De Blasio è conosciuto dal largo pubblico soprattutto per i suoi studi sulla camorra e la malavita a Napoli, che sono stati oggetto di una serie di articoli su riviste dell’epoca e dei seguenti libri: Usi e costumi dei camorristi (1897), Nel paese della camorra (1901), La malavita a Napoli (1905).Il tatuaggio (1905). In questi lavori egli si ispira a quelli che sono i principi della scuola antropologica positiva e sceglie come oggetto di studio la malavita e le classi ''pericolose'' analizzate secondo l'ottica della patologia sociale o del disordine mentale, utilizzando i nuovi strumenti scientifici offerti da questa disciplina, con il proposito di separare la parte malata dalla sana della società, di espellere ed emarginare i diversi. Dalle sue opere risulta evidente che la cultura camorristica dei suoi tempi è un prodotto culturale sincretico, che ha assunto come propri valori della cultura popolare napoletana rielaborandoli e adattandoli alle proprie finalità, facendo leva su alcuni elementi della cultura popolare e sui problemi reali delle classi popolari. De Blasio è importante per i suoi lavori, ma soprattutto per il suo impegno di intellettuale e di cittadino che, con gli strumenti e le ideologie della sua epoca, ma con estrema lucidità e chiarezza, è riuscito a denunciare delle condizioni sociali difficilissime, all’interno delle quali quest’organizzazione criminale si è affermata come una società parallela a quella ufficiale, in grado non solo di esercitare il monopolio della violenza ma di sottrarlo allo stato.

Abele De Blasio e l'Antropologia Criminale / Ranisio, GIANFRANCA ANGELA RITA. - (2012). (Intervento presentato al convegno “Il valore storico e culturale della ricerca di Abele De Blasio tenutosi a Guardia Sanframondi nel 28 gennaio 2012).

Abele De Blasio e l'Antropologia Criminale

RANISIO, GIANFRANCA ANGELA RITA
2012

Abstract

De Blasio è conosciuto dal largo pubblico soprattutto per i suoi studi sulla camorra e la malavita a Napoli, che sono stati oggetto di una serie di articoli su riviste dell’epoca e dei seguenti libri: Usi e costumi dei camorristi (1897), Nel paese della camorra (1901), La malavita a Napoli (1905).Il tatuaggio (1905). In questi lavori egli si ispira a quelli che sono i principi della scuola antropologica positiva e sceglie come oggetto di studio la malavita e le classi ''pericolose'' analizzate secondo l'ottica della patologia sociale o del disordine mentale, utilizzando i nuovi strumenti scientifici offerti da questa disciplina, con il proposito di separare la parte malata dalla sana della società, di espellere ed emarginare i diversi. Dalle sue opere risulta evidente che la cultura camorristica dei suoi tempi è un prodotto culturale sincretico, che ha assunto come propri valori della cultura popolare napoletana rielaborandoli e adattandoli alle proprie finalità, facendo leva su alcuni elementi della cultura popolare e sui problemi reali delle classi popolari. De Blasio è importante per i suoi lavori, ma soprattutto per il suo impegno di intellettuale e di cittadino che, con gli strumenti e le ideologie della sua epoca, ma con estrema lucidità e chiarezza, è riuscito a denunciare delle condizioni sociali difficilissime, all’interno delle quali quest’organizzazione criminale si è affermata come una società parallela a quella ufficiale, in grado non solo di esercitare il monopolio della violenza ma di sottrarlo allo stato.
2012
Abele De Blasio e l'Antropologia Criminale / Ranisio, GIANFRANCA ANGELA RITA. - (2012). (Intervento presentato al convegno “Il valore storico e culturale della ricerca di Abele De Blasio tenutosi a Guardia Sanframondi nel 28 gennaio 2012).
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