La vastità delle distruzioni belliche e la conseguente difficoltà nel recupero del patrimonio architettonico ha determinato, nel caso della ricostruzione di Francoforte, un atteggiamento ambivalente: tanto gli esperti quanto l’intera comunità hanno considerato irrinunciabile la ricostruzione di singoli edifici capaci di un’identificazione collettiva, mentre l’antico centro medievale, nei suoi caratteri architettonici e urbani, ha trovato poche voci in propria difesa. Rispetto alle istanze della memoria e dell’identità urbana hanno prevalso le ragioni della razionalizzazione e della modernità, nella convinzione che la città storica non potesse competere, sul piano pragmatico ed economico, con quella del razionalismo e delle avanguardie. In realtà, il rapporto con la neue Sachlichkeit prebellica si articola intorno a dinamiche conflittuali e, nonostante il ruolo decisivo di quanti in quegli anni si sono formati, le distruzioni della guerra modificano sensibilmente la dialettica tra “modernisti” e “tradizionalisti”. Come è stato osservato , nel caso di Francoforte, come nel resto della Germania occidentale, resteranno sconfitti entrambi gli schieramenti: i tradizionalisti saranno sopraffatti dalla rapidità e voracità del mercato, mentre i fautori del “moderno” vedranno gli investitori appropriarsi del loro repertorio formale senza l’anelito spirituale e la spinta ideologica che li contraddistingueva. Il modello di città “articolata e diradata”, di più lunga durata e in grado di caratterizzare la pianificazione urbana degli anni Cinquanta, mostrerà i propri limiti nel decennio successivo, a causa del rapido sviluppo economico e demografico, troppo significativo per poter essere regolato attraverso la rigida gerarchia dei centri e il “romanticismo sociale” dell’unità di vicinato . La città si avvia a diventare sempre più “concentrata e intrecciata” (verdichtete und verflochtene Stadt ), fino all’esigenza di categorie non riconducibili a modelli concreti, quali quelle della partecipazione e della sostenibilità, cui saranno improntate diverse iniziative negli anni Settanta e Ottanta.
’Il coraggio dell’addio’. La ricostruzione del centro storico di Francoforte 1945-1955 / Maglio, Andrea. - (2016), pp. 119-136.
’Il coraggio dell’addio’. La ricostruzione del centro storico di Francoforte 1945-1955
MAGLIO, ANDREA
2016
Abstract
La vastità delle distruzioni belliche e la conseguente difficoltà nel recupero del patrimonio architettonico ha determinato, nel caso della ricostruzione di Francoforte, un atteggiamento ambivalente: tanto gli esperti quanto l’intera comunità hanno considerato irrinunciabile la ricostruzione di singoli edifici capaci di un’identificazione collettiva, mentre l’antico centro medievale, nei suoi caratteri architettonici e urbani, ha trovato poche voci in propria difesa. Rispetto alle istanze della memoria e dell’identità urbana hanno prevalso le ragioni della razionalizzazione e della modernità, nella convinzione che la città storica non potesse competere, sul piano pragmatico ed economico, con quella del razionalismo e delle avanguardie. In realtà, il rapporto con la neue Sachlichkeit prebellica si articola intorno a dinamiche conflittuali e, nonostante il ruolo decisivo di quanti in quegli anni si sono formati, le distruzioni della guerra modificano sensibilmente la dialettica tra “modernisti” e “tradizionalisti”. Come è stato osservato , nel caso di Francoforte, come nel resto della Germania occidentale, resteranno sconfitti entrambi gli schieramenti: i tradizionalisti saranno sopraffatti dalla rapidità e voracità del mercato, mentre i fautori del “moderno” vedranno gli investitori appropriarsi del loro repertorio formale senza l’anelito spirituale e la spinta ideologica che li contraddistingueva. Il modello di città “articolata e diradata”, di più lunga durata e in grado di caratterizzare la pianificazione urbana degli anni Cinquanta, mostrerà i propri limiti nel decennio successivo, a causa del rapido sviluppo economico e demografico, troppo significativo per poter essere regolato attraverso la rigida gerarchia dei centri e il “romanticismo sociale” dell’unità di vicinato . La città si avvia a diventare sempre più “concentrata e intrecciata” (verdichtete und verflochtene Stadt ), fino all’esigenza di categorie non riconducibili a modelli concreti, quali quelle della partecipazione e della sostenibilità, cui saranno improntate diverse iniziative negli anni Settanta e Ottanta.| File | Dimensione | Formato | |
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