Il tema del rapporto agricoltura-architettura è oggi centrale nel dibattito sulla crescita dei territori, legato ad una nuova coscienza ecologica e come materiale del progetto dei luoghi. Ciò non solo rispetto al più ampio problema del consumo alimentare (biodiversità, culture alternate..) ma rispetto alla possibilità di recuperare un rapporto tra territorio ed individuo a tutte le scale come risorsa per una qualità urbana. L’agricoltura può essere una forma di manutenzione del territorio, veicolo per rafforzare le identità locali attraverso una nuova cultura dell’abitare mediante una integrazione della dimensione eco-sistemica con quella economica (agroalimentare) culturale (storica) e sociale. Il contributo vuole proporre alcune riflessioni compiute nell’ambito della ricerca Prin 2009 sulla “città in estensione”, applicata all’area studio del Vallo di Diano letta come una città-verde diffusa nel paesaggio agricolo. La condizione pulviscolare di dispersione della residenza, letta nelle sue regole di impianto, è il campo di una riflessione progettuale che coniughi produzione- qualità dell’abitare- tempo libero- salvaguardia del paesaggio- riqualificazione di un territorio dimenticato dalle geografie locali e globali. Una ipotesi che si interroga anche sul ruolo che i centri urbani antichi possono assumere in questo sistema territoriale omogeneo (privo di gerarchie ma definito da ritmi differenti, pause ed accumuli) in cui è centrale la definizione di nuovi modelli insediativi residenziali e di un nuovo modo di pensare al disegno dello spazio pubblico che articoli il rapporto di indifferenza tra la trama interpoderale e occupazione del suolo agrario, capaci di lavorare anche alla ricostruzione di visioni complessive e condivise dalle comunità che abitano il territorio.

Architettura e paesaggio agricolo nella città in estensione: una nuova cultura dell'abitare tra manutenzione del territorio e identità dei luoghi

VIOLA, FRANCESCO;BRUNI, FRANCESCA
2012

Abstract

Il tema del rapporto agricoltura-architettura è oggi centrale nel dibattito sulla crescita dei territori, legato ad una nuova coscienza ecologica e come materiale del progetto dei luoghi. Ciò non solo rispetto al più ampio problema del consumo alimentare (biodiversità, culture alternate..) ma rispetto alla possibilità di recuperare un rapporto tra territorio ed individuo a tutte le scale come risorsa per una qualità urbana. L’agricoltura può essere una forma di manutenzione del territorio, veicolo per rafforzare le identità locali attraverso una nuova cultura dell’abitare mediante una integrazione della dimensione eco-sistemica con quella economica (agroalimentare) culturale (storica) e sociale. Il contributo vuole proporre alcune riflessioni compiute nell’ambito della ricerca Prin 2009 sulla “città in estensione”, applicata all’area studio del Vallo di Diano letta come una città-verde diffusa nel paesaggio agricolo. La condizione pulviscolare di dispersione della residenza, letta nelle sue regole di impianto, è il campo di una riflessione progettuale che coniughi produzione- qualità dell’abitare- tempo libero- salvaguardia del paesaggio- riqualificazione di un territorio dimenticato dalle geografie locali e globali. Una ipotesi che si interroga anche sul ruolo che i centri urbani antichi possono assumere in questo sistema territoriale omogeneo (privo di gerarchie ma definito da ritmi differenti, pause ed accumuli) in cui è centrale la definizione di nuovi modelli insediativi residenziali e di un nuovo modo di pensare al disegno dello spazio pubblico che articoli il rapporto di indifferenza tra la trama interpoderale e occupazione del suolo agrario, capaci di lavorare anche alla ricostruzione di visioni complessive e condivise dalle comunità che abitano il territorio.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11588/517195
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