«L'opera elegiaca di Elisio Calenzio (1430-1502), membro dell’Accademia Pontaniana con il nome di Gallutius, comprende – dichiara Mindt – un canzoniere di tre libri (Elegiae Aurimpiae ad Colotium) e otto altre poesie in distici elegiaci. Le elegie di Calenzio documentano un gusto, uno stile, un'idea della comunicazione poetica alla corte del regno di Napoli. Punteremo l’attenzione, dopo aver illustrato il ruolo di rilievo di Calenzio nella cultura umanistico-rinascimentale di ambito partenopeo e, più in generale, meridionale, su passi selezionati dalle elegie di Calenzio, in cui il poeta fa entrare la sua realtà biografico-politica. Il primo libro del canzoniere è dominato dalla voce privata della persona del poeta-amator. Calenzio, però, utilizza abilmente antiche strategie della poesia elegiaca per affrontare temi che sembrano esclusi da un genere poetico a prima vista a-politico e privato. Nel secondo libro delle Elegiae Aurimpiae è presente, invece, il principe Federico d'Aragona (citato dal poeta con il suo pseudonimo di Hiaracus). Calenzio, precettore del principe, da una parte allude a circostanze e eventi che ha vissuto con Federico, d'altra parte prospetta la poetificazione delle azioni future del principe. Il ruolo di Federico nelle elegie è, dunque, duplice: se, infatti, la figura storica di Federico può essere destinataria di una poesia, ma non agisce come figura, è anche vero che Federico diventa oggetto e prende un ruolo attivo in una poesia. L’elegia romana si presta come genere letterario adatto per essere dedicato ad un futuro sovrano, perché il poeta tramite la recusatio ed altre strategie può rimandare anche al futuro, a future azioni sia in realtà che in poesia. Un'altra strategia privilegiata che fa parte del grande progetto politico-culturale della simbolizzazione del territorio aragonese è l'integrazione del suo paesaggio. Si intende ricostruire la base socio-culturale e illustrare in forma critica la funzione di una tale poesia alla corte aragonese (in relazione al ruolo del mondo antico in essa), nonché la causa scribendi e il carattere (ufficiale) dell'opera».

Le 'Elegie' di Elisio Calenzio e il regno di Napoli

GERMANO, GIUSEPPE
2016

Abstract

«L'opera elegiaca di Elisio Calenzio (1430-1502), membro dell’Accademia Pontaniana con il nome di Gallutius, comprende – dichiara Mindt – un canzoniere di tre libri (Elegiae Aurimpiae ad Colotium) e otto altre poesie in distici elegiaci. Le elegie di Calenzio documentano un gusto, uno stile, un'idea della comunicazione poetica alla corte del regno di Napoli. Punteremo l’attenzione, dopo aver illustrato il ruolo di rilievo di Calenzio nella cultura umanistico-rinascimentale di ambito partenopeo e, più in generale, meridionale, su passi selezionati dalle elegie di Calenzio, in cui il poeta fa entrare la sua realtà biografico-politica. Il primo libro del canzoniere è dominato dalla voce privata della persona del poeta-amator. Calenzio, però, utilizza abilmente antiche strategie della poesia elegiaca per affrontare temi che sembrano esclusi da un genere poetico a prima vista a-politico e privato. Nel secondo libro delle Elegiae Aurimpiae è presente, invece, il principe Federico d'Aragona (citato dal poeta con il suo pseudonimo di Hiaracus). Calenzio, precettore del principe, da una parte allude a circostanze e eventi che ha vissuto con Federico, d'altra parte prospetta la poetificazione delle azioni future del principe. Il ruolo di Federico nelle elegie è, dunque, duplice: se, infatti, la figura storica di Federico può essere destinataria di una poesia, ma non agisce come figura, è anche vero che Federico diventa oggetto e prende un ruolo attivo in una poesia. L’elegia romana si presta come genere letterario adatto per essere dedicato ad un futuro sovrano, perché il poeta tramite la recusatio ed altre strategie può rimandare anche al futuro, a future azioni sia in realtà che in poesia. Un'altra strategia privilegiata che fa parte del grande progetto politico-culturale della simbolizzazione del territorio aragonese è l'integrazione del suo paesaggio. Si intende ricostruire la base socio-culturale e illustrare in forma critica la funzione di una tale poesia alla corte aragonese (in relazione al ruolo del mondo antico in essa), nonché la causa scribendi e il carattere (ufficiale) dell'opera».
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