La ricerca di un’architettura grandiosa, legata ai paesaggi della sua terra, costituisce la motivazione più profonda che, in circa un secolo di lavoro, ha portato il centenario architetto brasiliano Oscar Niemeyer a elaborare un inedito discorso architettonico. L’architettura di N. è composta di fantasie, di curve generose e morbide, di grandi spazi aperti nei quali si sublima l’isolamento metafisico delle masse scultoree: si presenta come un sistema morfologico-spaziale capace di suscitare forti sensazioni emotive di meraviglia, stupore e incanto. Gli schizzi dei progetti sono caratterizzati da un grafismo semplice, fatto di gesti decisi, impressi sulla carta dall’inchiostro nero del pennarello, volti ad evocare il contorno delle montagne di Rio de Janeiro, il corso dei fiumi, le onde del mare, fino a trasfigurare in quelle linee morbide e fluttuanti le silhouette di donne formose, sensualmente distese, a testimonianza della fascinazione che l’architetto nutre nei confronti del nudo femminile. Ma la tendenza organica delle forme si coniuga con un severo astrattismo purista, espresso mediante superfici bianche e volumi puri, in un dialogo ininterrotto tra la suggestione istintiva della natura ispiratrice e il rigore geometrico della composizione architettonica: il risultato rispecchia una metodologia progettuale, basata sull’uso di superfici elementari, sapientemente combinate alla ricerca del dinamismo dell’originaria curva ispiratrice. È come se la sinuosità della natura fosse ripensata e reinventata attraverso la concezione artistica e spaziale di Niemeyer, generando un’architettura composta di fantasia, di curve generose e di grandi spazi aperti, , frutto di una ricerca estenuante e continua che assorbe, matura e poi mette in forma quei segni che derivano da una colta gestione emozionale dell’esperienza visiva, ottenuta attraverso l’osservazione dell’ambiente naturale. Attraverso falde tronco-coniche il Nostro collega al suolo le sue imponenti calotte sferiche, ridisegnando le forme di un nuovo paesaggio nel quale, come in un processo naturale di orogenesi, nascono candide colline la cui forma ricorda le pieghe anticlinali delle rocce soggette a movimenti tettonici, verso una totale fusione delle linee e delle forme del paesaggio antropico con quello naturale. Se la collina assurge a riferimento esplicito dell’idea progettuale nelle suddette architetture, il legame con le complesse catene di rilievi collinari del paesaggio brasiliano è rintracciabile nel caso del progetto, non ancora realizzato, del Museo Candido Mendes di Rio de Janeiro, per il quale il campo di sperimentazione travalica i confini dell’architettura, per relazionarsi direttamente al paesaggio come fonte di ispirazione creativa. Tuttavia, come già osservato, le forme architettoniche del complesso non tendono affatto alla mimesi, denunciando piuttosto il loro essere ‘‘artefatto umano’’. Nel museo Niemeyer perfeziona il già consolidato tema della cupola emergente dal suolo, arricchendola con la presenza di una seconda superficie-collina. Durante gli anni del suo esilio poilitico Niemeyer progetta l’imponente Centro culturale di Le Havre, inaugurato solo dieci anni più tardi, nel 1982; l’opera è composta da due edifici bianchi, collegati da una piattaforma e denominati ‘‘vulcani’’ per l’aspetto di catteristici rilievi rocciosi e la presenza di un cratere interno. L’imponente centro culturale ridisegna un nuovo paesaggio della città: le architetture sembrano emergere dal suolo evocando rilievi naturali, e divengono parte del sito, con il quale intrattengono un rapporto di calibrata integrazione formale. A Le Havre il paesaggio interviene anche per quelle qualità impalpabili legate al clima, laddove Niemeyer afferma di aver progettato la piazza lievemente più in basso rispetto al livello del mare, per proteggerla dal vento incessante.

TRASFIGURAZIONI DI PAESAGGIO: FORMA E GEOMETRIANELLE MONUMENTALI SCULTURE ARCHITETTONICHE DIOSCAR NIEMEYER / Pagliano, Alessandra. - (2011). ( XVI Convegno Internazionale InterdisciplinareIl mosaico paesistico-culturale in transizione: dinamiche, disincanti, dissolvenze Udine 22-23 SETTEMBRE 2011).

