Nell'articolo si discute del processo di riforma della politica portuale italiana, osservandolo nel suo incedere in un caso specifico, quello del Porto di Napoli. Il problema di fondo da analizzare è come si producono le scelte collettive e quali conseguenze esse generano sulla politica considerata. La conclusione cui si è giunti è che l’obiettivo principale della riforma – la liberalizzazione delle attività portuali – ha finito per generare in quel contesto degli esiti inattesi e per certi versi contraddittori. Mentre si verifica una loro ulteriore concentrazione tra pochi attori privati che già in precedenza operavano nel Porto, si rileva che attraverso l’attuazione della riforma si è riusciti comunque a ridurre la totale resistenza che tali attori inizialmente opponevano all’ingresso di imprese concorrenti. Dalla stessa riforma, poi, sono scaturiti altri benefici apprezzabili quali la modernizzazione delle infrastrutture portuali e un aumento dell’offerta di servizi che sono andati a vantaggio degli interessi della collettività. In questo trade off tra interesse individuale e collettivo la domanda principale intorno a cui ruota l’analisi riguarda l’incidenza di particolari attori-chiave nell’imprimere, attraverso le proprie scelte decisionali, di volta in volta ed intenzionalmente, una determinata direzione al percorso di attuazione della riforma e, di conseguenza, ai suoi esiti. La rilettura degli eventi salienti da cui è stata caratterizzata la politica in esame muove da un interrogativo che sovente è emerso nella letteratura, ovvero quali sono gli attori che fanno le politiche pubbliche e chi svolge un ruolo determinante nell’influenzare i processi decisionali ed i percorsi di attuazione aventi una rilevanza nella ricerca di soluzioni a problemi collettivi . La comprensione degli esiti di tali politiche può perciò essere ricondotta alle strategie d’azione che gli attori in esse coinvolti pongono in essere in relazione agli interessi che quelle politiche mettono in gioco ed alle motivazioni che li accompagnano. L’osservare una determinata politica da questa prospettiva analitica rinvia ad altre implicazioni collegate ai profondi cambiamenti che hanno riguardato l’amministrazione pubblica, con il passaggio da forme di coordinamento centralizzate nell’intervento a forme organizzative ibride e complesse. La ridefinizione dell’azione pubblica verso forme di governance allargata, caratterizzate da una maggiore flessibilità, imprevedibilità ed incertezza, può cioè accrescere i margini di azione e il livello di discrezionalità nell’attività amministrativa di determinati soggetti, dotati di specifiche risorse personali e relazionali, durante i percorsi di attuazione delle politiche. Si tratta di emergenti dinamiche istituzionali che finiscono per generare forme di organizzazione dell’attività amministrativa inedite ed autocentrate . Si fa strada in tal modo un differente modello di regolazione che riproblematizza il tema dei meccanismi di connessione tra i vari livelli istituzionali, pubblici e privati, e quello degli strumenti necessari per incentivarli, ponendo però l’accento su «chi» diviene l’artefice dei processi di integrazione e, soprattutto, su «che cosa» ciò comporta per gli altri attori implicati.

Scelte pubbliche e interessi sociali. Il ruolo dell'attore individuale nei processi di cambiamento istituzionale. Il caso del Porto di Napoli.

DE VIVO, PAOLA
2010

Abstract

Nell'articolo si discute del processo di riforma della politica portuale italiana, osservandolo nel suo incedere in un caso specifico, quello del Porto di Napoli. Il problema di fondo da analizzare è come si producono le scelte collettive e quali conseguenze esse generano sulla politica considerata. La conclusione cui si è giunti è che l’obiettivo principale della riforma – la liberalizzazione delle attività portuali – ha finito per generare in quel contesto degli esiti inattesi e per certi versi contraddittori. Mentre si verifica una loro ulteriore concentrazione tra pochi attori privati che già in precedenza operavano nel Porto, si rileva che attraverso l’attuazione della riforma si è riusciti comunque a ridurre la totale resistenza che tali attori inizialmente opponevano all’ingresso di imprese concorrenti. Dalla stessa riforma, poi, sono scaturiti altri benefici apprezzabili quali la modernizzazione delle infrastrutture portuali e un aumento dell’offerta di servizi che sono andati a vantaggio degli interessi della collettività. In questo trade off tra interesse individuale e collettivo la domanda principale intorno a cui ruota l’analisi riguarda l’incidenza di particolari attori-chiave nell’imprimere, attraverso le proprie scelte decisionali, di volta in volta ed intenzionalmente, una determinata direzione al percorso di attuazione della riforma e, di conseguenza, ai suoi esiti. La rilettura degli eventi salienti da cui è stata caratterizzata la politica in esame muove da un interrogativo che sovente è emerso nella letteratura, ovvero quali sono gli attori che fanno le politiche pubbliche e chi svolge un ruolo determinante nell’influenzare i processi decisionali ed i percorsi di attuazione aventi una rilevanza nella ricerca di soluzioni a problemi collettivi . La comprensione degli esiti di tali politiche può perciò essere ricondotta alle strategie d’azione che gli attori in esse coinvolti pongono in essere in relazione agli interessi che quelle politiche mettono in gioco ed alle motivazioni che li accompagnano. L’osservare una determinata politica da questa prospettiva analitica rinvia ad altre implicazioni collegate ai profondi cambiamenti che hanno riguardato l’amministrazione pubblica, con il passaggio da forme di coordinamento centralizzate nell’intervento a forme organizzative ibride e complesse. La ridefinizione dell’azione pubblica verso forme di governance allargata, caratterizzate da una maggiore flessibilità, imprevedibilità ed incertezza, può cioè accrescere i margini di azione e il livello di discrezionalità nell’attività amministrativa di determinati soggetti, dotati di specifiche risorse personali e relazionali, durante i percorsi di attuazione delle politiche. Si tratta di emergenti dinamiche istituzionali che finiscono per generare forme di organizzazione dell’attività amministrativa inedite ed autocentrate . Si fa strada in tal modo un differente modello di regolazione che riproblematizza il tema dei meccanismi di connessione tra i vari livelli istituzionali, pubblici e privati, e quello degli strumenti necessari per incentivarli, ponendo però l’accento su «chi» diviene l’artefice dei processi di integrazione e, soprattutto, su «che cosa» ciò comporta per gli altri attori implicati.
File in questo prodotto:
File Dimensione Formato  
Innovazione e PA cap_3.pdf

solo utenti autorizzati

Tipologia: Versione Editoriale (PDF)
Licenza: Accesso privato/ristretto
Dimensione 766.07 kB
Formato Adobe PDF
766.07 kB Adobe PDF   Visualizza/Apri   Richiedi una copia

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11588/381507
Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact