Premessa Nelle moderne concezioni economiche di sviluppo e di crescita il turismo ha via via assunto un ruolo e una funzione di decisa importanza. Non solo nei Paesi occidentali; non certo limitatamente ai flussi monetari che sposta, ma, e forse principalmente, per i trasferimenti e le osmosi culturali che determina. Sussistono tuttavia due momenti di stress nel rapporto, ch’è di certamente scontro, tra presenza turistica e ordinaria vita delle società visitate. Il primo attiene al bilancio costi-vantaggi, ed è connesso allo sforzo aggiuntivo che il paese ospitante deve compiere per servizi, adeguamenti, costi ombra, eccetera. Il secondo pericolo sta nelle forti componenti di omologazione, che comporta, e in qualche modo trascina, un turismo non più in equilibrio tra parti della società elitarie, il “viaggiatore”, e presenze di masse organizzate, il gitante ludico, ma sempre più decisamente orientato in questa direzione. Con la tesi che si illustra si intende proporre un modello di sviluppo turistico, organizzativo strutturale tendente a superare questa situazione, per quanto attiene in particolare la Regione Campania. La Regione Campania costituisce un interessante campo di sperimentazione perché è caratterizzata da singolari sistemi paesistico-ambientali e relative comunità locali assai differenti tra loro, per tutto un insieme di condizioni di vita materiale, sociale e spirituale da loro elaborate nel corso della storia, che ne fanno la loro “civiltà”. Il Sannio, l’Irpinia, il Cilento, l’Alto Casertano, la piana dei “Flegrei” con gli apparati vulcanici ed il Vesuvio rappresentano gli esempi salienti della sua pluralità ed eterogeneità. Napoli e i suoi dintorni, maggiormente le città di Ercolano e Pompei, hanno sempre rappresentato le principali località di attrazione del Grand Tour dei viaggiatori stranieri verso le mete del Mediterraneo. Napoli è tuttora il baricentro dell’intero bacino ed è candidata a divenire la capitale euromediterranea. Tale punto di forza, però, costituisce allo stesso tempo un fattore di debolezza e fragilità del sistema territoriale e dell’armatura urbana regionale. Il modello organizzativo che si propone tende al riequilibrio delle forze in gioco nei territori in questione, attraverso la riorganizzazione dei nuclei urbani storici e la realizzazione di una nuova mobilità basata su un sistema integrato dei trasporti, con la riutilizzazione dei cosiddetti “rami secchi” delle ferrovie che servivano e possono servire ai rapporti tra le comunità locali e tra i “viaggiatori” e gli “ospiti”. Il tutto attraverso la cooperazione pubblico-privato. Solo in questo modo per altro si potrà ottenere il radicamento del Turismo Relazionale Integrato finalizzato alla realizzazione del Grand Tour contemporaneo; determinando così la simbiosi necessaria per lo sviluppo e l’integrazione sociale tra chi viaggia per conoscenza e chi si aspetta di ricevere ciò che gli può servire per affinare le proprie conoscenze e la propria sensibilità, facendo leva sui valori comuni: ovvero il perdono, la non violenza, il rispetto dell’altro, la condivisione e la non discriminazione. La cultura europea ed occidentale trova le sue radici nel complesso d’idee, valori, norme, concetti, di equilibrio e bellezza della Grecia antica e della Roma imperiale. Le città fondate dai coloni provenienti dall’Asia e dalla Grecia, ovvero l’insieme che prende il nome di Magna Grecia, assieme a Roma, hanno costituito l’ossatura urbana, oltre che il supporto economico, intorno alla quale si è andato sviluppando e consolidando nel tempo l’interesse dei tanti intellettuali, artisti, scrittori che hanno contribuito alla crescita e diffusione della cultura nel mondo. Il Grand Tour è il lungo viaggio di formazione e di affinamento intellettuale che molti studiosi delle famiglie aristocratiche di tutta l’Europa compivano sulle tracce delle antiche vestigia, a partire dalla seconda metà del Seicento. Nel Settecento l’itinerario privilegiato del percorso era la nostra Penisola, The Italian Voyage. Ciò che i grandtourists “inseguivano” era il mito dell’Italia, il mito di un museo all’aperto, con la esorbitante quantità di opere d’arte, il clima mite e radioso, straordinario per i continentali in gran parte provenienti da cieli plumbei, l’eccezionale produzione culturale in quasi tutti i campi erano richiami potentissimi. Ma già nel Seicento, Roma e Venezia avevano cominciato ad esercitare una forte attrazione ed erano destinate ad accrescere la loro fortuna nel tempo. In terza posizione, e a grande distanza nella scala gerarchica, si collocavano Napoli e Firenze. E’ nel Settecento che Napoli e i suo dintorni, in una situazione che si andava configurando più articolata e meno consolidata, emergono come centri di grande attrazione. La città, divenuta l’unica grande capitale illuministica della cultura europea, passa al secondo posto, subito dopo Roma. Negli anni quaranta dello stesso secolo, le nuove scoperte archeologiche di Ercolano e Pompei (1738-1748) determinano nuove coordinate nell’itinerario di ricchi e colti patrizi che interessa l’Italia. Ercolano, posizionata in seno al Golfo di Napoli e divisa in quartieri da tre cardi e due decumani, suscita particolare emozione in quanto è possibile apprezzare i dettagli lignei che non furono bruciati dalla cenere e dai lapilli, come nel caso di Pompei. L’area vesuviana ha sempre esercitato un particolare interesse per gli aspetti naturali, connessi alle peculiarità pedologiche e geo-morfologiche del territorio, e per la presenza di centri ricchi di storia e di emergenze