Gli studi sui migranti pongono in evidenza che lo stato di salute rappresenta un requisito fondamentale per il progetto migratorio, poiché il corpo in buona salute rappresenta la prima risorsa rispetto alla nuova realtà. Il profilo di salute dei migranti è condizionato da molteplici fattori tra i quali le possibilità di esposizione nel paese di provenienza a specifici fattori di rischio (ambientali, virologici, culturali e comportamentali); il viaggio, a volte particolarmente logorante sul piano fisico e psicologico e, al momento dell’arrivo nel paese ospite, la capacità di accoglienza della società e il grado di accessibilità e fruibilità dei servizi socio-assistenziali. Il “patrimonio di salute” può venir meno successivamente per una serie di fattori di rischio ai quali i migranti sono esposti per le condizioni di disagio socioeconomico, come la sottoccupazione in lavori rischiosi o poco tutelati, le condizioni di degrado abitativo, il clima e abitudini di vita diverse e di disagio psichico, come l’assenza del supporto affettivo-familiare. Il tema delle malattie oncologiche in relazione ai migranti è un tema complesso, a lungo trascurato, che solo attualmente sta emergendo come problema, anche dall’analisi delle statistiche sanitarie che pongono in evidenza una più alta mortalità tra i migranti dovuta non a differenze di carattere fisico, ma al ritardo nella diagnosi e quindi nelle cure. Sull’incidenza di queste possono avere un ruolo anche i cambiamenti negli stili di vita e abitudini scorrette. Scopo di questo lavoro, di cui questa pubblicazione intende dare conto, è stato perciò far emergere dalle voci di alcuni migranti la loro esperienza sia del manifestarsi della malattia, che del modo in cui hanno dovuto affrontare il difficile iter diagnostico-terapeutico che tali patologie prevedono, con le conseguenze e le implicazioni che questo ha comportato sulle loro abitudini e sulle loro condizioni di vita. L’esiguità dei casi non permette generalizzazioni, infatti possono essere molto differenti le risposte a seconda dei soggetti e queste sono determinate da una complessità di fattori, tra i quali la condizione lavorativa attuale e la situazione presente nel paese d’origine, l’ effettivo stato di salute e le aspettative. Da queste interviste emergono però una grande dignità nell’affrontare circostanze anche molto gravose, coraggio in situazioni di solitudine e, soprattutto, la volontà di mantenere fede al proprio progetto confidando nelle possibilità di cura offerte dal sistema sanitario italiano.

Il disagio della malattia nei migranti

RANISIO, GIANFRANCA ANGELA RITA
2015

Abstract

Gli studi sui migranti pongono in evidenza che lo stato di salute rappresenta un requisito fondamentale per il progetto migratorio, poiché il corpo in buona salute rappresenta la prima risorsa rispetto alla nuova realtà. Il profilo di salute dei migranti è condizionato da molteplici fattori tra i quali le possibilità di esposizione nel paese di provenienza a specifici fattori di rischio (ambientali, virologici, culturali e comportamentali); il viaggio, a volte particolarmente logorante sul piano fisico e psicologico e, al momento dell’arrivo nel paese ospite, la capacità di accoglienza della società e il grado di accessibilità e fruibilità dei servizi socio-assistenziali. Il “patrimonio di salute” può venir meno successivamente per una serie di fattori di rischio ai quali i migranti sono esposti per le condizioni di disagio socioeconomico, come la sottoccupazione in lavori rischiosi o poco tutelati, le condizioni di degrado abitativo, il clima e abitudini di vita diverse e di disagio psichico, come l’assenza del supporto affettivo-familiare. Il tema delle malattie oncologiche in relazione ai migranti è un tema complesso, a lungo trascurato, che solo attualmente sta emergendo come problema, anche dall’analisi delle statistiche sanitarie che pongono in evidenza una più alta mortalità tra i migranti dovuta non a differenze di carattere fisico, ma al ritardo nella diagnosi e quindi nelle cure. Sull’incidenza di queste possono avere un ruolo anche i cambiamenti negli stili di vita e abitudini scorrette. Scopo di questo lavoro, di cui questa pubblicazione intende dare conto, è stato perciò far emergere dalle voci di alcuni migranti la loro esperienza sia del manifestarsi della malattia, che del modo in cui hanno dovuto affrontare il difficile iter diagnostico-terapeutico che tali patologie prevedono, con le conseguenze e le implicazioni che questo ha comportato sulle loro abitudini e sulle loro condizioni di vita. L’esiguità dei casi non permette generalizzazioni, infatti possono essere molto differenti le risposte a seconda dei soggetti e queste sono determinate da una complessità di fattori, tra i quali la condizione lavorativa attuale e la situazione presente nel paese d’origine, l’ effettivo stato di salute e le aspettative. Da queste interviste emergono però una grande dignità nell’affrontare circostanze anche molto gravose, coraggio in situazioni di solitudine e, soprattutto, la volontà di mantenere fede al proprio progetto confidando nelle possibilità di cura offerte dal sistema sanitario italiano.
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