Il racconto della battaglia di Sarno narrato nel De bello Neapolitano dall’umanista Giovanni Pontano si prefigge, in linea con le prospettive della storiografia umanistica contemporanea, il fine di tramandare la memoria di un importante evento tattico e politico della storia presente attraverso i codici della storiografia classica, con la certezza di affidarlo in tal modo all’eternità. L’interpretazione del presente è, così, affidata dall’umanista a due filtri, uno macroscopico ed uno microscopico: il primo trasfigura il presente attraverso l’utilizzazione delle macrostrutture narrative e stilistiche della storiografia classica, che saranno canonizzate dall’umanista stesso, molti anni dopo la primitiva redazione della sua opera storica, nel suo dialogo intitolato Actius; il secondo, attraverso un sottile gioco allusivo di riutilizzazione di espressioni e stilemi della storiografia antica, completa la trasfigurazione in chiave classica appellandosi alla memoria letteraria dei colti lettori dell’opera. Il Pontano, inoltre, utilizza gli espedienti della retorica, soprattutto nei discorsi dei condottieri, per trasformare le vicende narrate in propaganda politica filo-aragonese. Il risultato ai nostri occhi rappresenta una preziosa mistione di cronaca e trasfigurazione che tocca il suoi momenti più alti proprio nel suo dialogo allusivo con le fonti antiche.
Raccontare la sconfitta: la battaglia di Sarno nel 'De bello Neapolitano' di G. Pontano / Germano, Giuseppe. - (2015). ( Et antea et postea. Politica e ideologia nella Napoli Aragonese. (Sessione: "Il Pontano tra storia e ideologia") Accademia Pontaniana di Napoli, via Mezzocannone, 8, Napoli 1 ottobre 2015).
Raccontare la sconfitta: la battaglia di Sarno nel 'De bello Neapolitano' di G. Pontano
GERMANO, GIUSEPPE
2015
Abstract
Il racconto della battaglia di Sarno narrato nel De bello Neapolitano dall’umanista Giovanni Pontano si prefigge, in linea con le prospettive della storiografia umanistica contemporanea, il fine di tramandare la memoria di un importante evento tattico e politico della storia presente attraverso i codici della storiografia classica, con la certezza di affidarlo in tal modo all’eternità. L’interpretazione del presente è, così, affidata dall’umanista a due filtri, uno macroscopico ed uno microscopico: il primo trasfigura il presente attraverso l’utilizzazione delle macrostrutture narrative e stilistiche della storiografia classica, che saranno canonizzate dall’umanista stesso, molti anni dopo la primitiva redazione della sua opera storica, nel suo dialogo intitolato Actius; il secondo, attraverso un sottile gioco allusivo di riutilizzazione di espressioni e stilemi della storiografia antica, completa la trasfigurazione in chiave classica appellandosi alla memoria letteraria dei colti lettori dell’opera. Il Pontano, inoltre, utilizza gli espedienti della retorica, soprattutto nei discorsi dei condottieri, per trasformare le vicende narrate in propaganda politica filo-aragonese. Il risultato ai nostri occhi rappresenta una preziosa mistione di cronaca e trasfigurazione che tocca il suoi momenti più alti proprio nel suo dialogo allusivo con le fonti antiche.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


