Il tema del retrofit tecnologico testimonia quanto la “questione ambientale” sia connaturata al progetto contemporaneo: esso mira ad elevare il livello prestazionale degli edifici, per contrastarne il degrado e l’obsolescenza, unitamente all’offerta di nuove prestazioni in risposta alle esigenze ambientali sopraggiunte. In questa logica le tecnologie da porre in campo non sono e non possono essere univocamente definite, ma certamente necessitano di essere improntate su più istanze in grado di coniugare le esigenze degli individui e le potenzialità del patrimonio costruito. Si tratta, quindi, di concepire nuove tecnologie devianti (Vittoria E., Le «Tecnologie devianti» per la progettazione ambientale, in Gangemi V., Ranzo R. (a cura di), Il governo del progetto, Edizioni Luigi Parma, Bologna, 1987) vale a dire nuove tecnologie, materiali e immateriali, che si allontanino da quanto stabilito e codificato in base a modelli di sviluppo e di crescita non più rispondenti alla realtà contemporanea e che sappiano interpretare i cambiamenti in atto come risorsa per la prefigurazione dei luoghi dell’abitare. In questo ambito un aspetto peculiare è l’interpretazione dei dettati normativi, cogenti e non cogenti, in materia di efficientamento energetico del costruito. L’esistenza di normative e indicatori in grado di quantificare e valutare la risposta del sistema edificio-impianti all’esigenza di contenere i consumi energetici consente di maturare una discreta abilità nella soluzione di specifiche problematiche. Tuttavia la scelta di tecnologie appropriate è finalizzata ad associare all’efficienza tecnica della soluzione la sua attitudine a valorizzare il costruito preesistente, confermando i caratteri significativi e strategici esistenti o introducendone di nuovi per generare una complessiva qualità desiderata. In particolare lo studio della normativa della Regione Campania ha evidenziato come il recepimento delle misure promulgate dalle politiche europee per promuovere nei paesi membri misure per l’efficientamento e risparmio energetico, traduca il concetto di sostenibilità sostanzialmente nella dimensione della salvaguardia ambientale e nel tentativo di risollevare le economie locali riattivando il settore delle costruzioni. Nulla è riferito alla ricaduta sul piano figurativo dell’intervento e alla qualità diffusa che è in grado di promuovere. La specificità del costruito esistente deve Invece essere recepito affinché si svolga un’opportuna riflessione sui processi di trasformazione dell’ambiente costruito; gli interventi devono tendere a relazionare i requisiti di vivibilità dei luoghi, di riconoscibilità dei caratteri architettonici, funzionali e costruttivi per poter interpretare ed attuare gli obiettivi della sostenibilità del progetto di architettura.

Quali tecnologie per il progetto di retrofit / Bellomo, Mariangela. - (2012), pp. 102-110.

Quali tecnologie per il progetto di retrofit

BELLOMO, MARIANGELA
2012

Abstract

Il tema del retrofit tecnologico testimonia quanto la “questione ambientale” sia connaturata al progetto contemporaneo: esso mira ad elevare il livello prestazionale degli edifici, per contrastarne il degrado e l’obsolescenza, unitamente all’offerta di nuove prestazioni in risposta alle esigenze ambientali sopraggiunte. In questa logica le tecnologie da porre in campo non sono e non possono essere univocamente definite, ma certamente necessitano di essere improntate su più istanze in grado di coniugare le esigenze degli individui e le potenzialità del patrimonio costruito. Si tratta, quindi, di concepire nuove tecnologie devianti (Vittoria E., Le «Tecnologie devianti» per la progettazione ambientale, in Gangemi V., Ranzo R. (a cura di), Il governo del progetto, Edizioni Luigi Parma, Bologna, 1987) vale a dire nuove tecnologie, materiali e immateriali, che si allontanino da quanto stabilito e codificato in base a modelli di sviluppo e di crescita non più rispondenti alla realtà contemporanea e che sappiano interpretare i cambiamenti in atto come risorsa per la prefigurazione dei luoghi dell’abitare. In questo ambito un aspetto peculiare è l’interpretazione dei dettati normativi, cogenti e non cogenti, in materia di efficientamento energetico del costruito. L’esistenza di normative e indicatori in grado di quantificare e valutare la risposta del sistema edificio-impianti all’esigenza di contenere i consumi energetici consente di maturare una discreta abilità nella soluzione di specifiche problematiche. Tuttavia la scelta di tecnologie appropriate è finalizzata ad associare all’efficienza tecnica della soluzione la sua attitudine a valorizzare il costruito preesistente, confermando i caratteri significativi e strategici esistenti o introducendone di nuovi per generare una complessiva qualità desiderata. In particolare lo studio della normativa della Regione Campania ha evidenziato come il recepimento delle misure promulgate dalle politiche europee per promuovere nei paesi membri misure per l’efficientamento e risparmio energetico, traduca il concetto di sostenibilità sostanzialmente nella dimensione della salvaguardia ambientale e nel tentativo di risollevare le economie locali riattivando il settore delle costruzioni. Nulla è riferito alla ricaduta sul piano figurativo dell’intervento e alla qualità diffusa che è in grado di promuovere. La specificità del costruito esistente deve Invece essere recepito affinché si svolga un’opportuna riflessione sui processi di trasformazione dell’ambiente costruito; gli interventi devono tendere a relazionare i requisiti di vivibilità dei luoghi, di riconoscibilità dei caratteri architettonici, funzionali e costruttivi per poter interpretare ed attuare gli obiettivi della sostenibilità del progetto di architettura.
2012
9788884972095
Quali tecnologie per il progetto di retrofit / Bellomo, Mariangela. - (2012), pp. 102-110.
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