La spinta a costruire un call for paper internazionale che invitasse studiosi di discipline legate all'analisi e alla progettazione dello spazio fisico e delle politiche per governarlo a riflettere sulla sperimentazione di forme dell'abitare finalizzate a contrastare i conflitti territoriali, è nata considerando gli effetti negativi che il processo di fortificazione dello spazio contemporaneo sta da tempo riverberando sulla città e sul territorio. Sia alla scala urbana, che entro una dimensione territoriale, si assiste, infatti, ad una progressiva, pericolosa frammentazione degli spazi collettivi. Essa è messa in atto o per rendere questi spazi difendibili e sicuri, come il proliferare di gated communities di diversa natura e composizione socio-culturale dimostra o, al contrario, per allentare il controllo sociale a favore di enclaves dove emarginare minoranze e consentire pratiche altrove vietate come le concentrazioni di nuovi poveri negli slums, o la trasformazione di periferie-ghetto in covi di economie criminali. Al di là della proliferazione di politiche basate sulla difesa del territorio da parte di forze dell'ordine pubbliche o private, la frammentazione dello spazio contemporaneo sta sempre più fortemente connotando le città postfordiste anche attraverso le cosiddette pratiche di "estetizzazione del pericolo". Si tratta di operazioni di decoro e arredo che agiscono sul controllo dello spazio pubblico o ad uso collettivo "securizzandolo" con la disseminazione di elementi fisici come muri, recinzioni, dissuasori di vario genere, illuminazioni ecc. A questo fenomeno, che nella dimensione urbana e metropolitana favorisce l'accumularsi di frammenti urbani non comunicanti, si affianca, a scala di area vasta, l'inquietante dilagare di porzioni di territorio iperspecializzate.

"Conflitti territoriali, spazi contesi e costruzione dello spazio pubblico contemporaneo"

PALESTINO, MARIA FEDERICA
2011

Abstract

La spinta a costruire un call for paper internazionale che invitasse studiosi di discipline legate all'analisi e alla progettazione dello spazio fisico e delle politiche per governarlo a riflettere sulla sperimentazione di forme dell'abitare finalizzate a contrastare i conflitti territoriali, è nata considerando gli effetti negativi che il processo di fortificazione dello spazio contemporaneo sta da tempo riverberando sulla città e sul territorio. Sia alla scala urbana, che entro una dimensione territoriale, si assiste, infatti, ad una progressiva, pericolosa frammentazione degli spazi collettivi. Essa è messa in atto o per rendere questi spazi difendibili e sicuri, come il proliferare di gated communities di diversa natura e composizione socio-culturale dimostra o, al contrario, per allentare il controllo sociale a favore di enclaves dove emarginare minoranze e consentire pratiche altrove vietate come le concentrazioni di nuovi poveri negli slums, o la trasformazione di periferie-ghetto in covi di economie criminali. Al di là della proliferazione di politiche basate sulla difesa del territorio da parte di forze dell'ordine pubbliche o private, la frammentazione dello spazio contemporaneo sta sempre più fortemente connotando le città postfordiste anche attraverso le cosiddette pratiche di "estetizzazione del pericolo". Si tratta di operazioni di decoro e arredo che agiscono sul controllo dello spazio pubblico o ad uso collettivo "securizzandolo" con la disseminazione di elementi fisici come muri, recinzioni, dissuasori di vario genere, illuminazioni ecc. A questo fenomeno, che nella dimensione urbana e metropolitana favorisce l'accumularsi di frammenti urbani non comunicanti, si affianca, a scala di area vasta, l'inquietante dilagare di porzioni di territorio iperspecializzate.
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