Il contributo vuole provare a definire i caratteri prevalenti del futuro sviluppo di funzioni collettive, spazi di vita pubblica e relazione sociale, di quei luoghi cioè già definiti “nonluoghi” dagli studi antropologici di Marc Augé e che, nel loro processo evolutivo e di espansione sociale, sono stati ribattezzati prima “superluoghi” e poi “iperluoghi”. Con il concetto di iSpace si vuole provare a indicare la forma evoluta, condivisa e socialmente utile, declinata in un linguaggio proprio coerente e attuale, non mutuato da altre tipologie o espressioni formali, di tali luoghi di relazione, contenitori polifunzionali e simbolici, che affollano il nostro quotidiano, disegnano il territorio, costruiscono reti e modalità di relazioni sociali del nostro presente. Marc Augé conia il termine “nonluoghi” per tutti quegli spazi prodotti dalla surmodernità che non possono definirsi identitari, relazionali e storici. I suoi studi hanno evidenziato la difficoltà di gestire spazi funzionali che non creano un evento sociale organico ma una condizione di “contrattualità solitaria” definita, più che dalla forza di comunicazione dell'architettura, dalle “parole” che descrivono ambiti, indicano comportamenti e obiettivi. Successivo è il neologismo “superluogo” che rilegge i “nonluoghi” nel contesto di una società ormai globalizzata, basata su nuovi stili di vita e su aspettative di relazioni sociali del tutto diverse, rivedendone il giudizio di valore e di relazione con il territorio. Il “superluogo” interpreta la volontà di avere risposte immediate, complesse, diversificate e simultanee dai luoghi collettivi, sia nel territorio che nello spazio storico della città, e pertanto, da un punto di vista antropologico, rappresenta il soddisfacimento della richiesta di uno spazio sociale dove consumare i nuovi riti della quotidianità. Luoghi che però non hanno la capacità di porsi come modello simbolico e immagine identitaria delle nuove reti sociali. La rinuncia - culturale, sociale, progettuale - a definire una forma del presente e a rifugiarsi nella proposizione di mondi e stili di vita ideali e idealizzati è alla base degli “iperluoghi”. Ultima frontiera di luoghi dove incontrarsi, dove conoscersi, dove fare acquisti, dove informarsi e vivere emozioni pur non trattandosi, però, di luoghi reali ma di dimensioni virtuali, in cui è possibile svolgere tali operazioni.

iSpace, un futuro da abitare / Giardiello, Paolo. - ELETTRONICO. - (2010), pp. 581-588.

iSpace, un futuro da abitare

GIARDIELLO, PAOLO
2010

Abstract

Il contributo vuole provare a definire i caratteri prevalenti del futuro sviluppo di funzioni collettive, spazi di vita pubblica e relazione sociale, di quei luoghi cioè già definiti “nonluoghi” dagli studi antropologici di Marc Augé e che, nel loro processo evolutivo e di espansione sociale, sono stati ribattezzati prima “superluoghi” e poi “iperluoghi”. Con il concetto di iSpace si vuole provare a indicare la forma evoluta, condivisa e socialmente utile, declinata in un linguaggio proprio coerente e attuale, non mutuato da altre tipologie o espressioni formali, di tali luoghi di relazione, contenitori polifunzionali e simbolici, che affollano il nostro quotidiano, disegnano il territorio, costruiscono reti e modalità di relazioni sociali del nostro presente. Marc Augé conia il termine “nonluoghi” per tutti quegli spazi prodotti dalla surmodernità che non possono definirsi identitari, relazionali e storici. I suoi studi hanno evidenziato la difficoltà di gestire spazi funzionali che non creano un evento sociale organico ma una condizione di “contrattualità solitaria” definita, più che dalla forza di comunicazione dell'architettura, dalle “parole” che descrivono ambiti, indicano comportamenti e obiettivi. Successivo è il neologismo “superluogo” che rilegge i “nonluoghi” nel contesto di una società ormai globalizzata, basata su nuovi stili di vita e su aspettative di relazioni sociali del tutto diverse, rivedendone il giudizio di valore e di relazione con il territorio. Il “superluogo” interpreta la volontà di avere risposte immediate, complesse, diversificate e simultanee dai luoghi collettivi, sia nel territorio che nello spazio storico della città, e pertanto, da un punto di vista antropologico, rappresenta il soddisfacimento della richiesta di uno spazio sociale dove consumare i nuovi riti della quotidianità. Luoghi che però non hanno la capacità di porsi come modello simbolico e immagine identitaria delle nuove reti sociali. La rinuncia - culturale, sociale, progettuale - a definire una forma del presente e a rifugiarsi nella proposizione di mondi e stili di vita ideali e idealizzati è alla base degli “iperluoghi”. Ultima frontiera di luoghi dove incontrarsi, dove conoscersi, dove fare acquisti, dove informarsi e vivere emozioni pur non trattandosi, però, di luoghi reali ma di dimensioni virtuali, in cui è possibile svolgere tali operazioni.
2010
9788884971630
iSpace, un futuro da abitare / Giardiello, Paolo. - ELETTRONICO. - (2010), pp. 581-588.
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