Le condizioni attuali della cultura del restauro richiedono un confronto con le attuali dinamiche di trasformazione dei contesti urbanizzati e non, ma anche una serrata analisi dei nodi disciplinari che la conservazione dell’architettura è chiamata, oggi, ad affrontare se aspira ad essere una forza attiva nel dibattito sulla gestione e sulla salvaguardia del territorio antropizzato. Roberto Pane rappresenta una figura che ha portato alla luce la discussione sulle innumerevoli implicazioni riguardanti il patrimonio architettonico, ravvedendo nella nozione di “ambiente” un ambito rispetto al quale misurare la “ragione” della conservazione dell’architettura. Ad una rapida scorsa della produzione editoriale dello studioso napoletano appare chiaro il suo orientamento, deciso quanto consapevole, verso la trattazione di tematiche molto vicine a questioni di carattere interdisciplinare, probabilmente più che non a specifiche impostazioni di metodo di conduzione delle operazioni di restauro. Emergono termini come bellezza, paesaggio, ambiente, natura, architettura e conservazione in misura maggiore che non quelli come tecniche, metodologia, intervento e lo stesso termine “restauro”. La profonda consapevolezza dell’interdisciplinarietà con cui argomentare la conservazione dei monumenti costituisce un suo momento teorico di natura fondativa. Il contributo, muovendo dal percorso teorico di Pane che approda alla questione di carattere psicanalitico nella definizione dell’impalcatura di base alle ragioni della memoria, intende verificare l’attualità delle sue posizioni in merito al rapporto tra le scelte progettuali e la sfera mentale dell’uomo interessata dall’intervento di restauro.
Luoghi esterni, immagini interne: attualità del percorso della conservazione dell’architettura in Roberto Pane / Marino, Bianca. - (2010), pp. 149-153.
Luoghi esterni, immagini interne: attualità del percorso della conservazione dell’architettura in Roberto Pane
MARINO, BIANCA
2010
Abstract
Le condizioni attuali della cultura del restauro richiedono un confronto con le attuali dinamiche di trasformazione dei contesti urbanizzati e non, ma anche una serrata analisi dei nodi disciplinari che la conservazione dell’architettura è chiamata, oggi, ad affrontare se aspira ad essere una forza attiva nel dibattito sulla gestione e sulla salvaguardia del territorio antropizzato. Roberto Pane rappresenta una figura che ha portato alla luce la discussione sulle innumerevoli implicazioni riguardanti il patrimonio architettonico, ravvedendo nella nozione di “ambiente” un ambito rispetto al quale misurare la “ragione” della conservazione dell’architettura. Ad una rapida scorsa della produzione editoriale dello studioso napoletano appare chiaro il suo orientamento, deciso quanto consapevole, verso la trattazione di tematiche molto vicine a questioni di carattere interdisciplinare, probabilmente più che non a specifiche impostazioni di metodo di conduzione delle operazioni di restauro. Emergono termini come bellezza, paesaggio, ambiente, natura, architettura e conservazione in misura maggiore che non quelli come tecniche, metodologia, intervento e lo stesso termine “restauro”. La profonda consapevolezza dell’interdisciplinarietà con cui argomentare la conservazione dei monumenti costituisce un suo momento teorico di natura fondativa. Il contributo, muovendo dal percorso teorico di Pane che approda alla questione di carattere psicanalitico nella definizione dell’impalcatura di base alle ragioni della memoria, intende verificare l’attualità delle sue posizioni in merito al rapporto tra le scelte progettuali e la sfera mentale dell’uomo interessata dall’intervento di restauro.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