legate alla civiltà romana. Soprattutto nell’Ottocento il Vesuvio diviene simbolo della forza primigenia della natura che incute contemporaneamente ammirazione, timore, soggezione in chi la osserva e diviene il luogo in cui si genera la scienza della Vulcanologia. Il flusso verso le località dei siti archeologici aumenta e si consolida in epoca romantica, quando il fascino del Sud diviene una sorta di calamita. Quindi tra la metà del settecento e la fine dell’ottocento il richiamo dei luoghi sepolti dal Vesuvio esercitò una straordinaria attrattiva su intellettuali, artisti, letterati e viaggiatori, protagonisti del Grand Tour, soprattutto perché i rinvenimenti ercolanesi erano stati i primi cospicui reperti rinvenuti fuori la città di Roma. Nel contempo il viaggio, dapprima inteso come bisogno di conoscenza razionale, si trasforma in una esigenza di tipo romantico. Sono gli inglesi dapprima e i tedeschi poi a realizzare quest’idea, stimolati da una pulsione irrefrenabile di allontanarsi il più possibile dalla fredda cultura d’origine, come scrive il giovane Thomas Mann nel 1890 a Napoli. Essi, ritornando nella loro terra, portarono nel loro bagaglio culturale le esperienze tratte dai luoghi visitati. Ma, sia il primo fenomeno, legato all’affermarsi della cultura illuminista, che il secondo, connesso all’affermazione della sensibilità pre-romantica e romantica sono caratterizzati da una connotazione fortemente elitaria e limitata a pochi. Nel bacino del Mediterraneo, il microclima, il dolce avvicendarsi delle stagioni, la fertilità dei suoli e la generosità della natura esaltavano i pregi dell’ambiente e del paesaggio e costituivano componenti estremamente favorevoli alla vita e alla permanenza dei viaggiatori. I tempi del Grand Tour e del soggiorno dei viaggiatori erano lunghi, spesso duravano mesi e anni, per cui essi permettevano, oltre che il godimento del fascino e della bellezza delle località esplorate, la conoscenza più o meno profonda delle comunità locali e del complesso degli usi, costumi e abitudini delle genti che, a loro volta, facevano tesoro dell’esperienza tratta dal contatto con lo “straniero”. In Campania, le località preferite per lunghi soggiorni erano quelle della Costiera Amalfitana, “la dove fioriscono i limoni” scrive Goethe. Amalfi, Ravello e Scala sono i luoghi più frequentati dai grandtourists. Il fascino esercitato da Amalfi, Ravello, Scala e di tutta la costiera amalfitana perdura e si rafforza nel tempo, sebbene si sostanzi secondo tipologie diverse. Per quanto riguarda il turismo e le esigenze di relazionalità, sembra il caso di reinventare un Grand Tour che si ponga di perseguire due obiettivi. Da una parte, quello di elevare culturalmente e socialmente sia i “visitatori” che i “visitati”: in questo caso penetrando a fondo in tutti gli strati sociali e le aree più fragili economicamente della regione, dall’altra parte, quello di far sì che gli amministratori locali e tutta la collettività interessata siano incentivati a scelte urbanistiche e di governo del territorio per la valorizzazione paesaggistica, culturale e socio-economica, a curare il territorio, mirando magari non semplicemente alla ovvia opportunità della salvaguardia dei valori ambientali e culturali. Sembra importante affermare con forza che, rispetto alle problematiche presenti in Campania, occorra innanzitutto provvedere alla riorganizzazione e alla strutturazione dello spazio in modo da ottenere delle città che funzionino bene per tutti i cittadini, sì da risolverne tutti i problemi della vita quotidiana: il diritto all'abitazione, ai trasporti, alle reti impiantistiche e tecnologiche, allo smaltimento dei rifiuti, ai nuovi mezzi di comunicazione, alla tutela della salute, alle nuove forme di cultura urbana, e così via. Bisogna per di più puntare alla qualità delle trasformazioni urbane e territoriali e a proposte capaci di valorizzare le caratteristiche locali e globali, attraverso la considerazione e l'analisi dei fattori notevoli quali le infrastrutture e le attrezzature, il rapporto con l'antico, il recupero e la valorizzazione delle risorse, la nuova residenza, le periferie, i luoghi di aggregazione. Poiché la dimensione metropolitana è ormai una realtà diffusa, la sfida del politico riformatore non è quella di subirne gli effetti negativi – l’ecessivo inquinamento atmosferico e acustico, il traffico caotico, la carenza di parcheggi, di attrezzature pubbliche e di servizi collettivi, l’aumento dello spreco delle risorse economiche comuni per il funzionamento delle macchine urbane, la progressiva riduzione di aree pedonali, ciclabili, verdi, eccetera - ma di governare in una logica di sviluppo sostenibile, ragionando in termini di risposta ai bisogni delle persone e nella consapevolezza che il territorio non è un bene di infinita disponibilità, tenendo nel debito conto, che i bisogni del cittadino di oggi non si limitano più solo a quelli essenziali quali la casa e i servizi di base, ma intercettano nuove priorità tra le quali la qualità della vita, dell’ambiente e degli spazi urbani, l’identità dei luoghi costruiti. E' su queste priorità che occorre indirizzare le scelte di progetto per orientare lo sviluppo futuro delle città medie. Pertanto in Campania è urgente progettare una griglia di riferimento per le città, in cui l’infrastrutturazione del territorio e la dotazione di nuovi servizi diventino gli elementi strategici da perseguire e sui quali disegnare lo sviluppo dei tessuti seriali urbani - residenze, attività produttive, turistiche, eccetera e non viceversa. Così come è evidente quanto siano strategiche al soddisfacimento dei bisogni della popolazione le politiche sulle fonti di energia rinnovabili e non inquinanti applicate al trasporto e alla mobilità urbana, oltre che alla residenza ed ai servizi. Il “disegno” della Regione Campania dovrà essere un progetto di cento nuove città in relazione alla sostenibilità ambientale all’impatto antropico: dovrà essere un progetto di integrazione tra Natura, Storia e Architettura, tenendo conto delle densità territoriali, funzioni e destinazioni d’uso, accessibilità e mobilità, attrezzature e servizi; con la distribuzione dei pesi di popolazione e delle attività produttive, delle attrezzature e dei servizi in funzione delle capacità di accoglimento del territorio ed alleggerimento dei pesi stessi a Napoli e nella sua area metropolitana. Il Progetto consiste, in sintesi, nell’accorpamento di più piccoli o piccolissimi Comuni, vicini, in una municipalità più grande. Nella municipalità più grande può svilupparsi un Comune con maggiori potenzialità attrattive o una piccola città. Se questo processo viene guidato facendo attenzione a dare alla nuova municipalità impostazione strutturale sostenibile, che contenga requisiti di vivibilità e, soprattutto di funzionalità di servizi, dei servizi essenziali alla vita collettiva, certamente si potranno avviare processi di popolamento spontaneo. Il progetto intende costruire le basi per un nuovo assetto territoriale dell’area metropolitana di Napoli; i novantadue comuni della Provincia di Napoli devono accorparsi per dare vita a sole diciannove Municipalità di cui una sola e non dieci per Napoli città, le restanti diciotto sono, poi, individuate all’interno di sei comprensori definiti sulla base della struttura geo-morfologica e idrogeologica dei macrosistemi territoriali e sull’armatura storica e la stratificazione dell’attività antropica del territorio. In particolare, per la città di Ercolano si è previsto l’accorpamento con altri quattro comuni, in cui Ercolano fa da capofila, sia per la sua importanza storico-architettonica-archeologica, sia per la posizione strategica nella quale si trova. I comuni raggruppati nella Municipalità Portici-Ercolano del Comprensorio Vesuvio sono: Ercolano, Portici, San Giorgio a Cremano, San Sebastiano al Vesuvio e Massa di Somma. La prospettiva del lavoro deve essere l’applicazione del modello insediativo alternativo e la progettazione di nuove unità urbane per la sostenibilità ambientale all’impatto antropico, la valorizzazione delle risorse naturali e la salvaguardia del patrimonio storico. Occorre dire, no agli interventi isolati, no alla città frammentaria nel magma urbano di una metropoli costiera. In definitiva occorre: 1. Riammagliare il tessuto storico della Campania, 2. Realizzare il sistema integrato dei trasporti per valorizzare la mobilità e per rafforzare le connessioni tra le aree rarefatte interne, 3. Far riaffiorare la capacità produttiva di tutti i territori, la terra ricca di prodotti eno-gastronomici, la varietà storica delle bellezze dei monumenti, che possano essere conservarti se non si valorizza il turismo e la conoscenza. Il modello territoriale che si propone non è forse l’unico in grado di tendere al riequilibrio delle forze in gioco tra la fascia costiera, troppo densa e ormai priva di spazi vitali e la parte interna a bassissima densità, caratterizzata da senescenza funzionale. E’ una “nuova” armatura urbana regionale, con la riorganizzazione dei centri storici minori, riammagliati rispetto all’armatura storica, in relazione alla sostenibilità ambientale all’impatto antropico e la realizzazione di una diversa mobilità basata sul sistema alternativo integrato dei trasporti. Per la città di Ercolano c’è bisogno di un turismo che recuperi il senso del Grand Tour letto in chiave contemporanea, come esperienza più generale e più ampia rispetto ai canoni del passato e che coinvolga anche percorsi finora inesplorati; un Grand Tour capace di contribuire alla crescita culturale della città, fondata sulla internazionalizzazione dei saperi, che porti a costruire, in parte a ricostruire, un sistema di relazione, una rete di mobilità, chiaramente non per una omologazione delle persone, ma per lo scambio del sapere e della conoscenza in tutta la sfera regionale. Ercolano potrebbe essere la principale meta della “tradizione” del grand tour, in quanto l’antica Herculaneum è in ancora da scoprire, sepolta tutt’oggi dalla storica eruzione del 79. Ricca di scoperte archeologiche la città stratificata di Ercolano è compresa nel Parco Nazionale del Vesuvio, posto a difesa del complesso vulcanico Somma-Vesuvio, unico al mondo per bellezza e fascino. Il Grand Tour, per la città di Ercolano, può essere ripreso rinnovando gli strumenti urbanistici, abbattendo il degrado ambientale della metropoli napoletana connesso al degrado sociale conseguente alle azioni delle organizzazioni criminali che ostacolano ogni processo virtuoso di trasformazione urbana e di governo del territorio. Le aree della metropoli napoletana sono sature, bisogna promuovere il riequilibrio tra spazio della città e spazio della vita ponendo come obiettivo prioritario l’approccio alla cura e alla conservaione del territorio e della natura e che si traduca non solo nella rete ecologica o nel sistema dei parchi provinciali come quello delle colline a nord di Napoli ma, bensì, nella valutazione della capacità del territorio a poter soddisfare le esigenze di una data popolazione e delle attrezzature necessarie a rispondere a tale fabisogno. L’approcio della