Introduzione. Gli studi sullo sviluppo morale, iniziati da Piaget (1932) in riferimento alla fase infantile e continuati da Kohlberg (1969; 1976) tracciandone l’evoluzione fino all’età adulta, hanno avuto una svolta quando Gilligan (1977) ne ha sottolineato i limiti, consistenti nel ritenere le donne carenti rispetto allo sviluppo morale normale, che è quello maschile. Per Gilligan (1982) la “devianza” delle donne consiste in realtà in una moralità diversa, basata sulla cura e la responsabilità, laddove nei maschi domina una morale teorica (agire secondo equità). Da allora, la condizione femminile ha fatto molti passi avanti, anche se siamo ancora lontane da una reale e totale parità. Questo lavoro ripropone l’intervista che l’autrice somministrò riscontrando una correlazione tra identità femminile e morale della cura, e identità maschile e morale della giustizia. Obiettivo della nostra ricerca è verificare criticamente quest’ipotesi oggi, nella convinzione che nel tempo i cambiamenti sociali abbiano indotto un avvicinamento tra l’etica dei due generi, a favore di un’etica comune, più generalmente umana. Metodo. L’indagine ha coinvolto 100 studenti universitari campani (50 M, 50 F; età media: 21.5). Ai partecipanti è stata proposta un’intervista individuale da compilare al computer. Le domande, riprese da Gilligan et al., 1982, ma modificate in relazione ai nostri obiettivi, riguardano tre aree: autodescrizione (3 item), conflitti morali personali (6 item), dilemmi morali ipotetici e questioni morali (4 item). Le risposte sono state categorizzate e le frequenze sottoposte al test del chi² in relazione al genere. Nella prima e nella terza area, le risposte più rilevanti sono state analizzate anche con l’ausilio del software T-lab (Lancia, 2004), per evidenziare le differenze lessicali tra i generi. Risultati • I risultati evidenziano una differenza di genere rispetto alla descrizione di sé (chi² = 13,927; g.l. = 3; p = 0,003): un femminile più incline all’affettività rispetto ad un maschile più orientato al futuro e al raggiungimento di obiettivi. • Rispetto alla moralità, i nostri dati segnalano un’interessante scissione: nel ragionamento morale non sono presenti differenze significative tra i generi, nel comportamento morale le donne sono più predisposte alle azioni di cura (chi² = 10,021; g.l. = 2; p = 0,007). • L’analisi testuale, ancora in corso, segnala differenze identitarie tra i generi, ma nuclei tematici analoghi sulla morale. Conclusioni. I nostri dati sembrano confermare l’ipotesi che non vi sia una differenza di genere nel giudizio morale, uomini e donne viaggiano sul medesimo binario. Il dualismo posto dalla Gilligan non appare confermato: morale della cura e morale della giustizia sembrano coesistere nella donna come nell'uomo, non più contrapposte ed escludenti. Le donne, in accordo con la loro costruzione identitaria, manifestano una maggiore predisposizione al comportamento di cura.

Con voce di donna… trent'anni dopo. Rivisitazione della teoria di Gilligan sulle differenze di genere nello sviluppo morale

DONSI', LUCIA
2015

Abstract

Introduzione. Gli studi sullo sviluppo morale, iniziati da Piaget (1932) in riferimento alla fase infantile e continuati da Kohlberg (1969; 1976) tracciandone l’evoluzione fino all’età adulta, hanno avuto una svolta quando Gilligan (1977) ne ha sottolineato i limiti, consistenti nel ritenere le donne carenti rispetto allo sviluppo morale normale, che è quello maschile. Per Gilligan (1982) la “devianza” delle donne consiste in realtà in una moralità diversa, basata sulla cura e la responsabilità, laddove nei maschi domina una morale teorica (agire secondo equità). Da allora, la condizione femminile ha fatto molti passi avanti, anche se siamo ancora lontane da una reale e totale parità. Questo lavoro ripropone l’intervista che l’autrice somministrò riscontrando una correlazione tra identità femminile e morale della cura, e identità maschile e morale della giustizia. Obiettivo della nostra ricerca è verificare criticamente quest’ipotesi oggi, nella convinzione che nel tempo i cambiamenti sociali abbiano indotto un avvicinamento tra l’etica dei due generi, a favore di un’etica comune, più generalmente umana. Metodo. L’indagine ha coinvolto 100 studenti universitari campani (50 M, 50 F; età media: 21.5). Ai partecipanti è stata proposta un’intervista individuale da compilare al computer. Le domande, riprese da Gilligan et al., 1982, ma modificate in relazione ai nostri obiettivi, riguardano tre aree: autodescrizione (3 item), conflitti morali personali (6 item), dilemmi morali ipotetici e questioni morali (4 item). Le risposte sono state categorizzate e le frequenze sottoposte al test del chi² in relazione al genere. Nella prima e nella terza area, le risposte più rilevanti sono state analizzate anche con l’ausilio del software T-lab (Lancia, 2004), per evidenziare le differenze lessicali tra i generi. Risultati • I risultati evidenziano una differenza di genere rispetto alla descrizione di sé (chi² = 13,927; g.l. = 3; p = 0,003): un femminile più incline all’affettività rispetto ad un maschile più orientato al futuro e al raggiungimento di obiettivi. • Rispetto alla moralità, i nostri dati segnalano un’interessante scissione: nel ragionamento morale non sono presenti differenze significative tra i generi, nel comportamento morale le donne sono più predisposte alle azioni di cura (chi² = 10,021; g.l. = 2; p = 0,007). • L’analisi testuale, ancora in corso, segnala differenze identitarie tra i generi, ma nuclei tematici analoghi sulla morale. Conclusioni. I nostri dati sembrano confermare l’ipotesi che non vi sia una differenza di genere nel giudizio morale, uomini e donne viaggiano sul medesimo binario. Il dualismo posto dalla Gilligan non appare confermato: morale della cura e morale della giustizia sembrano coesistere nella donna come nell'uomo, non più contrapposte ed escludenti. Le donne, in accordo con la loro costruzione identitaria, manifestano una maggiore predisposizione al comportamento di cura.
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