L’insuccesso formativo e la dispersione scolastica sono fenomeni complessi che non riguardano solo la povertà o l’esclusione sociale, ma rimandano a grandi questioni, come il disagio nella civiltà, la crisi dei garanti metapsichici e metasociali , la trasformazione delle dinamiche di trasmissione intergenerazionale, la mancanza di desiderio di apprendere che si configura anche come blocco degli apprendimenti formali. Nei contesti di emarginazione e nelle situazioni di insuccesso formativo accade che gli spazi della vita, dell’educazione e del lavoro restino nettamente separati e comunichino fra loro con difficoltà: il sapere informale inconscio, taciuto per paura o vergogna o messo a tacere da autorità che agiscono in maniera difensiva, non riesce ad alimentare l’appetenza alla conoscenza; e l’apprendimento formale non assume un significato per gli allievi e non incide in modo sostanziale nella loro vita. Tuttavia è anche vero che una parte dei saper informali resta sempre inesplorata ed è bene che resti tale, per rispetto al nucleo esistenziale che rende unica ogni persona. Per prevenire l’insuccesso formativo e la dispersione occorre dunque riconoscere e valorizzare le conoscenze acquisite in modo non strutturato - non formali e informali – rimaste nascoste, creando espliciti collegamenti con i saperi formali. La rilevazione di queste competenze - minime o cospicue che siano – ha una grande importanza in quanto offre al giovane la possibilità di riconoscersi in possesso di un patrimonio che non può essergli sottratto. E’ ciò che un comico napoletano chiamava ‘ricomincio da tre’, proposizione rivoluzionaria per chi ritiene che ogni giorno ricominci da zero. In particolare, nel vasto mondo dell’informale occorre coltivare quei saper essere e saper fare che riguardano la persona e le sue modalità di apprendimento e di relazione: ad esempio la fiducia in sé per tollerare gli insuccessi, la capacità di vincere l’angoscia per l’ignoto, la capacità di entrare in relazione con gli altri per cooperare, la creatività. Questi apprendimenti si realizzano solo all’interno di relazioni sufficientemente buone, di cura e fiducia, in grado di svolgere una adeguata funzione di scaffolding. La loro assenza determina la convinzione di non poter apprendere, di non avere risorse, di essere predestinati alla sconfitta. Inutile tentare di migliorare le metodologie di insegnamento senza occuparsi di questi aspetti. L’Associazione Maestri di Strada, dopo aver operato per dodici anni fuori dalla scuola con il Progetto Chance, ha scelto di lavorare dentro la scuola con il Progetto E-vai: modello di sperimentazione educativa integrata che – a distanza di tre anni - sembra essere in grado di attivare alcuni cambiamenti virtuosi in contesti ad alto tasso di abbandono e di fornire importanti elementi di comprensione di un sistema che radicalizza le pratiche formali, come se si trattasse di veri e propri strumenti di difesa dell’organizzazione e dei singoli che la abitano.
Educare le periferie. Integrazione dei saperi e nuove mediazioni nelle attività dei maestri di strada / Parrello, Santa; Moreno, C.. - (2013). ( Congresso SSRE2013 “L’integrazione dell’apprendimento formale e informale Università della Svizzera italiana, Lugano 21-23 agosto 2013).
Educare le periferie. Integrazione dei saperi e nuove mediazioni nelle attività dei maestri di strada
PARRELLO, SANTA;
2013
Abstract
L’insuccesso formativo e la dispersione scolastica sono fenomeni complessi che non riguardano solo la povertà o l’esclusione sociale, ma rimandano a grandi questioni, come il disagio nella civiltà, la crisi dei garanti metapsichici e metasociali , la trasformazione delle dinamiche di trasmissione intergenerazionale, la mancanza di desiderio di apprendere che si configura anche come blocco degli apprendimenti formali. Nei contesti di emarginazione e nelle situazioni di insuccesso formativo accade che gli spazi della vita, dell’educazione e del lavoro restino nettamente separati e comunichino fra loro con difficoltà: il sapere informale inconscio, taciuto per paura o vergogna o messo a tacere da autorità che agiscono in maniera difensiva, non riesce ad alimentare l’appetenza alla conoscenza; e l’apprendimento formale non assume un significato per gli allievi e non incide in modo sostanziale nella loro vita. Tuttavia è anche vero che una parte dei saper informali resta sempre inesplorata ed è bene che resti tale, per rispetto al nucleo esistenziale che rende unica ogni persona. Per prevenire l’insuccesso formativo e la dispersione occorre dunque riconoscere e valorizzare le conoscenze acquisite in modo non strutturato - non formali e informali – rimaste nascoste, creando espliciti collegamenti con i saperi formali. La rilevazione di queste competenze - minime o cospicue che siano – ha una grande importanza in quanto offre al giovane la possibilità di riconoscersi in possesso di un patrimonio che non può essergli sottratto. E’ ciò che un comico napoletano chiamava ‘ricomincio da tre’, proposizione rivoluzionaria per chi ritiene che ogni giorno ricominci da zero. In particolare, nel vasto mondo dell’informale occorre coltivare quei saper essere e saper fare che riguardano la persona e le sue modalità di apprendimento e di relazione: ad esempio la fiducia in sé per tollerare gli insuccessi, la capacità di vincere l’angoscia per l’ignoto, la capacità di entrare in relazione con gli altri per cooperare, la creatività. Questi apprendimenti si realizzano solo all’interno di relazioni sufficientemente buone, di cura e fiducia, in grado di svolgere una adeguata funzione di scaffolding. La loro assenza determina la convinzione di non poter apprendere, di non avere risorse, di essere predestinati alla sconfitta. Inutile tentare di migliorare le metodologie di insegnamento senza occuparsi di questi aspetti. L’Associazione Maestri di Strada, dopo aver operato per dodici anni fuori dalla scuola con il Progetto Chance, ha scelto di lavorare dentro la scuola con il Progetto E-vai: modello di sperimentazione educativa integrata che – a distanza di tre anni - sembra essere in grado di attivare alcuni cambiamenti virtuosi in contesti ad alto tasso di abbandono e di fornire importanti elementi di comprensione di un sistema che radicalizza le pratiche formali, come se si trattasse di veri e propri strumenti di difesa dell’organizzazione e dei singoli che la abitano.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


