La rinnovata attenzione per la storiografia umanistica riconosce oggi nel De bello Neapolitano, l’unica opera storica di Giovanni Pontano, una fonte storica fondamentale della prima congiura dei Baroni. Rispetto ai giudizi che nel secolo scorso ascrivevano quest’opera al novero di quelle encomiastiche scritte su committenza, la rilettura critica proposta in tempi più recenti da Liliana Monti Sabia non solo ha incominciato a porre l’accento sul suo valore storiografico, ma ha fatto emergere un dato di notevole rilievo: l’opera nasce per stratificazione, aggiustamenti ed ampliamenti di un nucleo di scrittura iniziata dall’umanista, con ogni probabilità, in epoca non lontana dallo svolgimento del conflitto e dalla sua conclusione. La sua composizione è legata, dunque, ad un lungo processo di scrittura documentato, seppure parzialmente e nei suoi sviluppi estremi, dal manoscritto autografo Vind. Lat. 3413. La studiosa ha proposto una valutazione dell’opera come un laboratorio di scrittura storica che, iniziato intorno al 1465, era proseguito con particolare alacrità nel corso degli anni Settanta, per poi essere ripreso desultoriamente con interventi di ampliamento e di revisione fino alla fine del secolo, quando si concluse con tutto un blocco di ulteriori interventi ispirati e legittimati dalla sua riflessione teorica sullo scrivere la storia, nella seconda parte de lege historiae del dialogo Actius. Sottoposto ad una continua attenzione dell’autore nel corso della sua vita attraverso additamenta e revisioni il De bello Neapolitano sfugge, così, ad ogni definizione semplicistica, ma non può, certo, esser definito come un’opera nata su committenza; e neppure come un’opera apologetica o encomiastica. Eppure, la sua lettura ed esegesi non può prescindere dal suo carattere ideologico filo-aragonese: non si può non tenere in conto, infatti, che si tratta di una historia nata dalla penna di uno degli umanisti politicamente più influenti del Quattrocento, che già negli anni Settanta del secolo XV operava nella cancelleria aragonese e poteva gestire fonti di prima mano a fini informativi e propagandistici. D’altra parte, proprio la datazione del fulcro originario dell’opera, collocabile tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta del secolo XV, concorre a collocare la nascita dell’historia pontaniana all’interno di un’atmosfera di entusiasmo e di attesa per la vittoria conseguita da Ferrante. Ad un clima di tensione celebrativa vissuto all’interno della corte aragonese negli anni prossimi alla fine del conflitto ci riporta, ad esempio, il progetto del Panormita di scrivere un Bellum Neapolitanum, un progetto cui il vecchio umanista alludeva nel corso della sua biografia di Ferrante. La storia pontaniana, dunque, sebbene non nata su committenza, dovette però essere alimentata dalle attese della corte, forse anche da sollecitazioni del Panormita, cui il Pontano era legato da amicizia e gratitudine, oltre che da un discepolato. Ma la dilatazione del piano della scrittura, la redazione desultoria e frammentata, nonché la successiva revisione stilistica, dovettero contribuire via via ad attualizzare l’originario progetto di scrittura alla luce dei complessi eventi della storia aragonese nel meridione d’Italia fino agli anni della tempestosa fine della dinastia dei Trastàmara e delle ultime battute della vita stessa dell’umanista. Con la relazione in oggetto miro, dunque, a fornire anzitutto un esame critico di alcuni passaggi dell’opera, significativi sia sul versante della struttura diegetica, sia sul versante della esemplarità stilistica ed ecdotica; e miro inoltre a dare una valutazione rinnovata della questione degli additamenta d’autore e degli interventi dell’editore postumo alla luce di fattori culturali e politici in evoluzione che segnano e scandiscono la presenza della dinastia aragonese nel Regno di Napoli.

Un’opera postuma fra problemi ecdotici e costruzione ideologica: il "De bello Neapolitano" di Giovanni Pontano e l’eredità di Alfonso il Magnanimo / Germano, Giuseppe. - (2017). ( XX Congresso di Storia della Corona d’Aragona La Corona d’Aragona e l’Italia, sotto l’alto patronato del Presidente della Repubblica, Roma 4-5 Ottobre – Napoli 6-8 Ottobre 2017 Istituto Cervantes di Napoli, via Nazario Sauro, 23, 80132 Napoli 7 ottobre 2017).

