Rifiuti e cittadini nell’assemblaggio di governo. Quanto “vale” il mercato della gestione dei rifiuti urbani in Italia? Qual è il ritorno per gli attori che operano in questo settore e chi ci guadagna? I soggetti istituzionali che provano a dare delle risposte a queste domande nella maggior parte dei casi elaborano stime oppure tracciano tendenze. Ad esempio, nel caso di uno studio riportato dalla Cassa Depositi e Prestiti, si rileva che il valore di produzione delle imprese di igiene ambientale, dal 2003 al 2012, è cresciuto in maniera costante soprattutto grazie ai "processi di trasformazione che […] nel corso del decennio hanno visto cambiare significativamente la struttura stessa della filiera dei rifiuti, con un peso sempre più rilevante di fasi (come il trattamento e, soprattutto, il recupero, di materia e di energia) caratterizzate da una maggiore redditività rispetto alle fasi di raccolta a monte della filiera". (Cdp 2014, p.67). In questa sede, non proporremo misurazioni e comparazioni dei profitti. Il nostro scopo, invece, sarà quello di mostrare come la produzione di profitto, nel settore della gestione dei rifiuti, si fondi anche sul contributo attivo dei cittadini alla valorizzazione dei rifiuti, un contributo in parte misconosciuto nelle attività di rendicontazione ufficiale del business. Ufficialmente destinatari dei servizi di gestione dei rifiuti – e perciò obbligati al pagamento di contributi annuali per i servizi stessi – i cittadini in realtà partecipano attivamente ai processi di valorizzazione: raccogliendo i rifiuti, differenziandoli e infine conferendoli (più o meno correttamente). Questo loro fondamentale contributo diventa visibile e riconoscibile – o, al contrario, resta invisibile e misconosciuto – a seconda degli strumenti di rendicontazione adottati nel sistema di gestione.

La gestione dei rifiuti urbani differenziati

MINERVINI, DARIO
2016

Abstract

Rifiuti e cittadini nell’assemblaggio di governo. Quanto “vale” il mercato della gestione dei rifiuti urbani in Italia? Qual è il ritorno per gli attori che operano in questo settore e chi ci guadagna? I soggetti istituzionali che provano a dare delle risposte a queste domande nella maggior parte dei casi elaborano stime oppure tracciano tendenze. Ad esempio, nel caso di uno studio riportato dalla Cassa Depositi e Prestiti, si rileva che il valore di produzione delle imprese di igiene ambientale, dal 2003 al 2012, è cresciuto in maniera costante soprattutto grazie ai "processi di trasformazione che […] nel corso del decennio hanno visto cambiare significativamente la struttura stessa della filiera dei rifiuti, con un peso sempre più rilevante di fasi (come il trattamento e, soprattutto, il recupero, di materia e di energia) caratterizzate da una maggiore redditività rispetto alle fasi di raccolta a monte della filiera". (Cdp 2014, p.67). In questa sede, non proporremo misurazioni e comparazioni dei profitti. Il nostro scopo, invece, sarà quello di mostrare come la produzione di profitto, nel settore della gestione dei rifiuti, si fondi anche sul contributo attivo dei cittadini alla valorizzazione dei rifiuti, un contributo in parte misconosciuto nelle attività di rendicontazione ufficiale del business. Ufficialmente destinatari dei servizi di gestione dei rifiuti – e perciò obbligati al pagamento di contributi annuali per i servizi stessi – i cittadini in realtà partecipano attivamente ai processi di valorizzazione: raccogliendo i rifiuti, differenziandoli e infine conferendoli (più o meno correttamente). Questo loro fondamentale contributo diventa visibile e riconoscibile – o, al contrario, resta invisibile e misconosciuto – a seconda degli strumenti di rendicontazione adottati nel sistema di gestione.
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