sostenibilità ambientale non significa assenza della progettazione, della pianificazione e del governo del territorio, ma al contrario, è portatore di nuovi valori legati alla cura e al recupero prudente del patrimonio naturale ed urbano esistente senza innescare processi che fagocitano risorse in un continuo meccanismo di spreco che si autoalimenta e che puntualmente ripropone gli stessi problemi di prima. Ercolano può rappresentare una peculiarità del Vesuvio per l’apertura all’esterno delle Reti Ecologiche interessanti il territorio protetto, in particolare per quanto concerne i pochi e preziosi varchi ancora liberi per le concessioni con il litorale. Sulla base di ciò la città deve essere valorizzata nella definizione concettuale di Sistema Urbano Strategico ed area contigua al Parco Naturale Nazionale del Vesuvio e sua connessione al litorale. Il primo obiettivo da perseguire, per Ercolano, è la salvaguardia e la valorizzazione dell’immagine e dell’identità del complesso vesuviano nel suo contesto paesistico ed ambientale, col massimo rispetto delle dinamiche evolutive connesse al vulcanismo. Ercolano è la “Città Porta” di ingresso al Parco Nazionale del Vesuvio poiché non esiste migliore e corretta accssibilità, nel rispetto dei valori ambientali, paesaggistici e storico-monumentali, di quella che consenta di avvicinarsi ed ascendere al vesuvio provenendo da Napoli attraverso il mare e la Strada Regia per le Calabrie lambendo la città archeologica. L’accessibilità via mare è prevista con il progetto del Retinae Portus, il nuovo approdo turistico, e con il potenziamento dell’approdo della Real Favorita, la stazione del metrò del mare. L’accessibilità attraverso l’antica via litoranea, la via Antiniana, poi la Strada Regia per le Calabrie, è migliorata con il progetto di riqualificazione di tutt l’arteria di Corso Resina, dalla Reggia di Portici a Torre del Greco. I due sistemi di accessibilità di interese paesaggistico-ambientale e storico-monumentale sono compresi all’interno della strategia del sistema integrato dei trasporti e degli scambiatori intermodali di traffico della città di Ercolano. Il Sistema di Trasporto su Ferro prevede la realizzazione dell’anello ferroviario della città bassa. La mobilità è prevista attraverso la trasformazione della rete ferroviaria costiera in metrò regionale, lungo il quale è possibile prevedere quattro stazioni; la riutilizzazione, attraverso opportuni ammodernamenti impiantistici e tecnologici, dell’antica stazione di Pugliano per la nuova fermata della Circumvesuviana; la realizzazione di tre percorsi pedonali meccanizzati. Sono rispettivamente una monorotaia di risalita lungo il tracciato storico del treno a cremagliera tra il porto del Granatello, il parco della Reggia di Portici, piazza Pugliano e il Vesuvio; una scala mobile che collega il retinae Portus con i parcheggi alla stazione della circumvesuviana di via IV Novembre; un tapis roulant che connette l’Approdo della Real Favorita con bus-terminal alla stazione della circumvesuviana di via Doglie. Il Sistema di Trasporto su Gomma prevede la realizzazione dell’anulare a scorrimento veloce della città alta. Per la città di Ercolano, affinchè si possano raggiungere gli obiettivi per renderla Polo di III livello e, allo stesso tempo, capofila della municipalità si deve operare attrverso criteri di tutela della natura e di salvaguardia dell’attività agricola e dei paesaggi rurali della “piana”. Il carico demografico è la quota importante delle forze in gioco, Ercolano con una superficie territoriale di 19,64 kmq con 55.952 abitanti e una densità territoriale di 2.849 ab/kmq ha una sostenibilità ambientale all’impatto antropico di soli 9.820 abiatanti. Bisogna, innanzitutto, pianificare l’ambiente di vita, provvedendo a conciliare lo spazio della città e la natura dei luoghi, con politiche finalizzate alla valorizzazione del territorio, alla riduzione del carico demografico e all’ottimizzazione della distribuzione delle attività produttive e commerciali, in modo da preservare gli spazi vitali necessari alla qualità del vivere quotidiano. Gli interventi principali da attuare possono essere individuati in quattro punti: 1. individuazione delle colate laviche e dei corrodi ecologici a raggiera dalle pendici del Vesuvio che raggiungono il mare, per la valorizzazione naturalistica del territorio e la costruzione della Rete Ecologica regionale; 2. riconfigurazione del sistema dei torrenti, degli alvei e delle briglie che attraversa dal Gran Cono l’intero abitato con il risanamento idrogeologico e la messa in sicurezza del territorio, tracciando la rete delle vie d’acqua superficiali e dei parchi fluviali per ripristinare il bacino idrografico originario ed il naturale apporto di detriti e sedimenti per il ripascimento del litorale gravemente compromesso; 3. restauro ambientale della rete idrografica con l’affioramento delle acque e la costituzione di zone umide è previsto, inoltre, per consentire il miglioramento del microclima ed il contenimento delle temperature eccessive estive; 4. ricognizione di tutte le porzioni di territorio non urbanizzato per il censimento, la catalogazione e la valutaione per la sua miglior eutilizzazione, in base ai principi della Land Evaluation e della Landscape Ecology, al fine di superare la concezione dello zoning e considerare i limiti della sostenibilità ambientale, il grave rischio sismico, vulcanico e bradisismico permanente, il degenerare in senso globale dello stato di salute del pianeta e l’obbligo di preservare i suoli più fertili fino ad ora conosciuti.

Innovazione e tradizione: il lungo soggiorno per il Grand Tour contemporaneo. I sistemi turistici locali della Regione Campania

BUONDONNO, EMMA;IALONGO, GIACINTA;
2010

Abstract

Premessa Nelle moderne concezioni economiche di sviluppo e di crescita il turismo ha via via assunto un ruolo e una funzione di decisa importanza. Non solo nei Paesi occidentali; non certo limitatamente ai flussi monetari che sposta, ma, e forse principalmente, per i trasferimenti e le osmosi culturali che determina. Sussistono tuttavia due momenti di stress nel rapporto, ch’è di certamente scontro, tra presenza turistica e ordinaria vita delle società visitate. Il primo attiene al bilancio costi-vantaggi, ed è connesso allo sforzo aggiuntivo che il paese ospitante deve compiere per servizi, adeguamenti, costi ombra, eccetera. Il secondo pericolo sta nelle forti componenti di omologazione, che comporta, e in qualche modo trascina, un turismo non più in equilibrio tra parti della società elitarie, il “viaggiatore”, e presenze di masse organizzate, il gitante ludico, ma sempre più decisamente orientato in questa direzione. Con la tesi che si illustra si intende proporre un modello di sviluppo turistico, organizzativo strutturale tendente a superare questa situazione, per quanto attiene in particolare la Regione Campania. La Regione Campania costituisce un interessante campo di sperimentazione perché è caratterizzata da singolari sistemi paesistico-ambientali e relative comunità locali assai differenti tra loro, per tutto un insieme di condizioni di vita materiale, sociale e spirituale da loro elaborate nel corso della storia, che ne fanno la loro “civiltà”. Il Sannio, l’Irpinia, il Cilento, l’Alto Casertano, la piana dei “Flegrei” con gli apparati vulcanici ed il Vesuvio rappresentano gli esempi salienti della sua pluralità ed eterogeneità. Napoli e i suoi dintorni, maggiormente le città di Ercolano e Pompei, hanno sempre rappresentato le principali località di attrazione del Grand Tour dei viaggiatori stranieri verso le mete del Mediterraneo. Napoli è tuttora il baricentro dell’intero bacino ed è candidata a divenire la capitale euromediterranea. Tale punto di forza, però, costituisce allo stesso tempo un fattore di debolezza e fragilità del sistema territoriale e dell’armatura urbana regionale. Il modello organizzativo che si propone tende al riequilibrio delle forze in gioco nei territori in questione, attraverso la riorganizzazione dei nuclei urbani storici e la realizzazione di una nuova mobilità basata su un sistema integrato dei trasporti, con la riutilizzazione dei cosiddetti “rami secchi” delle ferrovie che servivano e possono servire ai rapporti tra le comunità locali e tra i “viaggiatori” e gli “ospiti”. Il tutto attraverso la cooperazione pubblico-privato. Solo in questo modo per altro si potrà ottenere il radicamento del Turismo Relazionale Integrato finalizzato alla realizzazione del Grand Tour contemporaneo; determinando così la simbiosi necessaria per lo sviluppo e l’integrazione sociale tra chi viaggia per conoscenza e chi si aspetta di ricevere ciò che gli può servire per affinare le proprie conoscenze e la propria sensibilità, facendo leva sui valori comuni: ovvero il perdono, la non violenza, il rispetto dell’altro, la condivisione e la non discriminazione. La cultura europea ed occidentale trova le sue radici nel complesso d’idee, valori, norme, concetti, di equilibrio e bellezza della Grecia antica e della Roma imperiale. Le città fondate dai coloni provenienti dall’Asia e dalla Grecia, ovvero l’insieme che prende il nome di Magna Grecia, assieme a Roma, hanno costituito l’ossatura urbana, oltre che il supporto economico, intorno alla quale si è andato sviluppando e consolidando nel tempo l’interesse dei tanti intellettuali, artisti, scrittori che hanno contribuito alla crescita e diffusione della cultura nel mondo. Il Grand Tour è il lungo viaggio di formazione e di affinamento intellettuale che molti studiosi delle famiglie aristocratiche di tutta l’Europa compivano sulle tracce delle antiche vestigia, a partire dalla seconda metà del Seicento. Nel Settecento l’itinerario privilegiato del percorso era la nostra Penisola, The Italian Voyage. Ciò che i grandtourists “inseguivano” era il mito dell’Italia, il mito di un museo all’aperto, con la esorbitante quantità di opere d’arte, il clima mite e radioso, straordinario per i continentali in gran parte provenienti da cieli plumbei, l’eccezionale produzione culturale in quasi tutti i campi erano richiami potentissimi. Ma già nel Seicento, Roma e Venezia avevano cominciato ad esercitare una forte attrazione ed erano destinate ad accrescere la loro fortuna nel tempo. In terza posizione, e a grande distanza nella scala gerarchica, si collocavano Napoli e Firenze. E’ nel Settecento che Napoli e i suo dintorni, in una situazione che si andava configurando più articolata e meno consolidata, emergono come centri di grande attrazione. La città, divenuta l’unica grande capitale illuministica della cultura europea, passa al secondo posto, subito dopo Roma. Negli anni quaranta dello stesso secolo, le nuove scoperte archeologiche di Ercolano e Pompei (1738-1748) determinano nuove coordinate nell’itinerario di ricchi e colti patrizi che interessa l’Italia. Ercolano, posizionata in seno al Golfo di Napoli e divisa in quartieri da tre cardi e due decumani, suscita particolare emozione in quanto è possibile apprezzare i dettagli lignei che non furono bruciati dalla cenere e dai lapilli, come nel caso di Pompei. L’area vesuviana ha sempre esercitato un particolare interesse per gli aspetti naturali, connessi alle peculiarità