Violenza maschile sulle donne nei centri antiviolenza appare la costante azione che ogni specie di donna subisce. Negli ultimi mesi si sta parlando più diffusamente delle morti e delle uccisioni delle donne per mano dei propri compagni, mariti o familiari. Una donna su tre ha sicuramente subito almeno una volta la violenza maschile. Tale violenza tende a riprodursi. Il mondo è a misura di uomo. Tutto il mondo è declinato al maschile e il ruolo delle donne è circoscritto unicamente alle funzioni di servizio. Oggi il servizio lo definiamo “cura” ma costituisce sempre un’organizzazione di vita e di ruoli delle donne in società. Nella storia certamente i ruoli delle donne nella società sono cambiati così come le identità. Molti “marcatori sociali” contribuiscono a stabilire identità e ruoli che le donne ricoprono nelle comunità. Bisogna distinguere, inoltre, la sfera dei diritti umani che prescindono dalla questione di genere. I centri antiviolenza aiutano le donne che subiscono violenza dai propri compagni ad andare oltre un rapporto emotivo e una relazione malata. I compagni possono anche essere persone del tutto “normali” ma che nella relazione affettiva stabiliscono, invece, un rapporto patologico malato. Il centro antiviolenza costituisce uno spazio politico. L’economia femminista ha valutato che il lavoro domestico se valutato in rapporto economico rappresenterebbe un valore di Pil elevatissimo. Il processo di emancipazione della donna proprio nel tentativo di sottrarsi progressivamente al lavoro di cura e di conduzione della famiglia genera l’inasprimento della relazione affettiva con i propri compagni. Fare politica per cambiare la cultura maschilista è un percorso necessario dei centri antiviolenza. Interrogarsi sulle cause serve per trovare una via d’uscita dalla violenza che le donne subiscono. La libertà mancata è il primo obiettivo da raggiungere. La libertà di scelta o l’accompagnamento verso la consapevolezza dell’esistenza delle sopravvissute.

La violenza nelle metropoli e le nuove schiavitù urbane.

BUONDONNO, EMMA
2014

Abstract

Violenza maschile sulle donne nei centri antiviolenza appare la costante azione che ogni specie di donna subisce. Negli ultimi mesi si sta parlando più diffusamente delle morti e delle uccisioni delle donne per mano dei propri compagni, mariti o familiari. Una donna su tre ha sicuramente subito almeno una volta la violenza maschile. Tale violenza tende a riprodursi. Il mondo è a misura di uomo. Tutto il mondo è declinato al maschile e il ruolo delle donne è circoscritto unicamente alle funzioni di servizio. Oggi il servizio lo definiamo “cura” ma costituisce sempre un’organizzazione di vita e di ruoli delle donne in società. Nella storia certamente i ruoli delle donne nella società sono cambiati così come le identità. Molti “marcatori sociali” contribuiscono a stabilire identità e ruoli che le donne ricoprono nelle comunità. Bisogna distinguere, inoltre, la sfera dei diritti umani che prescindono dalla questione di genere. I centri antiviolenza aiutano le donne che subiscono violenza dai propri compagni ad andare oltre un rapporto emotivo e una relazione malata. I compagni possono anche essere persone del tutto “normali” ma che nella relazione affettiva stabiliscono, invece, un rapporto patologico malato. Il centro antiviolenza costituisce uno spazio politico. L’economia femminista ha valutato che il lavoro domestico se valutato in rapporto economico rappresenterebbe un valore di Pil elevatissimo. Il processo di emancipazione della donna proprio nel tentativo di sottrarsi progressivamente al lavoro di cura e di conduzione della famiglia genera l’inasprimento della relazione affettiva con i propri compagni. Fare politica per cambiare la cultura maschilista è un percorso necessario dei centri antiviolenza. Interrogarsi sulle cause serve per trovare una via d’uscita dalla violenza che le donne subiscono. La libertà mancata è il primo obiettivo da raggiungere. La libertà di scelta o l’accompagnamento verso la consapevolezza dell’esistenza delle sopravvissute.
File in questo prodotto:
Non ci sono file associati a questo prodotto.

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11588/605620
Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact