Il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 474 del 2015, ha chiarito che l’attività di repressione degli abusi edilizi ha natura vincolata e non è soggetta ad alcun termine di prescrizione e decadenza, ragion per cui il potere sanzionatorio della p.A. è esercitabile in ogni tempo, anche a distanza di un lasso temporale notevole dalla data dell’abuso. I giudici di Palazzo Spada hanno ritenuto che la condotta della pubblica Amministrazione atta a sanzionare un abuso edilizio a distanza di notevole lasso di tempo rispetto al momento del prodursi dell’illecito non porti con sé atti o comportamenti dai quali poter desumere il prodursi di un legittimo affidamento in capo ai responsabili dell’abuso. Il ragionamento operato nella pronuncia, partendo dalla natura permanente dell’illecito edilizio, rileva che l’interesse del privato alla conservazione dell’opera abusiva cede necessariamente il passo al cospetto del superiore interesse pubblico al rispetto della normativa urbanistica ed edilizia vigente. Inoltre l’Amministrazione non deve necessariamente motivare il provvedimento con il quale sia stata irrogata la sanzione indicando le ragioni di interesse pubblico e comparando quest’ultimo con gli interessi privati coinvolti e sacrificati, dal momento che l’Ente può esercitare la propria funzione di repressione degli illeciti in quanto garante del superiore interesse al ripristino della legalità violata. A fronte di ciò, non può ammettersi la formazione di alcun affidamento meritevole di tutela alla conservazione di una situazione sostanzialmente illegittima, dovuta all’inerzia della p.A. prolungatasi nel tempo.

La repressione degli abusi edilizi tra doverosità dell'operato della pubblica amministrazione e legittimo affidamento del privato

SPENA, MARIA CAMILLA
2015

Abstract

Il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 474 del 2015, ha chiarito che l’attività di repressione degli abusi edilizi ha natura vincolata e non è soggetta ad alcun termine di prescrizione e decadenza, ragion per cui il potere sanzionatorio della p.A. è esercitabile in ogni tempo, anche a distanza di un lasso temporale notevole dalla data dell’abuso. I giudici di Palazzo Spada hanno ritenuto che la condotta della pubblica Amministrazione atta a sanzionare un abuso edilizio a distanza di notevole lasso di tempo rispetto al momento del prodursi dell’illecito non porti con sé atti o comportamenti dai quali poter desumere il prodursi di un legittimo affidamento in capo ai responsabili dell’abuso. Il ragionamento operato nella pronuncia, partendo dalla natura permanente dell’illecito edilizio, rileva che l’interesse del privato alla conservazione dell’opera abusiva cede necessariamente il passo al cospetto del superiore interesse pubblico al rispetto della normativa urbanistica ed edilizia vigente. Inoltre l’Amministrazione non deve necessariamente motivare il provvedimento con il quale sia stata irrogata la sanzione indicando le ragioni di interesse pubblico e comparando quest’ultimo con gli interessi privati coinvolti e sacrificati, dal momento che l’Ente può esercitare la propria funzione di repressione degli illeciti in quanto garante del superiore interesse al ripristino della legalità violata. A fronte di ciò, non può ammettersi la formazione di alcun affidamento meritevole di tutela alla conservazione di una situazione sostanzialmente illegittima, dovuta all’inerzia della p.A. prolungatasi nel tempo.
File in questo prodotto:
Non ci sono file associati a questo prodotto.

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11588/630210
Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact