Il testo proponje una lettura dell’area orientale di Napoli come un’area “in attesa di trasformazione”: e questo da più di un punto di vista. Se si parte da un’ottica di tipo funzionale, è indubbio che il lento processo di dismissione, che ha riguardato tutta l’area est napoletana, pone oggi la questione di una riconfigurazione di un’ampia zona della città alla quale appare necessario conferire una articolazione funzionale varia e complessa, in luogo di quella connotazione monofunzionale che, di fatto, ne ha determinato, nei decenni passati, il carattere di ‘estraneità’ rispetto al tessuto urbano napoletano. Ancor più dal punto di vista della morfologia urbana i grandi ‘vuoti’ lasciati dalla industria sono oggi sicuramente un problema da affrontare ma anche una risorsa da sfruttare. Le problematiche che nell’area est di Napoli vengono oggi alla luce, come risultanze di un lungo processo di industrializzazione prima e di dismissione industriale poi, sono infatti più complesse di quella che la stessa città si trova a dover affrontare, ad esempio, ad occidente nell’area ex industriale di Bagnoli: non solo per l’ampiezza della porzione di territorio investita dal problema ma anche perché ad oriente la presenza di tante realtà industriali – in luogo di una – di dimensioni e importanza differente ha determinato una stratificazione dalla quale si può forse ripartire per disegnare il futuro di quest’area. Un ulteriore livello di complessità è dato dalla circostanza che l’area est di Napoli si presenta come un’area a fortissima densità di infrastrutture di livello superiore che, molto spesso, la attraversano senza renderla per questo più accessibile. Se a queste considerazioni si aggiungono l’evidente ruolo di ‘cerniera’ che il complesso delle aree ex industriali orientali può giocare tra la città e l’area vesuviana e i caratteri paesaggistici straordinari, tra le colline e il mare, che si esaltano poi proprio sulla costa vesuviana, stretta lingua di terra tra il Vesuvio ed il mare, appare evidente la ricchezza di questioni che la trasformazione dell’area est di Napoli oggi pone. Come sempre accade il ragionamento sulla specificità di un’area, in un dato contesto territoriale, può servire anche ad individuare delle questioni di carattere disciplinare, da affrontare ad un livello più generale. Così il testo, a partire dalla analisi concreta del caso-studio di Napoli Est, allarga l'analisi al tema delle grandi infrastrutture, delle architetture della grande scala e del progetto di paesaggio come 'questioni centrali' della riorganizzazione territoriale di molte periferie 'metropolitane'.
Infrastrutture di trasporto, architetture della grande scala e paesaggio: temi progettuali per disegnare un possibile futuro dell'area orientale di Napoli / Visconti, Federica. - STAMPA. - (2006), pp. 35-42.
Infrastrutture di trasporto, architetture della grande scala e paesaggio: temi progettuali per disegnare un possibile futuro dell'area orientale di Napoli
VISCONTI, FEDERICA
2006
Abstract
Il testo proponje una lettura dell’area orientale di Napoli come un’area “in attesa di trasformazione”: e questo da più di un punto di vista. Se si parte da un’ottica di tipo funzionale, è indubbio che il lento processo di dismissione, che ha riguardato tutta l’area est napoletana, pone oggi la questione di una riconfigurazione di un’ampia zona della città alla quale appare necessario conferire una articolazione funzionale varia e complessa, in luogo di quella connotazione monofunzionale che, di fatto, ne ha determinato, nei decenni passati, il carattere di ‘estraneità’ rispetto al tessuto urbano napoletano. Ancor più dal punto di vista della morfologia urbana i grandi ‘vuoti’ lasciati dalla industria sono oggi sicuramente un problema da affrontare ma anche una risorsa da sfruttare. Le problematiche che nell’area est di Napoli vengono oggi alla luce, come risultanze di un lungo processo di industrializzazione prima e di dismissione industriale poi, sono infatti più complesse di quella che la stessa città si trova a dover affrontare, ad esempio, ad occidente nell’area ex industriale di Bagnoli: non solo per l’ampiezza della porzione di territorio investita dal problema ma anche perché ad oriente la presenza di tante realtà industriali – in luogo di una – di dimensioni e importanza differente ha determinato una stratificazione dalla quale si può forse ripartire per disegnare il futuro di quest’area. Un ulteriore livello di complessità è dato dalla circostanza che l’area est di Napoli si presenta come un’area a fortissima densità di infrastrutture di livello superiore che, molto spesso, la attraversano senza renderla per questo più accessibile. Se a queste considerazioni si aggiungono l’evidente ruolo di ‘cerniera’ che il complesso delle aree ex industriali orientali può giocare tra la città e l’area vesuviana e i caratteri paesaggistici straordinari, tra le colline e il mare, che si esaltano poi proprio sulla costa vesuviana, stretta lingua di terra tra il Vesuvio ed il mare, appare evidente la ricchezza di questioni che la trasformazione dell’area est di Napoli oggi pone. Come sempre accade il ragionamento sulla specificità di un’area, in un dato contesto territoriale, può servire anche ad individuare delle questioni di carattere disciplinare, da affrontare ad un livello più generale. Così il testo, a partire dalla analisi concreta del caso-studio di Napoli Est, allarga l'analisi al tema delle grandi infrastrutture, delle architetture della grande scala e del progetto di paesaggio come 'questioni centrali' della riorganizzazione territoriale di molte periferie 'metropolitane'.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


