Nella città storica alcuni grandi “edifici-macchina”, rappresentano la permanenza di un insieme di funzioni industriali, commerciali e di servizi urbani, che in un arco temporale molto lungo hanno caratterizzato articolate vicende urbane: in alcuni casi, come Napoli, si tratta di un sistema che è andato in crisi, lasciando parti di città incompiute, spazi dismessi e sottoutilizzati, spesso interessati da progetti di trasformazione urbana mai realizzati. Anche questi edifici-macchina continuano a rappresentare, almeno in una situazione transitoria, elementi fondamentali di identificazione e di riconoscibilità delle città proprio perché nel passato ne hanno determinato gli sviluppi e oggi ne segnano in parte, la struttura morfologica, in quanto posseggono un valore di posizione legato alla storia e all’orografia dei luoghi e nello stesso tempo un valore figurativo, legato alla loro forma, alla loro articolazione e ai materiali con cui sono stati costruiti. Ma essi non necessariamente rappresentano un elemento di stabilità, anzi la loro peculiarità è nella capacità evolutiva della loro configurazione, risultato di una articolata vicenda architettonica, che può essere continuata, ripensata e ridefinita, innestando una forte dialettica tra elementi preesistenti e nuovi. In questo processo essi possono essere “aggiornati” dal punto di vista tecnologico, funzionale e della sostenibilità ambientale. Obiettivo della ricerca è di lavorare su questi edifici-macchina attraverso diversi livelli e scale di lettura progettuale e di reinterpretarli come connessioni urbane, introducendo una nuova chiave di lettura e di intervento volta alla ridefinizione degli spazi nella città storica, che non pretende di realizzare una forzata unità urbana globale, ma quanto meno di scoprire relazioni e potenzialità inespresse, estremamente significative sotto il profilo della conservazione e della promozione turistica. In questo lavoro, il primo approfondimento è sull’oggetto in sé, la grande massa solitaria, abbandonata, ma ancora riconoscibile nella complessità della città contemporanea. Passo successivo è lavorare sulla soglia interno-esterno e ragionare sull’intorno più prossimo all’edificio, sugli spazi aperti, sul paesaggio. Tenendo insieme varie scale, è possibile innestare una nuova trama di relazioni tra le diverse tipologie di spazi, attraverso la ridefinizione dei rapporti con il suolo, con il sito, con il contesto urbano e nello stesso tempo attraverso la verifica della possibilità dell’introduzione di nuove funzioni e di nuove tecnologie. Ma questi grandi oggetti, localizzati spesso in punti irrisolti della città storica, consentono di aprire anche un gioco più articolato di relazioni tra le parti urbane, nell’ambito del quale essi acquistano un nuovo ruolo e una nuova capacità attrattiva.

From disused production buildings to working machines in the historic city

MIANO, PASQUALE
2015

Abstract

Nella città storica alcuni grandi “edifici-macchina”, rappresentano la permanenza di un insieme di funzioni industriali, commerciali e di servizi urbani, che in un arco temporale molto lungo hanno caratterizzato articolate vicende urbane: in alcuni casi, come Napoli, si tratta di un sistema che è andato in crisi, lasciando parti di città incompiute, spazi dismessi e sottoutilizzati, spesso interessati da progetti di trasformazione urbana mai realizzati. Anche questi edifici-macchina continuano a rappresentare, almeno in una situazione transitoria, elementi fondamentali di identificazione e di riconoscibilità delle città proprio perché nel passato ne hanno determinato gli sviluppi e oggi ne segnano in parte, la struttura morfologica, in quanto posseggono un valore di posizione legato alla storia e all’orografia dei luoghi e nello stesso tempo un valore figurativo, legato alla loro forma, alla loro articolazione e ai materiali con cui sono stati costruiti. Ma essi non necessariamente rappresentano un elemento di stabilità, anzi la loro peculiarità è nella capacità evolutiva della loro configurazione, risultato di una articolata vicenda architettonica, che può essere continuata, ripensata e ridefinita, innestando una forte dialettica tra elementi preesistenti e nuovi. In questo processo essi possono essere “aggiornati” dal punto di vista tecnologico, funzionale e della sostenibilità ambientale. Obiettivo della ricerca è di lavorare su questi edifici-macchina attraverso diversi livelli e scale di lettura progettuale e di reinterpretarli come connessioni urbane, introducendo una nuova chiave di lettura e di intervento volta alla ridefinizione degli spazi nella città storica, che non pretende di realizzare una forzata unità urbana globale, ma quanto meno di scoprire relazioni e potenzialità inespresse, estremamente significative sotto il profilo della conservazione e della promozione turistica. In questo lavoro, il primo approfondimento è sull’oggetto in sé, la grande massa solitaria, abbandonata, ma ancora riconoscibile nella complessità della città contemporanea. Passo successivo è lavorare sulla soglia interno-esterno e ragionare sull’intorno più prossimo all’edificio, sugli spazi aperti, sul paesaggio. Tenendo insieme varie scale, è possibile innestare una nuova trama di relazioni tra le diverse tipologie di spazi, attraverso la ridefinizione dei rapporti con il suolo, con il sito, con il contesto urbano e nello stesso tempo attraverso la verifica della possibilità dell’introduzione di nuove funzioni e di nuove tecnologie. Ma questi grandi oggetti, localizzati spesso in punti irrisolti della città storica, consentono di aprire anche un gioco più articolato di relazioni tra le parti urbane, nell’ambito del quale essi acquistano un nuovo ruolo e una nuova capacità attrattiva.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11588/610095
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