TRASFIGURAZIONI DI PAESAGGIO: FORMA E GEOMETRIANELLE MONUMENTALI SCULTURE ARCHITETTONICHE DIOSCAR NIEMEYER

PAGLIANO, ALESSANDRA
2011

Abstract

La ricerca di un’architettura grandiosa, legata ai paesaggi della sua terra, costituisce la motivazione più profonda che, in circa un secolo di lavoro, ha portato il centenario architetto brasiliano Oscar Niemeyer a elaborare un inedito discorso architettonico. L’architettura di N. è composta di fantasie, di curve generose e morbide, di grandi spazi aperti nei quali si sublima l’isolamento metafisico delle masse scultoree: si presenta come un sistema morfologico-spaziale capace di suscitare forti sensazioni emotive di meraviglia, stupore e incanto. Gli schizzi dei progetti sono caratterizzati da un grafismo semplice, fatto di gesti decisi, impressi sulla carta dall’inchiostro nero del pennarello, volti ad evocare il contorno delle montagne di Rio de Janeiro, il corso dei fiumi, le onde del mare, fino a trasfigurare in quelle linee morbide e fluttuanti le silhouette di donne formose, sensualmente distese, a testimonianza della fascinazione che l’architetto nutre nei confronti del nudo femminile. Ma la tendenza organica delle forme si coniuga con un severo astrattismo purista, espresso mediante superfici bianche e volumi puri, in un dialogo ininterrotto tra la suggestione istintiva della natura ispiratrice e il rigore geometrico della composizione architettonica: il risultato rispecchia una metodologia progettuale, basata sull’uso di superfici elementari, sapientemente combinate alla ricerca del dinamismo dell’originaria curva ispiratrice. È come se la sinuosità della natura fosse ripensata e reinventata attraverso la concezione artistica e spaziale di Niemeyer, generando un’architettura composta di fantasia, di curve generose e di grandi spazi aperti, , frutto di una ricerca estenuante e continua che assorbe, matura e poi mette in forma quei segni che derivano da una colta gestione emozionale dell’esperienza visiva, ottenuta attraverso l’osservazione dell’ambiente naturale. Attraverso falde tronco-coniche il Nostro collega al suolo le sue imponenti calotte sferiche, ridisegnando le forme di un nuovo paesaggio nel quale, come in un processo naturale di orogenesi, nascono candide colline la cui forma ricorda le pieghe anticlinali delle rocce soggette a movimenti tettonici, verso una totale fusione delle linee e delle forme del paesaggio antropico con quello naturale. Se la collina assurge a riferimento esplicito dell’idea progettuale nelle suddette architetture, il legame con le complesse catene di rilievi collinari del paesaggio brasiliano è rintracciabile nel caso del progetto, non ancora realizzato, del Museo Candido Mendes di Rio de Janeiro, per il quale il campo di sperimentazione travalica i confini dell’architettura, per relazionarsi direttamente al paesaggio come fonte di ispirazione creativa. Tuttavia, come già osservato, le forme architettoniche del complesso non tendono affatto alla mimesi, denunciando piuttosto il loro essere ‘‘artefatto umano’’. Nel museo Niemeyer perfeziona il già consolidato tema della cupola emergente dal suolo, arricchendola con la presenza di una seconda superficie-collina. Durante gli anni del suo esilio poilitico Niemeyer progetta l’imponente Centro culturale di Le Havre, inaugurato solo dieci anni più tardi, nel 1982; l’opera è composta da due edifici bianchi, collegati da una piattaforma e denominati ‘‘vulcani’’ per l’aspetto di catteristici rilievi rocciosi e la presenza di un cratere interno. L’imponente centro culturale ridisegna un nuovo paesaggio della città: le architetture sembrano emergere dal suolo evocando rilievi naturali, e divengono parte del sito, con il quale intrattengono un rapporto di calibrata integrazione formale. A Le Havre il paesaggio interviene anche per quelle qualità impalpabili legate al clima, laddove Niemeyer afferma di aver progettato la piazza lievemente più in basso rispetto al livello del mare, per proteggerla dal vento incessante.
2011
TRASFIGURAZIONI DI PAESAGGIO: FORMA E GEOMETRIANELLE MONUMENTALI SCULTURE ARCHITETTONICHE DIOSCAR NIEMEYER / Pagliano, Alessandra. - (2011). ( XVI Convegno Internazionale InterdisciplinareIl mosaico paesistico-culturale in transizione: dinamiche, disincanti, dissolvenze Udine 22-23 SETTEMBRE 2011).
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11588/405127
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