pedologiche e geo-morfologiche del territorio, e per la presenza di centri ricchi di storia e di emergenze legate alla civiltà romana. Soprattutto nell’Ottocento il Vesuvio diviene simbolo della forza primigenia della natura che incute contemporaneamente ammirazione, timore, soggezione in chi la osserva e diviene il luogo in cui si genera la scienza della Vulcanologia. Il flusso verso le località dei siti archeologici aumenta e si consolida in epoca romantica, quando il fascino del Sud diviene una sorta di calamita. Quindi tra la metà del settecento e la fine dell’ottocento il richiamo dei luoghi sepolti dal Vesuvio esercitò una straordinaria attrattiva su intellettuali, artisti, letterati e viaggiatori, protagonisti del Grand Tour, soprattutto perché i rinvenimenti ercolanesi erano stati i primi cospicui reperti rinvenuti fuori la città di Roma. Nel contempo il viaggio, dapprima inteso come bisogno di conoscenza razionale, si trasforma in una esigenza di tipo romantico. Sono gli inglesi dapprima e i tedeschi poi a realizzare quest’idea, stimolati da una pulsione irrefrenabile di allontanarsi il più possibile dalla fredda cultura d’origine, come scrive il giovane Thomas Mann nel 1890 a Napoli. Essi, ritornando nella loro terra, portarono nel loro bagaglio culturale le esperienze tratte dai luoghi visitati. Ma, sia il primo fenomeno, legato all’affermarsi della cultura illuminista, che il secondo, connesso all’affermazione della sensibilità pre-romantica e romantica sono caratterizzati da una connotazione fortemente elitaria e limitata a pochi. Nel bacino del Mediterraneo, il microclima, il dolce avvicendarsi delle stagioni, la fertilità dei suoli e la generosità della natura esaltavano i pregi dell’ambiente e del paesaggio e costituivano componenti estremamente favorevoli alla vita e alla permanenza dei viaggiatori. I tempi del Grand Tour e del soggiorno dei viaggiatori erano lunghi, spesso duravano mesi e anni, per cui essi permettevano, oltre che il godimento del fascino e della bellezza delle località esplorate, la conoscenza più o meno profonda delle comunità locali e del complesso degli usi, costumi e abitudini delle genti che, a loro volta, facevano tesoro dell’esperienza tratta dal contatto con lo “straniero”. In Campania, le località preferite per lunghi soggiorni erano quelle della Costiera Amalfitana, “la dove fioriscono i limoni” scrive Goethe. Amalfi, Ravello e Scala sono i luoghi più frequentati dai grandtourists. Il fascino esercitato da Amalfi, Ravello, Scala e di tutta la costiera amalfitana perdura e si rafforza nel tempo, sebbene si sostanzi secondo tipologie diverse. Per quanto riguarda il turismo e le esigenze di relazionalità, sembra il caso di reinventare un Grand Tour che si ponga di perseguire due obiettivi. Da una parte, quello di elevare culturalmente e socialmente sia i “visitatori” che i “visitati”: in questo caso penetrando a fondo in tutti gli strati sociali e le aree più fragili economicamente della regione, dall’altra parte, quello di far sì che gli amministratori locali e tutta la collettività interessata siano incentivati a scelte urbanistiche e di governo del territorio per la valorizzazione paesaggistica, culturale e socio-economica, a curare il territorio, mirando magari non semplicemente alla ovvia opportunità della salvaguardia dei valori ambientali e culturali. Sembra importante affermare con forza che, rispetto alle problematiche presenti in Campania, occorra innanzitutto provvedere alla riorganizzazione e alla strutturazione dello spazio in modo da ottenere delle città che funzionino bene per tutti i cittadini, sì da risolverne tutti i problemi della vita quotidiana: il diritto all'abitazione, ai trasporti, alle reti impiantistiche e tecnologiche, allo smaltimento dei rifiuti, ai nuovi mezzi di comunicazione, alla tutela della salute, alle nuove forme di cultura urbana, e così via. Bisogna per di più puntare alla qualità delle trasformazioni urbane e territoriali e a proposte capaci di valorizzare le caratteristiche locali e globali, attraverso la considerazione e l'analisi dei fattori notevoli quali le infrastrutture e le attrezzature, il rapporto con l'antico, il recupero e la valorizzazione delle risorse, la nuova residenza, le periferie, i luoghi di aggregazione. Poiché la dimensione metropolitana è ormai una realtà diffusa, la sfida del politico riformatore non è quella di subirne gli effetti negativi – l’ecessivo inquinamento atmosferico e acustico, il traffico caotico, la carenza di parcheggi, di attrezzature pubbliche e di servizi collettivi, l’aumento dello spreco delle risorse economiche comuni per il funzionamento delle macchine urbane, la progressiva riduzione di aree pedonali, ciclabili, verdi, eccetera - ma di governare in una logica di sviluppo sostenibile, ragionando in termini di risposta ai bisogni delle persone e nella consapevolezza che il territorio non è un bene di infinita disponibilità, tenendo nel debito conto, che i bisogni del cittadino di oggi non si limitano più solo a quelli essenziali quali la casa e i servizi di base, ma intercettano nuove priorità tra le quali la qualità della vita, dell’ambiente e degli spazi urbani, l’identità dei luoghi costruiti. E' su queste priorità che occorre indirizzare le scelte di progetto per orientare lo sviluppo futuro delle città medie. Pertanto in Campania è urgente progettare una griglia di riferimento per le città, in cui l’infrastrutturazione del territorio e la dotazione di nuovi servizi diventino gli elementi strategici da perseguire e sui quali disegnare lo sviluppo dei tessuti seriali urbani - residenze, attività produttive, turistiche, eccetera