La Virtual Archaeology ha assunto, fin dalla seconda metà del 1900, un ruolo didattico-divulgativo che si è arricchito di interessanti approfondimenti scientifici: ricostruzioni digitali di monumenti, città e territori hanno l’obiettivo di comunicare il patrimonio culturale antico in modo efficace, utilizzando strumenti di fruizione immediata per il grande pubblico, che può in tal modo effettuare una corretta, ma allo stesso tempo intuitiva, lettura del passato grazie alla verosimiglianza delle immagini rappresentate. Tali informazioni, destinate ad una fruizione aperta e facilitata, sono spesso organizzate secondo processi di gestione collegati ai database che raccolgono e mettono a disposizione la documentazione che ha guidato la ricostruzione. Tuttavia, questa “virtualità” non può in nessun caso essere comparata con l’emozione della visita a un sito archeologico che, inevitabilmente, determina un forte impatto sul processo cognitivo e sul coinvolgimento del visitatore. Il progetto di valorizzazione del sito archeologico di Santa Venera nel Cilento propone un innovativo allestimento museale in situ dei resti dell’antico santuario di Afrodite, oggi abbandonato all’incuria e all’oblio, di cui rimangono solo bassi tracciati murari, che sono stati sufficienti per una corretta ipotesi di ricostruzione ma sono altresì di difficile interpretazione per il pubblico più ampio per la difficoltà di risalire, da essi, alle perdute spazialità del monumento. I resti del santuario sono oggi parzialmente inglobati tra le mura dell’ex fabbrica Cirio che è stato individuato dalla Soprintendenza locale, in un recente studio di fattibilità, come Museo del parco destinato agli allestimenti espositivi dei materiali ritrovati. Al fine di arricchire suggestivamente l’impatto emotivo del visitatore e rendere più semplice la comunicazione del valore storico e architettonico del bene archeologico, il nostro progetto prevede un allestimento espositivo delle aree esterne circostanti al santuario, basato su un inedito gioco visivo di prospettive anamorfiche che, sovrapponendosi ai resti ancora visibili, ricostruiscono agli occhi dell’osservatore, l’originaria sagoma dell’edificio. Si tratta di una ricomposizione prospettica di segni, alcuni trascritti su pannelli espositivi dislocati lungo i percorsi del parco, altri dipinti lungo gli stessi muri della fabbrica abbandonata, che così finisce per collaborare attivamente al disvelamento delle architetture perdute, in un processo cognitivo di impatto paragonabile solo alla ben più costosa augmented reality, che tuttavia interpone un dispositivo elettronico tra l’oggetto e l’osservatore laddove l’anamorfosi permette di fruire il bene grazie alla sola visione diretta, con un coinvolgimento attivo dei femoneni psico-percettivi del visitatore, che assume il ruolo di protagonista indispensabile per ‘l’epifania della visione’.

Prospettive anamorfiche per l’allestimento del sito archeologico di Santa Venera nel Cilento

PAGLIANO, ALESSANDRA;FLORIO, RICCARDO
2015

Abstract

La Virtual Archaeology ha assunto, fin dalla seconda metà del 1900, un ruolo didattico-divulgativo che si è arricchito di interessanti approfondimenti scientifici: ricostruzioni digitali di monumenti, città e territori hanno l’obiettivo di comunicare il patrimonio culturale antico in modo efficace, utilizzando strumenti di fruizione immediata per il grande pubblico, che può in tal modo effettuare una corretta, ma allo stesso tempo intuitiva, lettura del passato grazie alla verosimiglianza delle immagini rappresentate. Tali informazioni, destinate ad una fruizione aperta e facilitata, sono spesso organizzate secondo processi di gestione collegati ai database che raccolgono e mettono a disposizione la documentazione che ha guidato la ricostruzione. Tuttavia, questa “virtualità” non può in nessun caso essere comparata con l’emozione della visita a un sito archeologico che, inevitabilmente, determina un forte impatto sul processo cognitivo e sul coinvolgimento del visitatore. Il progetto di valorizzazione del sito archeologico di Santa Venera nel Cilento propone un innovativo allestimento museale in situ dei resti dell’antico santuario di Afrodite, oggi abbandonato all’incuria e all’oblio, di cui rimangono solo bassi tracciati murari, che sono stati sufficienti per una corretta ipotesi di ricostruzione ma sono altresì di difficile interpretazione per il pubblico più ampio per la difficoltà di risalire, da essi, alle perdute spazialità del monumento. I resti del santuario sono oggi parzialmente inglobati tra le mura dell’ex fabbrica Cirio che è stato individuato dalla Soprintendenza locale, in un recente studio di fattibilità, come Museo del parco destinato agli allestimenti espositivi dei materiali ritrovati. Al fine di arricchire suggestivamente l’impatto emotivo del visitatore e rendere più semplice la comunicazione del valore storico e architettonico del bene archeologico, il nostro progetto prevede un allestimento espositivo delle aree esterne circostanti al santuario, basato su un inedito gioco visivo di prospettive anamorfiche che, sovrapponendosi ai resti ancora visibili, ricostruiscono agli occhi dell’osservatore, l’originaria sagoma dell’edificio. Si tratta di una ricomposizione prospettica di segni, alcuni trascritti su pannelli espositivi dislocati lungo i percorsi del parco, altri dipinti lungo gli stessi muri della fabbrica abbandonata, che così finisce per collaborare attivamente al disvelamento delle architetture perdute, in un processo cognitivo di impatto paragonabile solo alla ben più costosa augmented reality, che tuttavia interpone un dispositivo elettronico tra l’oggetto e l’osservatore laddove l’anamorfosi permette di fruire il bene grazie alla sola visione diretta, con un coinvolgimento attivo dei femoneni psico-percettivi del visitatore, che assume il ruolo di protagonista indispensabile per ‘l’epifania della visione’.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11588/608883
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