Dall'istituzione della Commissione Rodotà nel 2007, il tema dei commons ha suscitato grande interesse in Italia, sia nella dottrina del diritto pubblico che nella dottrina del diritto privato [1]. L'approccio al tema, il metodo scelto e le analisi contrastanti mostrano una grande diversità e spesso risentono di un eccesso di sistematizzazione a scapito di un approccio realistico che porta a proposte di riforma concrete ed efficaci. Penso agli studi de jure condendo, che tendono ad integrare la riflessione sulla teoria dello Stato, anche questa particolarmente complessa, con quella sulla teoria dei beni - proprietà pubblica e privata - e quella sui diritti fondamentali in particolare. partecipazione. Penso anche alle contaminazioni tra de jure condito e de jure condendo che mescolano analisi giuridiche, politiche, filosofiche, teologiche, sociologiche per citarne solo alcune.Ciò spiega una mancanza di rigore metodologico, che legittima tutti a parlare non di commons ma di teoria giuridica dei commons. La dottrina ha la responsabilità di andare oltre la controversia teorica e anche in assenza di norme nazionali certe e precise, deve mettere in discussione la possibilità di dare sostanza giuridica ai beni comuni per tradurli in diritto positivo. Una riforma generale sarà molto difficile e senza dubbio lunga per intervenire. D'altra parte, si possono condurre esperimenti a livello locale, cosa che la città di Napoli sta facendo.
Beni comuni e funzione sociale della proprietà. Il ruolo del Comune / Lucarelli, Alberto. - (2015), pp. 111-122.
Beni comuni e funzione sociale della proprietà. Il ruolo del Comune
LUCARELLI, ALBERTO
2015
Abstract
Dall'istituzione della Commissione Rodotà nel 2007, il tema dei commons ha suscitato grande interesse in Italia, sia nella dottrina del diritto pubblico che nella dottrina del diritto privato [1]. L'approccio al tema, il metodo scelto e le analisi contrastanti mostrano una grande diversità e spesso risentono di un eccesso di sistematizzazione a scapito di un approccio realistico che porta a proposte di riforma concrete ed efficaci. Penso agli studi de jure condendo, che tendono ad integrare la riflessione sulla teoria dello Stato, anche questa particolarmente complessa, con quella sulla teoria dei beni - proprietà pubblica e privata - e quella sui diritti fondamentali in particolare. partecipazione. Penso anche alle contaminazioni tra de jure condito e de jure condendo che mescolano analisi giuridiche, politiche, filosofiche, teologiche, sociologiche per citarne solo alcune.Ciò spiega una mancanza di rigore metodologico, che legittima tutti a parlare non di commons ma di teoria giuridica dei commons. La dottrina ha la responsabilità di andare oltre la controversia teorica e anche in assenza di norme nazionali certe e precise, deve mettere in discussione la possibilità di dare sostanza giuridica ai beni comuni per tradurli in diritto positivo. Una riforma generale sarà molto difficile e senza dubbio lunga per intervenire. D'altra parte, si possono condurre esperimenti a livello locale, cosa che la città di Napoli sta facendo.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


