Variazione climatica, diminuzione delle risorse idriche e impatto sull'agricoltura dell'Italia meridionale A partire dal 1990 sono state intraprese ricerche scientifiche innovative utilizzando gli archivi naturali integrati dell’Area Mediterranea per ricostruire le modificazioni naturali del clima e dell’ambiente negli ultimi 2500 anni. I risultati originali acquisiti già nel 2004 avevano consentito di ricostruire la storia del clima e dell’ambiente e di inquadrare correttamente le modificazioni climatico-ambientali che, in maniera sempre più sensibile, stanno interessando il globo negli ultimi 20 anni. I dati acquisiti hanno consentito di elaborare scenari circa le modificazioni del prossimo futuro. Le previsioni elaborate stanno progressivamente trovando riscontri nell’evoluzione climatico-ambientale che ha caratterizzato gli anni successivi al 2004. Alla luce dei dati acquisiti con le ricerche paleoclimatiche nell'Area Mediterranea, si prevede che l'accentuazione della variazione climatica in atto provocherà una situazione (Effetto Serra del Terzo Millennio) simile a quella già sperimentata ciclicamente 1000 e 2000 anni fa (Effetto Serra Medievale; Effetto Serra Romano) e che tale nuova condizione climatica potrebbe perdurare per circa 150 anni. L'impatto ambientale principale per l'Italia Meridionale, oltre all'incremento della temperatura media, sarà rappresentato dalla drastica diminuzione delle precipitazioni piovose che condizionerà la disponibilità delle risorse idriche utilizzate per le attività agricole nelle aree collinari e in quelle costiere irrigue. Si tratta, quindi, di prevedere e valutare l'impatto sulle attività agricole di una carenza idrica prolungata per decenni e non tanto di una siccità temporanea. A tal fine è stata elaborata una metodologia innovativa basata su: 1 - ricostruzione delle modificazioni ambientali avvenute nelle diverse condizioni morfologiche e geoambientali durante i periodi storici caratterizzati da condizioni climatiche di tipo “Effetto Serra”; 2 - individuazione della ciclicità millenaria delle variazioni climatiche; 3 - elaborazione delle serie storiche dei dati strumentali climatici relativi agli ultimi 150 anni circa, distinti per fasce climatiche (zona costiera, zona centrale appenninica, zona orientale appenninica); 4 - valutazione delle modificazioni della pedogenesi in relazione alle attuali condizioni climatiche e a quelle previste; 5 - ricostruzione dell'assetto geologico tridimensionale degli acquiferi. In base alle conoscenze sulle modificazioni della superficie del suolo e sull'evoluzione delle risorse idriche nel prossimo futuro, è possibile delineare i principali problemi che interesseranno le attività agricole in relazione alla differente posizione geografica, alla morfologia e all'assetto geologico tridimensionale. Sono evidenziate le relazioni tra la variazione climatica e l’evoluzione geomorfologica della superficie del suolo. Si individuano tre periodi particolari. Il primo comprende l’intervallo tra la seconda metà del XIX secolo e l’inizio del XX secolo ed è caratterizzato da precipitazioni piovose più abbondanti e temperature inferiori rispetto alla media tra il 1867 e oggi, abbondante deflusso superficiale e attiva erosione del suolo e pedogenesi. Il secondo intervallo si estende fino alla metà circa del XX secolo ed è caratterizzato da un incremento delle temperature, diminuzione delle precipitazioni, netto decremento del deflusso superficiale e dell’erosione del suolo con aumento della pedogenesi. Il terzo intervallo giunge fino ad oggi ed è caratterizzato da un netto incremento della pedogenesi con conseguente ispessimento dello strato di rocce alterate lungo i versanti collinari prevalentemente argillosi. L’Appennino si può suddividere in tre ampie fasce. La fascia A è costituita dai rilievi carbonatici topograficamente più elevati e rappresenta una