e non viceversa. Così come è evidente quanto siano strategiche al soddisfacimento dei bisogni della popolazione le politiche sulle fonti di energia rinnovabili e non inquinanti applicate al trasporto e alla mobilità urbana, oltre che alla residenza ed ai servizi. Il “disegno” della Regione Campania dovrà essere un progetto di cento nuove città in relazione alla sostenibilità ambientale all’impatto antropico: dovrà essere un progetto di integrazione tra Natura, Storia e Architettura, tenendo conto delle densità territoriali, funzioni e destinazioni d’uso, accessibilità e mobilità, attrezzature e servizi; con la distribuzione dei pesi di popolazione e delle attività produttive, delle attrezzature e dei servizi in funzione delle capacità di accoglimento del territorio ed alleggerimento dei pesi stessi a Napoli e nella sua area metropolitana. Il Progetto consiste, in sintesi, nell’accorpamento di più piccoli o piccolissimi Comuni, vicini, in una municipalità più grande. Nella municipalità più grande può svilupparsi un Comune con maggiori potenzialità attrattive o una piccola città. Se questo processo viene guidato facendo attenzione a dare alla nuova municipalità impostazione strutturale sostenibile, che contenga requisiti di vivibilità e, soprattutto di funzionalità di servizi, dei servizi essenziali alla vita collettiva, certamente si potranno avviare processi di popolamento spontaneo. Il progetto intende costruire le basi per un nuovo assetto territoriale dell’area metropolitana di Napoli; i novantadue comuni della Provincia di Napoli devono accorparsi per dare vita a sole diciannove Municipalità di cui una sola e non dieci per Napoli città, le restanti diciotto sono, poi, individuate all’interno di sei comprensori definiti sulla base della struttura geo-morfologica e idrogeologica dei macrosistemi territoriali e sull’armatura storica e la stratificazione dell’attività antropica del territorio. In particolare, per la città di Ercolano si è previsto l’accorpamento con altri quattro comuni, in cui Ercolano fa da capofila, sia per la sua importanza storico-architettonica-archeologica, sia per la posizione strategica nella quale si trova. I comuni raggruppati nella Municipalità Portici-Ercolano del Comprensorio Vesuvio sono: Ercolano, Portici, San Giorgio a Cremano, San Sebastiano al Vesuvio e Massa di Somma. La prospettiva del lavoro deve essere l’applicazione del modello insediativo alternativo e la progettazione di nuove unità urbane per la sostenibilità ambientale all’impatto antropico, la valorizzazione delle risorse naturali e la salvaguardia del patrimonio storico. Occorre dire, no agli interventi isolati, no alla città frammentaria nel magma urbano di una metropoli costiera. In definitiva occorre: 1. Riammagliare il tessuto storico della Campania, 2. Realizzare il sistema integrato dei trasporti per valorizzare la mobilità e per rafforzare le connessioni tra le aree rarefatte interne, 3. Far riaffiorare la capacità produttiva di tutti i territori, la terra ricca di prodotti eno-gastronomici, la varietà storica delle bellezze dei monumenti, che possano essere conservarti se non si valorizza il turismo e la conoscenza. Il modello territoriale che si propone non è forse l’unico in grado di tendere al riequilibrio delle forze in gioco tra la fascia costiera, troppo densa e ormai priva di spazi vitali e la parte interna a bassissima densità, caratterizzata da senescenza funzionale. E’ una “nuova” armatura urbana regionale, con la riorganizzazione dei centri storici minori, riammagliati rispetto all’armatura storica, in relazione alla sostenibilità ambientale all’impatto antropico e la realizzazione di una diversa mobilità basata sul sistema alternativo integrato dei trasporti. Per la città di Ercolano c’è bisogno di un turismo che recuperi il senso del Grand Tour letto in chiave contemporanea, come esperienza più generale e più ampia rispetto ai canoni del passato e che coinvolga anche percorsi finora inesplorati; un Grand Tour capace di contribuire alla crescita culturale della città, fondata sulla internazionalizzazione dei saperi, che porti a costruire, in parte a ricostruire, un sistema di relazione, una rete di mobilità, chiaramente non per una omologazione delle persone, ma per lo scambio del sapere e della conoscenza in tutta la sfera regionale. Ercolano potrebbe essere la principale meta della “tradizione” del grand tour, in quanto l’antica Herculaneum è in ancora da scoprire, sepolta tutt’oggi dalla storica eruzione del 79. Ricca di scoperte archeologiche la città stratificata di Ercolano è compresa nel Parco Nazionale del Vesuvio, posto a difesa del complesso vulcanico Somma-Vesuvio, unico al mondo per bellezza e fascino. Il Grand Tour, per la città di Ercolano, può essere ripreso rinnovando gli strumenti urbanistici, abbattendo il degrado ambientale della metropoli napoletana connesso al degrado sociale conseguente alle azioni delle organizzazioni criminali che ostacolano ogni processo virtuoso di trasformazione urbana e di governo del territorio. Le aree della metropoli napoletana sono sature, bisogna promuovere il riequilibrio tra spazio della città e spazio della vita ponendo come obiettivo prioritario l’approccio alla cura e alla conservaione del territorio e della natura e che si traduca non solo nella rete ecologica o nel sistema dei parchi provinciali come quello delle colline a nord di Napoli ma, bensì, nella valutazione della capacità del territorio a poter soddisfare le esigenze di una data popolazione e delle attrezzature necessarie a rispondere a tale fabisogno. L’approcio della sostenibilità ambientale non significa assenza