Un’opera postuma fra problemi ecdotici e costruzione ideologica: il "De bello Neapolitano" di Giovanni Pontano e l’eredità di Alfonso il Magnanimo

GERMANO, GIUSEPPE
2017

Abstract

La rinnovata attenzione per la storiografia umanistica riconosce oggi nel De bello Neapolitano, l’unica opera storica di Giovanni Pontano, una fonte storica fondamentale della prima congiura dei Baroni. Rispetto ai giudizi che nel secolo scorso ascrivevano quest’opera al novero di quelle encomiastiche scritte su committenza, la rilettura critica proposta in tempi più recenti da Liliana Monti Sabia non solo ha incominciato a porre l’accento sul suo valore storiografico, ma ha fatto emergere un dato di notevole rilievo: l’opera nasce per stratificazione, aggiustamenti ed ampliamenti di un nucleo di scrittura iniziata dall’umanista, con ogni probabilità, in epoca non lontana dallo svolgimento del conflitto e dalla sua conclusione. La sua composizione è legata, dunque, ad un lungo processo di scrittura documentato, seppure parzialmente e nei suoi sviluppi estremi, dal manoscritto autografo Vind. Lat. 3413. La studiosa ha proposto una valutazione dell’opera come un laboratorio di scrittura storica che, iniziato intorno al 1465, era proseguito con particolare alacrità nel corso degli anni Settanta, per poi essere ripreso desultoriamente con interventi di ampliamento e di revisione fino alla fine del secolo, quando si concluse con tutto un blocco di ulteriori interventi ispirati e legittimati dalla sua riflessione teorica sullo scrivere la storia, nella seconda parte de lege historiae del dialogo Actius. Sottoposto ad una continua attenzione dell’autore nel corso della sua vita attraverso additamenta e revisioni il De bello Neapolitano sfugge, così, ad ogni definizione semplicistica, ma non può, certo, esser definito come un’opera nata su committenza; e neppure come un’opera apologetica o encomiastica. Eppure, la sua lettura ed esegesi non può prescindere dal suo carattere ideologico filo-aragonese: non si può non tenere in conto, infatti, che si tratta di una historia nata dalla penna di uno degli umanisti politicamente più influenti del Quattrocento, che già negli anni Settanta del secolo XV operava nella cancelleria aragonese e poteva gestire fonti di prima mano a fini informativi e propagandistici. D’altra parte, proprio la datazione del fulcro originario dell’opera, collocabile tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta del secolo XV, concorre a collocare la nascita dell’historia pontaniana all’interno di un’atmosfera di entusiasmo e di attesa per la vittoria conseguita da Ferrante. Ad un clima di tensione celebrativa vissuto all’interno della corte aragonese negli anni prossimi alla fine del conflitto ci riporta, ad esempio, il progetto del Panormita di scrivere un Bellum Neapolitanum, un progetto cui il vecchio umanista alludeva nel corso della sua biografia di Ferrante. La storia pontaniana, dunque, sebbene non nata su committenza, dovette però essere alimentata dalle attese della corte, forse anche da sollecitazioni del Panormita, cui il Pontano era legato da amicizia e gratitudine, oltre che da un discepolato. Ma la dilatazione del piano della scrittura, la redazione desultoria e frammentata, nonché la successiva revisione stilistica, dovettero contribuire via via ad attualizzare l’originario progetto di scrittura alla luce dei complessi eventi della storia aragonese nel meridione d’Italia fino agli anni della tempestosa fine della dinastia dei Trastàmara e delle ultime battute della vita stessa dell’umanista. Con la relazione in oggetto miro, dunque, a fornire anzitutto un esame critico di alcuni passaggi dell’opera, significativi sia sul versante della struttura diegetica, sia sul versante della esemplarità stilistica ed ecdotica; e miro inoltre a dare una valutazione rinnovata della questione degli additamenta d’autore e degli interventi dell’editore postumo alla luce di fattori culturali e politici in evoluzione che segnano e scandiscono la presenza della dinastia aragonese nel Regno di Napoli.
2017
Un’opera postuma fra problemi ecdotici e costruzione ideologica: il "De bello Neapolitano" di Giovanni Pontano e l’eredità di Alfonso il Magnanimo / Germano, Giuseppe. - (2017). ( XX Congresso di Storia della Corona d’Aragona La Corona d’Aragona e l’Italia, sotto l’alto patronato del Presidente della Repubblica, Roma 4-5 Ottobre – Napoli 6-8 Ottobre 2017 Istituto Cervantes di Napoli, via Nazario Sauro, 23, 80132 Napoli 7 ottobre 2017).
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11588/684073
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