importante barriera morfologica per l'aria umida proveniente dai quadranti occidentali ; subirà gli impatti ambientali meno gravi in quanto l'entità delle precipitazioni piovose consentirà l'attività pedogenetica e lo sviluppo della vegetazione. Il sensibile decremento delle precipitazioni piovose influirà immediatamente sulla portata delle sorgenti strategiche alimentate dagli acquiferi carbonatici. Si prevede che saranno captate le sorgenti potabili ancora libere e che tali interventi aggraveranno l'assetto idrologico dei corsi d'acqua che sono privi di ruscellamento superficiale durante i mesi non piovosi. La fascia B, comprende l’Appennino orientale ed è costituita da un substrato prevalentemente argilloso; rappresenta l'area in cui si concentra la principale coltivazione di grano duro che è la base per la produzione della Pasta che, come è noto, ha un ruolo importante nell'economia italiana. Il ciclo del grano (autunnale-primaverile) è controllato dall'umidità del suolo e dalla temperatura che caratterizza tale periodo vegetativo. La diminuzione delle precipitazioni evidenzia che in gran parte del territorio agricolo della fascia B non si avrà più l'umidità (e la temperatura) del suolo necessaria per tutto il ciclo vegetativo del grano duro. In questa fascia sono ubicati i bacini artificiali funzionanti che accumulano le acque nelle regioni Molise, Campania e Basilicata per l'alimentazione irrigua e idropotabile, prevalentemente, della Regione Puglia. L'accentuata diminuzione delle precipitazioni provocherà sempre più scarsi deflussi superficiali e quindi l'impossibilità di accumulare nei bacini i volumi idrici attuali. Tale previsione aggraverà le carenze irrigue e idropotabili della Regione Puglia e provocherà problemi di pianificazione alle Regioni che riforniscono l'acqua. Le condizioni climatico-ambientali previste nel prossimo futuro saranno sfavorevoli alla conservazione del patrimonio boschivo collinare e montano; al fine di limitare al massimo i danni occorrerebbe realizzare una capillare rete di laghetti. La fascia C rappresenta la fascia occidentale dell’Appennino con le vaste pianure costiere; sarà interessata dai più gravi impatti e, in assenza di interventi irrigui, tenderà alla desertificazione naturale. In tale fascia si concentra quasi tutta la popolazione della Campania, gran parte delle attività industriali e delle aree irrigue. Essa, pertanto, continuerà a richiedere la maggior parte delle risorse idriche a scapito delle aree A e B. Le attività agricole a maggiore reddito che si svolgono nella ampie pianure costiere continueranno ad esigere consistenti volumi di acqua per l'irrigazione. Se le Istituzioni Pubbliche non avranno la capacità di pianificare gli usi idrici, si verificherà un progressivo sovrasfruttamento delle acque sotterranee che sono più facilmente utilizzabili anche senza le necessarie autorizzazioni. L'impatto più immediato sull'agricoltura della fascia costiera è già rappresentato dalla salinizzazione delle falde e del suolo che determinerà l’abbandono di diverse migliaia di ettari attualmente al elevata produttività agricola e imporrà necessarie riconversioni colturali. I sistemi irrigui principali della Campania sono alimentati dall'acqua sorgiva proveniente dagli acquiferi carbonatici ubicati nella fascia A; è evidente che vi sarà un conflitto tra uso idropotabile e uso irriguo. Si prevede che la diminuzione delle portate delle grandi sorgenti strategiche utilizzate prevalentemente per uso potabile e irriguo (circa il 50% in meno entro i prossimi 50-100 anni) determinerà un progressivo e difficilmente controllabile aumento dei prelievi idrici dalle falde sotterranee ampiamente usate anche per scopi industriali. Nella pianura del fiume Sarno, ad esempio, i prelievi idrici industriali concentrati nei mesi estivi durante la lavorazione del pomodoro, ammontano a circa 50 milioni di