della progettazione, della pianificazione e del governo del territorio, ma al contrario, è portatore di nuovi valori legati alla cura e al recupero prudente del patrimonio naturale ed urbano esistente senza innescare processi che fagocitano risorse in un continuo meccanismo di spreco che si autoalimenta e che puntualmente ripropone gli stessi problemi di prima. Ercolano può rappresentare una peculiarità del Vesuvio per l’apertura all’esterno delle Reti Ecologiche interessanti il territorio protetto, in particolare per quanto concerne i pochi e preziosi varchi ancora liberi per le concessioni con il litorale. Sulla base di ciò la città deve essere valorizzata nella definizione concettuale di Sistema Urbano Strategico ed area contigua al Parco Naturale Nazionale del Vesuvio e sua connessione al litorale. Il primo obiettivo da perseguire, per Ercolano, è la salvaguardia e la valorizzazione dell’immagine e dell’identità del complesso vesuviano nel suo contesto paesistico ed ambientale, col massimo rispetto delle dinamiche evolutive connesse al vulcanismo. Ercolano è la “Città Porta” di ingresso al Parco Nazionale del Vesuvio poiché non esiste migliore e corretta accssibilità, nel rispetto dei valori ambientali, paesaggistici e storico-monumentali, di quella che consenta di avvicinarsi ed ascendere al vesuvio provenendo da Napoli attraverso il mare e la Strada Regia per le Calabrie lambendo la città archeologica. L’accessibilità via mare è prevista con il progetto del Retinae Portus, il nuovo approdo turistico, e con il potenziamento dell’approdo della Real Favorita, la stazione del metrò del mare. L’accessibilità attraverso l’antica via litoranea, la via Antiniana, poi la Strada Regia per le Calabrie, è migliorata con il progetto di riqualificazione di tutt l’arteria di Corso Resina, dalla Reggia di Portici a Torre del Greco. I due sistemi di accessibilità di interese paesaggistico-ambientale e storico-monumentale sono compresi all’interno della strategia del sistema integrato dei trasporti e degli scambiatori intermodali di traffico della città di Ercolano. Il Sistema di Trasporto su Ferro prevede la realizzazione dell’anello ferroviario della città bassa. La mobilità è prevista attraverso la trasformazione della rete ferroviaria costiera in metrò regionale, lungo il quale è possibile prevedere quattro stazioni; la riutilizzazione, attraverso opportuni ammodernamenti impiantistici e tecnologici, dell’antica stazione di Pugliano per la nuova fermata della Circumvesuviana; la realizzazione di tre percorsi pedonali meccanizzati. Sono rispettivamente una monorotaia di risalita lungo il tracciato storico del treno a cremagliera tra il porto del Granatello, il parco della Reggia di Portici, piazza Pugliano e il Vesuvio; una scala mobile che collega il retinae Portus con i parcheggi alla stazione della circumvesuviana di via IV Novembre; un tapis roulant che connette l’Approdo della Real Favorita con bus-terminal alla stazione della circumvesuviana di via Doglie. Il Sistema di Trasporto su Gomma prevede la realizzazione dell’anulare a scorrimento veloce della città alta. Per la città di Ercolano, affinchè si possano raggiungere gli obiettivi per renderla Polo di III livello e, allo stesso tempo, capofila della municipalità si deve operare attrverso criteri di tutela della natura e di salvaguardia dell’attività agricola e dei paesaggi rurali della “piana”. Il carico demografico è la quota importante delle forze in gioco, Ercolano con una superficie territoriale di 19,64 kmq con 55.952 abitanti e una densità territoriale di 2.849 ab/kmq ha una sostenibilità ambientale all’impatto antropico di soli 9.820 abiatanti. Bisogna, innanzitutto, pianificare l’ambiente di vita, provvedendo a conciliare lo spazio della città e la natura dei luoghi, con politiche finalizzate alla valorizzazione del territorio, alla riduzione del carico demografico e all’ottimizzazione della distribuzione delle attività produttive e commerciali, in modo da preservare gli spazi vitali necessari alla qualità del vivere quotidiano. Gli interventi principali da attuare possono essere individuati in quattro punti: 1. individuazione delle colate laviche e dei corrodi ecologici a raggiera dalle pendici del Vesuvio che raggiungono il mare, per la valorizzazione naturalistica del territorio e la costruzione della Rete Ecologica regionale; 2. riconfigurazione del sistema dei torrenti, degli alvei e delle briglie che attraversa dal Gran Cono l’intero abitato con il risanamento idrogeologico e la messa in sicurezza del territorio, tracciando la rete delle vie d’acqua superficiali e dei parchi fluviali per ripristinare il bacino idrografico originario ed il naturale apporto di detriti e sedimenti per il ripascimento del litorale gravemente compromesso; 3. restauro ambientale della rete idrografica con l’affioramento delle acque e la costituzione di zone umide è previsto, inoltre, per consentire il miglioramento del microclima ed il contenimento delle temperature eccessive estive; 4. ricognizione di tutte le porzioni di territorio non urbanizzato per il censimento, la catalogazione e la valutaione per la sua miglior eutilizzazione, in base ai principi della Land Evaluation e della Landscape Ecology, al fine di superare la concezione dello zoning e considerare i limiti della sostenibilità ambientale, il grave rischio sismico, vulcanico e bradisismico permanente, il degenerare in senso globale dello stato di salute del pianeta e l’obbligo di preservare i suoli più fertili fino ad ora conosciuti.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11588/379445
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