Lo studio degli atteggiamenti rappresenta un tema particolarmente rilevante nell’ambito della ricerca quantitativa e nel dibattito sulla misurazione. L’interesse delle scienze sociali, e in particolare della sociologia, per gli atteggiamenti si è concretizzato agli inizi del secolo scorso quando si fece strada l’idea che anche proprietà meramente psichiche potessero essere rilevate e misurate. Anche se i primi ad utilizzare il concetto di atteggiamento in modo sistematico ed estensivo furono William I. Thomas e Florian Znaniecki nel 1968, già dalla fine della prima guerra mondiale il concetto - che indica la relazione tra un individuo e un oggetto socialmente significativo – trova ampio utilizzo, nelle scienze sociali, dando vita a un gran numero di contributi (Thurstone e Chave 1929; Bogardus 1925). L’attenzione si rivolse all’individuazione di procedure specifiche che consentissero di quantificare gli atteggiamenti, le opinioni e i valori con il rigore proprio delle scienze fisiche. Alla base c’è l’assunto che l’atteggiamento è una proprietà continua. Si può, ad esempio, pensare all’atteggiamento nei confronti della politica come una proprietà continua; ciascun soggetto può esprimere il suo grado di favore o di sfavore utilizzando - idealmente – un continuum che va da un minimo ad un massimo di favore. Come si è avuto modo di argomentare nel IV capitolo, a differenza di quanto accade nelle scienze fisiche, non sempre si dispone – come in questo caso - di una unità di misura convenzionale, il che non consente di ‘dividere’ il continuum e, quindi di misurare. Quindi, se da un lato la proprietà è pensabile come continua, dall’altro la definizione operativa – in assenza di unità di misura – non può tradurre la proprietà in variabile. In altre parole, la questione che si pone è che in assenza di una unità di misura, l’atteggiamento non può, di fatto, essere sottoposto a misurazione. Per rendere misurabili proprietà continue non misurabili sono state messe a punto specifiche tecniche di assegnazione dei valori che prendono il nome di Scaling. Con il termine Scaling – che è appunto sinonimo di misura - si indica sia lo strumento sia l’intero procedimento di misurazione dell’atteggiamento. In questo capitolo ci occuperemo proprio delle procedure empiriche che consentono di rilevare gli atteggiamenti. Saranno esposte, nello specifico, le tecniche maggiormente utilizzate nell'ambito delle scienze sociali distinguendole sulla base sia dei diversi modi di concepire gli stati sulla proprietà - a seconda, cioè, del criterio utilizzato per dividere il continuum – sia sulle modalità di individuazione dell’unità di misura.
Interrogare nell'approccio standard: le tecniche di Scaling / Caputo, Amalia. - STAMPA. - UTET Università:(2012), pp. 231-285.
Interrogare nell'approccio standard: le tecniche di Scaling
CAPUTO, AMALIA
2012
Abstract
Lo studio degli atteggiamenti rappresenta un tema particolarmente rilevante nell’ambito della ricerca quantitativa e nel dibattito sulla misurazione. L’interesse delle scienze sociali, e in particolare della sociologia, per gli atteggiamenti si è concretizzato agli inizi del secolo scorso quando si fece strada l’idea che anche proprietà meramente psichiche potessero essere rilevate e misurate. Anche se i primi ad utilizzare il concetto di atteggiamento in modo sistematico ed estensivo furono William I. Thomas e Florian Znaniecki nel 1968, già dalla fine della prima guerra mondiale il concetto - che indica la relazione tra un individuo e un oggetto socialmente significativo – trova ampio utilizzo, nelle scienze sociali, dando vita a un gran numero di contributi (Thurstone e Chave 1929; Bogardus 1925). L’attenzione si rivolse all’individuazione di procedure specifiche che consentissero di quantificare gli atteggiamenti, le opinioni e i valori con il rigore proprio delle scienze fisiche. Alla base c’è l’assunto che l’atteggiamento è una proprietà continua. Si può, ad esempio, pensare all’atteggiamento nei confronti della politica come una proprietà continua; ciascun soggetto può esprimere il suo grado di favore o di sfavore utilizzando - idealmente – un continuum che va da un minimo ad un massimo di favore. Come si è avuto modo di argomentare nel IV capitolo, a differenza di quanto accade nelle scienze fisiche, non sempre si dispone – come in questo caso - di una unità di misura convenzionale, il che non consente di ‘dividere’ il continuum e, quindi di misurare. Quindi, se da un lato la proprietà è pensabile come continua, dall’altro la definizione operativa – in assenza di unità di misura – non può tradurre la proprietà in variabile. In altre parole, la questione che si pone è che in assenza di una unità di misura, l’atteggiamento non può, di fatto, essere sottoposto a misurazione. Per rendere misurabili proprietà continue non misurabili sono state messe a punto specifiche tecniche di assegnazione dei valori che prendono il nome di Scaling. Con il termine Scaling – che è appunto sinonimo di misura - si indica sia lo strumento sia l’intero procedimento di misurazione dell’atteggiamento. In questo capitolo ci occuperemo proprio delle procedure empiriche che consentono di rilevare gli atteggiamenti. Saranno esposte, nello specifico, le tecniche maggiormente utilizzate nell'ambito delle scienze sociali distinguendole sulla base sia dei diversi modi di concepire gli stati sulla proprietà - a seconda, cioè, del criterio utilizzato per dividere il continuum – sia sulle modalità di individuazione dell’unità di misura.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