mc. La sensibile riduzione del deflusso superficiale aggraverà l’inquinamento delle acque fluviali. Nell’ipotesi che le acque sorgive e di falda vengano prevalentemente destinate all’uso idropotabile si prevedono due scenari: 1- le produzioni agricole dovranno subire significative trasformazioni compatibili con la scarsità idrica; 2- i prelievi incontrollati e selvaggi di acqua dal sottosuolo aumenteranno fino a determinare il progressivo abbassamento della falda anche al di sotto del livello del mare con inevitabile e sempre più accentuata ingressione dell’acqua salina. Le modificazioni ambientali prevedibili in base alle conoscenze multidisciplinari oggi disponibili evidenziano che le attività agricole saranno fortemente condizionate dalle modificazioni climatico-ambientali che interesseranno sia le aree interne che le aree costiere. Alla luce di tali conoscenze si evince che è estremamente urgente l’elaborazione di piani di “adeguamento ambientale” per le regioni più influenzate dalle prossime modificazioni climatiche in modo da prevedere la più razionale valorizzazione delle risorse idriche. Si sottolinea l'importanza di mettere a punto un piano strategico nazionale al fine di incrementare la disponibilità per scopi irrigui entro i prossimi 20 anni circa che si basi su: - la individuazione, valutazione e gestione per usi multipli di tutte le acque; - il riciclaggio e riuso delle acque di scarico; - la interconnessione dei bacini artificiali; - la realizzazione di derivazioni idriche, dai vari bacini idrografici attualmente privi di bacini artificiali e ubicati a diverse latitudini e a differenti quote, per l'accumulo di acqua in bacini artificiali in situazioni favorevoli all'utilizzazione strategica dell'acqua.
Variazione climatica, diminuzione delle risorse idriche e impatto sull’agricoltura dell’Italia meridionale / Ortolani, Franco; S., Pagliuca. - STAMPA. - (2004), pp. 203-213.
Variazione climatica, diminuzione delle risorse idriche e impatto sull’agricoltura dell’Italia meridionale
ORTOLANI, FRANCO;
2004
Abstract
Variazione climatica, diminuzione delle risorse idriche e impatto sull'agricoltura dell'Italia meridionale A partire dal 1990 sono state intraprese ricerche scientifiche innovative utilizzando gli archivi naturali integrati dell’Area Mediterranea per ricostruire le modificazioni naturali del clima e dell’ambiente negli ultimi 2500 anni. I risultati originali acquisiti già nel 2004 avevano consentito di ricostruire la storia del clima e dell’ambiente e di inquadrare correttamente le modificazioni climatico-ambientali che, in maniera sempre più sensibile, stanno interessando il globo negli ultimi 20 anni. I dati acquisiti hanno consentito di elaborare scenari circa le modificazioni del prossimo futuro. Le previsioni elaborate stanno progressivamente trovando riscontri nell’evoluzione climatico-ambientale che ha caratterizzato gli anni successivi al 2004. Alla luce dei dati acquisiti con le ricerche paleoclimatiche nell'Area Mediterranea, si prevede che l'accentuazione della variazione climatica in atto provocherà una situazione (Effetto Serra del Terzo Millennio) simile a quella già sperimentata ciclicamente 1000 e 2000 anni fa (Effetto Serra Medievale; Effetto Serra Romano) e che tale nuova condizione climatica potrebbe perdurare per circa 150 anni. L'impatto ambientale principale per l'Italia Meridionale, oltre all'incremento della temperatura media, sarà rappresentato dalla drastica diminuzione delle precipitazioni piovose che condizionerà la disponibilità delle risorse idriche utilizzate per le attività agricole nelle aree collinari e in quelle costiere irrigue. Si tratta, quindi, di prevedere e valutare l'impatto sulle attività agricole di una carenza idrica prolungata per decenni e non tanto di una siccità temporanea. A tal fine è stata elaborata una metodologia innovativa basata su: 1 - ricostruzione