Si introduce alla dimensione trasversale insita nel tema del cambiamento: categoria ontologica declinata con una approccio apparentemente “altro” ed “oltre” tradizionali confini. Una categoria in grado di gettare un ponte, talvolta fragile e talvolta robusto, tra Scienza da un lato e scienze umane e sociali, dall’altro. Fragile e robusto perché non liquidabile con soluzioni lineari del tipo “nulla cambia/tutto cambia”. Fragile e robusto perché evidenzia l’esigenza ampiamente discussa di interpretare il cambiamento guardando alle organizzazioni formali tout court: siano esse naturali o artificiali, occorre non sottovalutare il fondamentale ruolo esercitato dalle resistenze che – al contempo – frenano ed orientano il cambiamento stesso. Mantenendosi distanti, così, sia da facili ottimismi di chi vede ovunque e troppo facilmente il cambiamento in atto o in potenza; sia dalla neofobia di chi nega spazio, e tempo, ad ogni realistica ipotesi in tal senso. L’esigenza di una lettura non dogmatica si afferma a cavallo tra il rigore intradisciplinare dello studioso e l’interdisciplinarità come militanza intellettuale, lontana dal gusto per l’evasione hobbistica. Lettura non dogmatica formulabile in due ipotesi idealtipiche, di seguito riportare come estremi, volutamente assurdi, di un ideale continuum: Ipotesi 1. Viviamo in un mondo in continuo cambiamento. Se si formulasse un’ipotesi in questi termini, qualunque approccio teorico rischierebbe di rivelarsi anelastico al cambiamento. Non dovrebbe essere certo la teoria, paradossalmente, a star dietro al cambiamento, salvo decretare ex ante l’obsolescenza ed il fallimento dei programmi di ricerca. E delle alternative all’incessante accelerazione dei ritmi con cui le crisi si impongono rispetto alle fasi di espansione che caratterizzano l’andamento dei cicli economici. Ipotesi 2. Viviamo in un mondo in cui il cambiamento è un evento raro e discontinuo. Assumendo che esista una prospettiva di “lunga distanza” che permette a ciascuno di afferrare la natura del cambiamento guardando ai diversi processi nel loro insieme, questa proposta si basa sul riconoscimento dell’importanza che alcune tappe salienti del ‘900 hanno avuto nel segnare una discontinuità nei processi di sviluppo economico-sociale. La triangolazione Scienza, natura e cambiamento rende evidenti le trasformazioni nella “percezione del reale”, relative alle relazioni di causalità, al binomio discreto/continuo, etc: la Fisica dello Spazio-Tempo e la nuova percezione che di essa si è affermata nel ‘900 hanno condotto ad approfondire le grandi trasformazioni ed i cambiamenti intervenuti in quel periodo storico in settori tra loro molto diversi. Quel che si è verificato nei trasporti, con il telefono, la radio, ma anche nella musica, nelle arti figurative, nella medicina, etc. conduce a proporre – in altri termini – un’idea di cambiamento in generale e di cambiamento organizzativo in particolare, non ingenua, ma guidata da una costruzione (questa, sì, davvero “nuova”) dello Spazio-Tempo, idonea ad incidere sui processi naturali, come anche economici ed organizzativi, attraverso la costruzione delle identità individuali/collettive.

SCIENZA, NATURA, CAMBIAMENTO: UNO SGUARDO AL FUTUTRO

MUSTO, RENATO;SICCA, LUIGI MARIA;NICODEMI, MARIO
2012

Abstract

Si introduce alla dimensione trasversale insita nel tema del cambiamento: categoria ontologica declinata con una approccio apparentemente “altro” ed “oltre” tradizionali confini. Una categoria in grado di gettare un ponte, talvolta fragile e talvolta robusto, tra Scienza da un lato e scienze umane e sociali, dall’altro. Fragile e robusto perché non liquidabile con soluzioni lineari del tipo “nulla cambia/tutto cambia”. Fragile e robusto perché evidenzia l’esigenza ampiamente discussa di interpretare il cambiamento guardando alle organizzazioni formali tout court: siano esse naturali o artificiali, occorre non sottovalutare il fondamentale ruolo esercitato dalle resistenze che – al contempo – frenano ed orientano il cambiamento stesso. Mantenendosi distanti, così, sia da facili ottimismi di chi vede ovunque e troppo facilmente il cambiamento in atto o in potenza; sia dalla neofobia di chi nega spazio, e tempo, ad ogni realistica ipotesi in tal senso. L’esigenza di una lettura non dogmatica si afferma a cavallo tra il rigore intradisciplinare dello studioso e l’interdisciplinarità come militanza intellettuale, lontana dal gusto per l’evasione hobbistica. Lettura non dogmatica formulabile in due ipotesi idealtipiche, di seguito riportare come estremi, volutamente assurdi, di un ideale continuum: Ipotesi 1. Viviamo in un mondo in continuo cambiamento. Se si formulasse un’ipotesi in questi termini, qualunque approccio teorico rischierebbe di rivelarsi anelastico al cambiamento. Non dovrebbe essere certo la teoria, paradossalmente, a star dietro al cambiamento, salvo decretare ex ante l’obsolescenza ed il fallimento dei programmi di ricerca. E delle alternative all’incessante accelerazione dei ritmi con cui le crisi si impongono rispetto alle fasi di espansione che caratterizzano l’andamento dei cicli economici. Ipotesi 2. Viviamo in un mondo in cui il cambiamento è un evento raro e discontinuo. Assumendo che esista una prospettiva di “lunga distanza” che permette a ciascuno di afferrare la natura del cambiamento guardando ai diversi processi nel loro insieme, questa proposta si basa sul riconoscimento dell’importanza che alcune tappe salienti del ‘900 hanno avuto nel segnare una discontinuità nei processi di sviluppo economico-sociale. La triangolazione Scienza, natura e cambiamento rende evidenti le trasformazioni nella “percezione del reale”, relative alle relazioni di causalità, al binomio discreto/continuo, etc: la Fisica dello Spazio-Tempo e la nuova percezione che di essa si è affermata nel ‘900 hanno condotto ad approfondire le grandi trasformazioni ed i cambiamenti intervenuti in quel periodo storico in settori tra loro molto diversi. Quel che si è verificato nei trasporti, con il telefono, la radio, ma anche nella musica, nelle arti figurative, nella medicina, etc. conduce a proporre – in altri termini – un’idea di cambiamento in generale e di cambiamento organizzativo in particolare, non ingenua, ma guidata da una costruzione (questa, sì, davvero “nuova”) dello Spazio-Tempo, idonea ad incidere sui processi naturali, come anche economici ed organizzativi, attraverso la costruzione delle identità individuali/collettive.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11588/537683
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