Nella lettura di Peter Sloterdijk, la filosofia di Nietzsche sarebbe una rivoluzionaria istanza metabiologica (lo stesso Nietzsche peraltro dichiara ne Il crepuscolo degli idoli che la décadence è questione “fisiologica”), che va a insediarsi, nella teoria della verità. Condizione e possibilità di attuazione della “vita” umana (non troppo umana, ma pur sempre verità). La verità nietzscheana, perciò, in prima istanza, sembrerebbe configurarsi a mo’ di un insieme: composizione di sistemi simbolici di illusioni condivise, vera e propria modalità contratta dall’umano in nome della vita contro le tensioni psicosociali distruttive del mondo. E tuttavia, se catapultato nel meta-paradigma dell’Immunologia Generale proposto da Sloterdijk, il terremoto nietzscheano produrrebbe un secondo livello di verità – “secondo” non per grado ma per contagio. Al secondo piano dell’edificio Verità, dove il pensiero immunologico riflette sulle quelle stesse strutture, secondo Sloterdijk (via Nietzsche), viene alla luce il fenomeno proprio del Moderno, cioè a dire il carattere decisamente fittizio dei sistemi simbolici collettivamente costruiti e incarnati, sempre ostili alla vita, specchi crepati di senso del mondo che riflettono invece carenze “essenziali” di quel mondo, e che liquidano e sfrattano l’inquilino del primo piano, in atavica morosità di mensilità pattuite per la security del condominio vitale. Fuor di metafora, il punto è che l’esplicitazione di tale dinamica investe, per Sloterdijk, tanto l’interiorità dissimulata di ogni singolo individuo quanto quella manifesta del filosofo che aveva così tanto investito sulla luce delle verità messe in campo e che si rivelano adesso impietosamente destabilizzanti e annichilenti.
Nietzsche, Sloterdijk e l'edificio verità / Amodio, Paolo. - (2017). ( 3° FESTIVAL FILOSOFICO DEL SANNIO sul tema VERITA' Teatro Massimo - Benevento 10 febbraio 2017).
Nietzsche, Sloterdijk e l'edificio verità
AMODIO, PAOLO
2017
Abstract
Nella lettura di Peter Sloterdijk, la filosofia di Nietzsche sarebbe una rivoluzionaria istanza metabiologica (lo stesso Nietzsche peraltro dichiara ne Il crepuscolo degli idoli che la décadence è questione “fisiologica”), che va a insediarsi, nella teoria della verità. Condizione e possibilità di attuazione della “vita” umana (non troppo umana, ma pur sempre verità). La verità nietzscheana, perciò, in prima istanza, sembrerebbe configurarsi a mo’ di un insieme: composizione di sistemi simbolici di illusioni condivise, vera e propria modalità contratta dall’umano in nome della vita contro le tensioni psicosociali distruttive del mondo. E tuttavia, se catapultato nel meta-paradigma dell’Immunologia Generale proposto da Sloterdijk, il terremoto nietzscheano produrrebbe un secondo livello di verità – “secondo” non per grado ma per contagio. Al secondo piano dell’edificio Verità, dove il pensiero immunologico riflette sulle quelle stesse strutture, secondo Sloterdijk (via Nietzsche), viene alla luce il fenomeno proprio del Moderno, cioè a dire il carattere decisamente fittizio dei sistemi simbolici collettivamente costruiti e incarnati, sempre ostili alla vita, specchi crepati di senso del mondo che riflettono invece carenze “essenziali” di quel mondo, e che liquidano e sfrattano l’inquilino del primo piano, in atavica morosità di mensilità pattuite per la security del condominio vitale. Fuor di metafora, il punto è che l’esplicitazione di tale dinamica investe, per Sloterdijk, tanto l’interiorità dissimulata di ogni singolo individuo quanto quella manifesta del filosofo che aveva così tanto investito sulla luce delle verità messe in campo e che si rivelano adesso impietosamente destabilizzanti e annichilenti.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