delle modificazioni ambientali avvenute nelle diverse condizioni morfologiche e geoambientali durante i periodi storici caratterizzati da condizioni climatiche di tipo “Effetto Serra”; 2 - individuazione della ciclicità millenaria delle variazioni climatiche; 3 - elaborazione delle serie storiche dei dati strumentali climatici relativi agli ultimi 150 anni circa, distinti per fasce climatiche (zona costiera, zona centrale appenninica, zona orientale appenninica); 4 - valutazione delle modificazioni della pedogenesi in relazione alle attuali condizioni climatiche e a quelle previste; 5 - ricostruzione dell'assetto geologico tridimensionale degli acquiferi. In base alle conoscenze sulle modificazioni della superficie del suolo e sull'evoluzione delle risorse idriche nel prossimo futuro, è possibile delineare i principali problemi che interesseranno le attività agricole in relazione alla differente posizione geografica, alla morfologia e all'assetto geologico tridimensionale. Sono evidenziate le relazioni tra la variazione climatica e l’evoluzione geomorfologica della superficie del suolo. Si individuano tre periodi particolari. Il primo comprende l’intervallo tra la seconda metà del XIX secolo e l’inizio del XX secolo ed è caratterizzato da precipitazioni piovose più abbondanti e temperature inferiori rispetto alla media tra il 1867 e oggi, abbondante deflusso superficiale e attiva erosione del suolo e pedogenesi. Il secondo intervallo si estende fino alla metà circa del XX secolo ed è caratterizzato da un incremento delle temperature, diminuzione delle precipitazioni, netto decremento del deflusso superficiale e dell’erosione del suolo con aumento della pedogenesi. Il terzo intervallo giunge fino ad oggi ed è caratterizzato da un netto incremento della pedogenesi con conseguente ispessimento dello strato di rocce alterate lungo i versanti collinari prevalentemente argillosi. L’Appennino si può suddividere in tre ampie fasce. La fascia A è costituita dai rilievi carbonatici topograficamente più elevati e rappresenta una importante barriera morfologica per l'aria umida proveniente dai quadranti occidentali ; subirà gli impatti ambientali meno gravi in quanto l'entità delle precipitazioni piovose consentirà l'attività pedogenetica e lo sviluppo della vegetazione. Il sensibile decremento delle precipitazioni piovose influirà immediatamente sulla portata delle sorgenti strategiche alimentate dagli acquiferi carbonatici. Si prevede che saranno captate le sorgenti potabili ancora libere e che tali interventi aggraveranno l'assetto idrologico dei corsi d'acqua che sono privi di ruscellamento superficiale durante i mesi non piovosi. La fascia B, comprende l’Appennino orientale ed è costituita da un substrato prevalentemente argilloso; rappresenta l'area in cui si concentra la principale coltivazione di grano duro che è la base per la produzione della Pasta che, come è noto, ha un ruolo importante nell'economia italiana. Il ciclo del grano (autunnale-primaverile) è controllato dall'umidità del suolo e dalla temperatura che caratterizza tale periodo vegetativo. La diminuzione delle precipitazioni evidenzia che in gran parte del territorio agricolo della fascia B non si avrà più l'umidità (e la temperatura) del suolo necessaria per tutto il ciclo vegetativo del grano duro. In questa fascia sono ubicati i bacini artificiali funzionanti che accumulano le acque nelle regioni Molise, Campania e Basilicata per l'alimentazione irrigua e idropotabile, prevalentemente, della Regione Puglia. L'accentuata diminuzione delle precipitazioni provocherà sempre più scarsi deflussi superficiali e quindi l'impossibilità di accumulare nei bacini i volumi idrici attuali. Tale previsione aggraverà le carenze irrigue e idropotabili della Regione Puglia e provocherà problemi di pianificazione alle Regioni che riforniscono l'acqua. Le condizioni