La Città Metropolitana di Napoli sorge dalle ceneri della Provincia di Napoli amplificando tutte le criticità rimaste irrisolte dagli anni ’90 cioè da quando la legge n. 142 indicava l’esigenza di un governo del territorio oltre i confini comunali della terza città d’Italia. Circa trent’anni non sono bastati per tracciare le linee di sviluppo del centro più importante di una delle regioni italiane che corrisponde al 10 % della popolazione nazionale. La Città Metropolitana, dunque, dovrebbe offrire nuove prospettive politiche alla collettività tutta aprendo una revisione dell’abitare e delle logiche edilizie che mettano a confronto esperienze e comunità territoriali verso un riequilibrio dell’intera armatura regionale risolvendo definitivamente la doppia diseconomia tra congestione da sottosviluppo della fascia costiera densificata oltre ogni limite di contenimento fisico delle funzioni urbane e la disgregazione degli oltre 400 comuni sparsi nelle altre quattro province della Campania. Le elezioni di II livello, che hanno di fatto nominato un ceto politico selezionato rigidamente dalle oligarchie delle segreterie partitiche, hanno celato il ruolo decisivo che il nuovo Ente deve svolgere nella riorganizzazione spaziale e funzionale del sistema urbano che richiede da sempre il risanamento ambientale complessivo, già da decenni, infatti, esso degenera in impatti negativi sulla salute oltre che sulla qualità della vita in senso più ampio. Inutile e superfluo continuare a ribadire che l’addensamento urbano metropolitano di Napoli ha da tempo scavalcato gli stessi confini comunali. La città metropolitana che dovrebbe esprimere una capacità di governance democratica superiore di fatto si è tradotta nella sua formulazione politico/partitica più arretrata e asfittica di quanto non lo fosse la precedente assemblea consiliare provinciale. Se arretriamo dal punto di vista politico altrettanto si arretra dal punto di vista della capacità di sciogliere il cancro e le metastasi di una concentrazione e densificazione urbana che genera e amplifica altro sottosviluppo e altra sovra-urbanizzazione.

Terra Madre e Città Madre

Buondonno, Emma
2017

Abstract

La Città Metropolitana di Napoli sorge dalle ceneri della Provincia di Napoli amplificando tutte le criticità rimaste irrisolte dagli anni ’90 cioè da quando la legge n. 142 indicava l’esigenza di un governo del territorio oltre i confini comunali della terza città d’Italia. Circa trent’anni non sono bastati per tracciare le linee di sviluppo del centro più importante di una delle regioni italiane che corrisponde al 10 % della popolazione nazionale. La Città Metropolitana, dunque, dovrebbe offrire nuove prospettive politiche alla collettività tutta aprendo una revisione dell’abitare e delle logiche edilizie che mettano a confronto esperienze e comunità territoriali verso un riequilibrio dell’intera armatura regionale risolvendo definitivamente la doppia diseconomia tra congestione da sottosviluppo della fascia costiera densificata oltre ogni limite di contenimento fisico delle funzioni urbane e la disgregazione degli oltre 400 comuni sparsi nelle altre quattro province della Campania. Le elezioni di II livello, che hanno di fatto nominato un ceto politico selezionato rigidamente dalle oligarchie delle segreterie partitiche, hanno celato il ruolo decisivo che il nuovo Ente deve svolgere nella riorganizzazione spaziale e funzionale del sistema urbano che richiede da sempre il risanamento ambientale complessivo, già da decenni, infatti, esso degenera in impatti negativi sulla salute oltre che sulla qualità della vita in senso più ampio. Inutile e superfluo continuare a ribadire che l’addensamento urbano metropolitano di Napoli ha da tempo scavalcato gli stessi confini comunali. La città metropolitana che dovrebbe esprimere una capacità di governance democratica superiore di fatto si è tradotta nella sua formulazione politico/partitica più arretrata e asfittica di quanto non lo fosse la precedente assemblea consiliare provinciale. Se arretriamo dal punto di vista politico altrettanto si arretra dal punto di vista della capacità di sciogliere il cancro e le metastasi di una concentrazione e densificazione urbana che genera e amplifica altro sottosviluppo e altra sovra-urbanizzazione.
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