La crisi che interessa, da anni, le principali economie europee riverbera, inevitabilmente, i propri effetti sulle politiche fiscali condotte dagli Stati membri. L’obiettivo di stabilità finanziaria della zona euro perseguito dalle istituzioni UE è stato, invero, spesso, associato dai Legislatori interni a un aumento della pressione fiscale e a un inasprimento della lotta all’evasione fiscale da cui dipende un’evidente compressione dei livelli di tutela sostanziale e/o procedurale precedentemente riferiti al contribuente. In questo contesto, la salvaguardia delle situazioni giuridiche soggettive coinvolte dalle misure di “austerità fiscale” è stata, generalmente, demandata alle pronunce delle Corti europee e dei Giudici Costituzionali. L’interpretazione evolutiva di tali Organi ha sopperito al gap di tutela lasciato dal diritto positivo, in ragione dell’elaborazione di criteri attraverso cui valutare se le minori garanzie accordate alle prerogative individuali dagli ordinamenti statali possano essere giustificate, in una situazione di grave crisi economica, da un interesse fiscale “prevalente” e/o dall’esigenza di rispettare gli impegni a ridurre la spesa pubblica assunti in ambito internazionale. Pur senza alcuna pretesa di esaustività nella disamina dei precetti invocati e nella conseguente consapevolezza della “perfettibilità” del lavoro condotto, in termini d’inquadramento giuridico delle categorie tributarie esaminate, questo contributo intende, dunque, indagare sui limiti posti in via pretoria alla discrezionalità dei Legislatori domestici; ciò non tanto con riferimento alle possibili restrizioni delle libertà fondamentali, quanto relativamente la scelta dei presupposti e l’entità del prelievo fiscale.

Diritti fondamentali e "giusta" imposizione nella giurisprudenza delle Corti nazionali e dei giudici europei.

FONTANA, CHIARA
2015

Abstract

La crisi che interessa, da anni, le principali economie europee riverbera, inevitabilmente, i propri effetti sulle politiche fiscali condotte dagli Stati membri. L’obiettivo di stabilità finanziaria della zona euro perseguito dalle istituzioni UE è stato, invero, spesso, associato dai Legislatori interni a un aumento della pressione fiscale e a un inasprimento della lotta all’evasione fiscale da cui dipende un’evidente compressione dei livelli di tutela sostanziale e/o procedurale precedentemente riferiti al contribuente. In questo contesto, la salvaguardia delle situazioni giuridiche soggettive coinvolte dalle misure di “austerità fiscale” è stata, generalmente, demandata alle pronunce delle Corti europee e dei Giudici Costituzionali. L’interpretazione evolutiva di tali Organi ha sopperito al gap di tutela lasciato dal diritto positivo, in ragione dell’elaborazione di criteri attraverso cui valutare se le minori garanzie accordate alle prerogative individuali dagli ordinamenti statali possano essere giustificate, in una situazione di grave crisi economica, da un interesse fiscale “prevalente” e/o dall’esigenza di rispettare gli impegni a ridurre la spesa pubblica assunti in ambito internazionale. Pur senza alcuna pretesa di esaustività nella disamina dei precetti invocati e nella conseguente consapevolezza della “perfettibilità” del lavoro condotto, in termini d’inquadramento giuridico delle categorie tributarie esaminate, questo contributo intende, dunque, indagare sui limiti posti in via pretoria alla discrezionalità dei Legislatori domestici; ciò non tanto con riferimento alle possibili restrizioni delle libertà fondamentali, quanto relativamente la scelta dei presupposti e l’entità del prelievo fiscale.
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