Convenzionalmente la relazione tra design e artigianato si è espressa attraverso un rapporto conflittuale, quello tra i due poli opposti della produzione in serie e del prodotto individuale. Questo conflitto, nato con la rivoluzione industriale alla fine del ‘700, si è protratto per tutto il XIX, secolo durante il quale l’industria si è progressivamente affermata come il sistema produttivo della modernità. La stessa cultura industriale, e il design che ne è la sua manifestazione progettuale, ha prevalso sulla precedente fenomenologia dell’artigianato attraverso la potenza della produzione in serie. L’affermazione dell’industria non è stata, però, indolore. Molte sono le sue contraddizioni e limiti. La principale è stata la perdita di personalizzazione, potremmo dire di umanizzazione, del prodotto, che risiede in quella particolare affettività che legava strettamente le persone ai propri oggetti. Non a caso l’artigianato aveva generato, nei millenni, una relazione con i prodotti che non si esauriva nella necessità funzionale ma che, grazie alla persistenza nel tempo degli oggetti, stabiliva un rapporto d’interazione che richiedeva attenzione e che finiva per generare un legame che è esattamente all’opposto dell’alienazione insita nella produzione industriale. Tuttavia, alcune voci, in un primo tempo minoritarie, hanno ricercato un diverso rapporto tra artigianato e design, contribuendo a trasferire anche nella produzione industriale quei caratteri d’individualità e affettività propri dell’artigianato. Questo tentativo si è svolto cercando di operare modifiche, se non proprio scardinare, il meccanismo di estraneazione tra progetto e realizzazione, ritenendo che il saper fare è parte di una attività complessa in cui il pensiero, la memoria storica e la consapevolezza dell’azione si integrano con la capacità operativa.
Design e artigianato: equivoci e pregiudizi / Morone, Alfonso. - (2016), pp. 32-37.
Design e artigianato: equivoci e pregiudizi
MORONE, ALFONSO
2016
Abstract
Convenzionalmente la relazione tra design e artigianato si è espressa attraverso un rapporto conflittuale, quello tra i due poli opposti della produzione in serie e del prodotto individuale. Questo conflitto, nato con la rivoluzione industriale alla fine del ‘700, si è protratto per tutto il XIX, secolo durante il quale l’industria si è progressivamente affermata come il sistema produttivo della modernità. La stessa cultura industriale, e il design che ne è la sua manifestazione progettuale, ha prevalso sulla precedente fenomenologia dell’artigianato attraverso la potenza della produzione in serie. L’affermazione dell’industria non è stata, però, indolore. Molte sono le sue contraddizioni e limiti. La principale è stata la perdita di personalizzazione, potremmo dire di umanizzazione, del prodotto, che risiede in quella particolare affettività che legava strettamente le persone ai propri oggetti. Non a caso l’artigianato aveva generato, nei millenni, una relazione con i prodotti che non si esauriva nella necessità funzionale ma che, grazie alla persistenza nel tempo degli oggetti, stabiliva un rapporto d’interazione che richiedeva attenzione e che finiva per generare un legame che è esattamente all’opposto dell’alienazione insita nella produzione industriale. Tuttavia, alcune voci, in un primo tempo minoritarie, hanno ricercato un diverso rapporto tra artigianato e design, contribuendo a trasferire anche nella produzione industriale quei caratteri d’individualità e affettività propri dell’artigianato. Questo tentativo si è svolto cercando di operare modifiche, se non proprio scardinare, il meccanismo di estraneazione tra progetto e realizzazione, ritenendo che il saper fare è parte di una attività complessa in cui il pensiero, la memoria storica e la consapevolezza dell’azione si integrano con la capacità operativa.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


