Il De prudentia è un trattato di filosofia morale dall’apparente veste dialogica. Gli interlocutori Tristano Caracciolo e Francesco Puderico, incontrati dal Pontano nel sacellum dove era stata sepolta la moglie Adriana Sassone, restano muti per tutta la durata del dialogo. Infatti, l’unica vox loquens è quella del Pontano che espone le sue riflessioni sulla prudenza, supportando la sua argomentazione con exempla delucidanti tratti dalla storia passata o da quella a lui più vicina. L’autore dedica solo il III e il IV libro del trattato alla prudenza, mentre nel I e nel II libro sono rispettivamente affrontati i temi della felicità e delle virtutes in genere; il V libro, invece, è caratterizzato dalla giustapposizione di exempla prudentium virorum, vissuti nell’antichità o in epoche più recenti. L’attenzione è stata puntata, in particolar modo, sui libri III-IV e sulle auctoritates a essi legate. Fondamentale, ad esempio, è la presenza della riflessione tomistica nel IV libro del De prudentia. Anche se non è mai citato direttamente, il Santo infatti è seguito, oltre che nella struttura generale del libro e nella disposizione della materia, anche e soprattutto nell’individuazione e definizione delle species della prudenza e in buona parte delle virtutes ancillae prudentiae, individuate dall’umanista napoletano. In merito alle species prudentiae, da una lato c’è la ripresa aristotelica, dall’altro quella tomistica: il Pontano concorda con lo Stagirita nell’individuazione della prudentia domestica, civilis e legalis, che dal Santo d’Aquino è inglobata nella prudentia regalis e/o politica; al contrario, mutua direttamente dal Santo la definizione e l’individuazione di una prudentia militaris. Per quanto concerne, invece, le parti della prudenza, il Pontano ne individua ben ventidue. La definizione di buona parte delle virtutes individuate è mutuata dalla Somma Teologica del Santo d’Aquino.

Le fonti letterarie del De prudentia di Giovanni Pontano

GERMANO, GIUSEPPE
2015

Abstract

Il De prudentia è un trattato di filosofia morale dall’apparente veste dialogica. Gli interlocutori Tristano Caracciolo e Francesco Puderico, incontrati dal Pontano nel sacellum dove era stata sepolta la moglie Adriana Sassone, restano muti per tutta la durata del dialogo. Infatti, l’unica vox loquens è quella del Pontano che espone le sue riflessioni sulla prudenza, supportando la sua argomentazione con exempla delucidanti tratti dalla storia passata o da quella a lui più vicina. L’autore dedica solo il III e il IV libro del trattato alla prudenza, mentre nel I e nel II libro sono rispettivamente affrontati i temi della felicità e delle virtutes in genere; il V libro, invece, è caratterizzato dalla giustapposizione di exempla prudentium virorum, vissuti nell’antichità o in epoche più recenti. L’attenzione è stata puntata, in particolar modo, sui libri III-IV e sulle auctoritates a essi legate. Fondamentale, ad esempio, è la presenza della riflessione tomistica nel IV libro del De prudentia. Anche se non è mai citato direttamente, il Santo infatti è seguito, oltre che nella struttura generale del libro e nella disposizione della materia, anche e soprattutto nell’individuazione e definizione delle species della prudenza e in buona parte delle virtutes ancillae prudentiae, individuate dall’umanista napoletano. In merito alle species prudentiae, da una lato c’è la ripresa aristotelica, dall’altro quella tomistica: il Pontano concorda con lo Stagirita nell’individuazione della prudentia domestica, civilis e legalis, che dal Santo d’Aquino è inglobata nella prudentia regalis e/o politica; al contrario, mutua direttamente dal Santo la definizione e l’individuazione di una prudentia militaris. Per quanto concerne, invece, le parti della prudenza, il Pontano ne individua ben ventidue. La definizione di buona parte delle virtutes individuate è mutuata dalla Somma Teologica del Santo d’Aquino.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11588/607841
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