Nella situazione attuale risulta interessante focalizzare l’attenzione sul ruolo dell’architettura nella costruzione di relazioni urbane, a partire dai ruderi e dagli scavi archeologici: è un compito interessante per l’architettura, che non ne limita in alcun modo la specificità. Molteplici sono le declinazioni di questo lavoro, ma è possibile ricondurre gli innumerevoli casi di aree e luoghi archeologici sui quali intervenire, ad alcuni temi, ben identificabili e precisi. Tra questi una particolare rilevanza assume il rapporto alto – basso: le relazioni tra il piano della città attuale e il piano archeologico possono essere ridefinite, soprattutto attraverso calibrati piani di transizione, che diventano la spina dorsale di una logica di “riuso urbano” delle rovine. L’antico viene messo in gioco attraverso meccanismi di connessioni, che coinvolgono diversi strati e livelli della città, puntando a costruire spazi e luoghi di riferimento urbano, anche completamente nuovi. Il gioco delle connessioni consente di rompere e smentire completamente l’idea dell’archeologia in città come recinto, come parco archeologico inteso come luogo monofunzionale e specializzato, sottratto alla dinamica urbana. L’idea della connessione, del supporto, volendo ancora usare un termine legato al carattere di infrastruttura che assume l’architettura in questi contesti, può essere ancor di più ampliata, diventando una trama: il progetto urbano diventa allora costruzione di continuità urbane anche parziali, in grado di mettere a sistema i frammenti archeologici appartenenti a diversi tempi della città e di relazionarli ad altri luoghi ed emergenze urbane. I frammenti archeologici sono compresi spesso nei paesaggi “rovinati” degli insediamenti contemporanei, ma vi è la necessità di affrontare queste situazioni attraverso gli strumenti dell’architettura, di capire i meccanismi di continuità, di aggiornare la mappa delle presenze, di entrare in una logica in cui gli scarti si possono reimpiegare, ragionando in modo innovativo sulla questione del riuso. Attraverso l’architettura delle connessioni, spazi e luoghi archeologici diversi sono tenuti insieme dalla trama dei percorsi e degli attraversamenti degli spazi interni, che si rianimano e diventano nuovi riferimenti, luoghi di conoscenza del passato, ma anche luoghi attivi, dove si svolgono azioni e funzioni contemporanee. L’intervento architettonico tende ad assumere allora caratteristiche riconoscibili e reversibili, attraverso caratterizzazioni prossime a quelle dell’installazione, che si configura come interpretazione della spazialità in cui si colloca, commento critico della realtà stessa, suo veicolo di conoscenza e non certamente architettura convenzionale, con forme e tecniche precostituite.

Indagine archeologica e programma di architettura / Miano, Pasquale. - (2014), pp. 250-261.

Indagine archeologica e programma di architettura

MIANO, PASQUALE
2014

Abstract

Nella situazione attuale risulta interessante focalizzare l’attenzione sul ruolo dell’architettura nella costruzione di relazioni urbane, a partire dai ruderi e dagli scavi archeologici: è un compito interessante per l’architettura, che non ne limita in alcun modo la specificità. Molteplici sono le declinazioni di questo lavoro, ma è possibile ricondurre gli innumerevoli casi di aree e luoghi archeologici sui quali intervenire, ad alcuni temi, ben identificabili e precisi. Tra questi una particolare rilevanza assume il rapporto alto – basso: le relazioni tra il piano della città attuale e il piano archeologico possono essere ridefinite, soprattutto attraverso calibrati piani di transizione, che diventano la spina dorsale di una logica di “riuso urbano” delle rovine. L’antico viene messo in gioco attraverso meccanismi di connessioni, che coinvolgono diversi strati e livelli della città, puntando a costruire spazi e luoghi di riferimento urbano, anche completamente nuovi. Il gioco delle connessioni consente di rompere e smentire completamente l’idea dell’archeologia in città come recinto, come parco archeologico inteso come luogo monofunzionale e specializzato, sottratto alla dinamica urbana. L’idea della connessione, del supporto, volendo ancora usare un termine legato al carattere di infrastruttura che assume l’architettura in questi contesti, può essere ancor di più ampliata, diventando una trama: il progetto urbano diventa allora costruzione di continuità urbane anche parziali, in grado di mettere a sistema i frammenti archeologici appartenenti a diversi tempi della città e di relazionarli ad altri luoghi ed emergenze urbane. I frammenti archeologici sono compresi spesso nei paesaggi “rovinati” degli insediamenti contemporanei, ma vi è la necessità di affrontare queste situazioni attraverso gli strumenti dell’architettura, di capire i meccanismi di continuità, di aggiornare la mappa delle presenze, di entrare in una logica in cui gli scarti si possono reimpiegare, ragionando in modo innovativo sulla questione del riuso. Attraverso l’architettura delle connessioni, spazi e luoghi archeologici diversi sono tenuti insieme dalla trama dei percorsi e degli attraversamenti degli spazi interni, che si rianimano e diventano nuovi riferimenti, luoghi di conoscenza del passato, ma anche luoghi attivi, dove si svolgono azioni e funzioni contemporanee. L’intervento architettonico tende ad assumere allora caratteristiche riconoscibili e reversibili, attraverso caratterizzazioni prossime a quelle dell’installazione, che si configura come interpretazione della spazialità in cui si colloca, commento critico della realtà stessa, suo veicolo di conoscenza e non certamente architettura convenzionale, con forme e tecniche precostituite.
2014
9788874626519
Indagine archeologica e programma di architettura / Miano, Pasquale. - (2014), pp. 250-261.
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