climatico-ambientali previste nel prossimo futuro saranno sfavorevoli alla conservazione del patrimonio boschivo collinare e montano; al fine di limitare al massimo i danni occorrerebbe realizzare una capillare rete di laghetti. La fascia C rappresenta la fascia occidentale dell’Appennino con le vaste pianure costiere; sarà interessata dai più gravi impatti e, in assenza di interventi irrigui, tenderà alla desertificazione naturale. In tale fascia si concentra quasi tutta la popolazione della Campania, gran parte delle attività industriali e delle aree irrigue. Essa, pertanto, continuerà a richiedere la maggior parte delle risorse idriche a scapito delle aree A e B. Le attività agricole a maggiore reddito che si svolgono nella ampie pianure costiere continueranno ad esigere consistenti volumi di acqua per l'irrigazione. Se le Istituzioni Pubbliche non avranno la capacità di pianificare gli usi idrici, si verificherà un progressivo sovrasfruttamento delle acque sotterranee che sono più facilmente utilizzabili anche senza le necessarie autorizzazioni. L'impatto più immediato sull'agricoltura della fascia costiera è già rappresentato dalla salinizzazione delle falde e del suolo che determinerà l’abbandono di diverse migliaia di ettari attualmente al elevata produttività agricola e imporrà necessarie riconversioni colturali. I sistemi irrigui principali della Campania sono alimentati dall'acqua sorgiva proveniente dagli acquiferi carbonatici ubicati nella fascia A; è evidente che vi sarà un conflitto tra uso idropotabile e uso irriguo. Si prevede che la diminuzione delle portate delle grandi sorgenti strategiche utilizzate prevalentemente per uso potabile e irriguo (circa il 50% in meno entro i prossimi 50-100 anni) determinerà un progressivo e difficilmente controllabile aumento dei prelievi idrici dalle falde sotterranee ampiamente usate anche per scopi industriali. Nella pianura del fiume Sarno, ad esempio, i prelievi idrici industriali concentrati nei mesi estivi durante la lavorazione del pomodoro, ammontano a circa 50 milioni di mc. La sensibile riduzione del deflusso superficiale aggraverà l’inquinamento delle acque fluviali. Nell’ipotesi che le acque sorgive e di falda vengano prevalentemente destinate all’uso idropotabile si prevedono due scenari: 1- le produzioni agricole dovranno subire significative trasformazioni compatibili con la scarsità idrica; 2- i prelievi incontrollati e selvaggi di acqua dal sottosuolo aumenteranno fino a determinare il progressivo abbassamento della falda anche al di sotto del livello del mare con inevitabile e sempre più accentuata ingressione dell’acqua salina. Le modificazioni ambientali prevedibili in base alle conoscenze multidisciplinari oggi disponibili evidenziano che le attività agricole saranno fortemente condizionate dalle modificazioni climatico-ambientali che interesseranno sia le aree interne che le aree costiere. Alla luce di tali conoscenze si evince che è estremamente urgente l’elaborazione di piani di “adeguamento ambientale” per le regioni più influenzate dalle prossime modificazioni climatiche in modo da prevedere la più razionale valorizzazione delle risorse idriche. Si sottolinea l'importanza di mettere a punto un piano strategico nazionale al fine di incrementare la disponibilità per scopi irrigui entro i prossimi 20 anni circa che si basi su: - la individuazione, valutazione e gestione per usi multipli di tutte le acque; - il riciclaggio e riuso delle acque di scarico; - la interconnessione dei bacini artificiali; - la realizzazione di derivazioni idriche, dai vari bacini idrografici attualmente privi di bacini artificiali e ubicati a diverse latitudini e a differenti quote, per l'accumulo di acqua in bacini artificiali in situazioni favorevoli all'utilizzazione strategica dell'acqua.| File | Dimensione | Formato | |
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