristiche di adulto, maschio e lavoratore, e che corrisponde all’elettore forte. Di qui la proposta di sostituire il cittadino medio, adulto, maschio e lavoratore con il bambino. Il bambino diventa misura e modello della città, pensata a sua grandezza, al posto del cittadino adulto, che negli ultimi decenni è stato l’unico vero riferimento delle politiche nelle nostre metropoli. Lavorare perché la città diventi adatta ai bambini significa lavorare affinché la città sia più adatta a tutti. Le motivazioni per una proposta apparentemente tanto anomala sono varie: le città hanno perso le loro caratteristiche di luoghi di incontro e di scambio e sono luoghi di vita disagevole per tutti; nelle città i bambini hanno ormai completamente perso l’autonomia di movimento e la possibilità di vivere le esperienze di esplorazione, scoperta e gioco necessarie per la loro crescita; la nostra generazione è forse la prima che ha rinunciato a farsi carico del destino delle generazioni che verranno: i padri non si stanno facendo carico dei figli e dei nipoti. I bambini non rappresentano solo una delle categorie sociali più deboli, ma sono in grado di rappresentare l’altro, il diverso, rispetto al decisore adulto e pertanto possono assumere il valore paradigmatico che l’iniziativa attribuisce loro.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


