Negli ultimi cento anni il patrimonio storico-artistico della città di Napoli ha subito un progressivo degrado, non solo per cause naturali ma anche per le trasformazioni politiche economiche a cui è soggetto il territorio, obbligando in alcuni casi ad ingenti spese, le autorità preposte per le conseguenti opere di restauro e di pulitura. Ad un problema di tipo economico si affianca la grande perdita culturale, difficilmente stimabile, legata al valore intrinseco del bene culturale che risulta spesso alterato in modo irreversibile, impedendo così alle generazioni future la fruizione del bene. Tali inconvenienti hanno focalizzato l’attenzione sulle possibili metodologie e tecniche per il rilievo dello stato di conservazione dei beni culturali che, associate all’uso dei Sistemi Informativi Geografici (GIS), strumento sempre più diffuso nel campo dell’ICT, hanno condotto la ricerca verso la realizzazione di un GIS finalizzato all’analisi del rischio di degrado di beni architettonici localizzati nel centro antico di Napoli. Fig. Ortofoto regione Campania -2004 individuazione a colori del centro antico di Napoli La sperimentazione, che parte dal Decumano Maggiore, un’area del centro antico di Napoli, è strutturata tramite un sistema ad architettura modulare capace di gestire le diverse informazioni alfanumeriche, multimediali e geografiche, necessarie per l’individuazione dei beni culturali ed una loro corretta documentazione, e di integrare in un unico contesto, tramite strumenti di analisi spaziale, le informazioni anagrafico-identificative del bene, lo stato di conservazione ed il reale o potenziale degrado che proviene dal contesto in cui il bene sorge. 5 Finalità principale del sistema è “La Carta del Rischio Locale dei Beni Culturali” che estende, per analisi più specifiche nell’ambito dei territori di estensione comunale, le funzionalità presenti nel progetto MARIS "Carta del Rischio dei Beni Culturali”, dell'Istituto Centrale per il Restauro (ICR), e puntualizza a scala di maggior dettaglio i temi da essa proposti con lo scopo di fornire uno strumento GIS di supporto per l'attività scientifica ed amministrativa. Il progetto della "Carta del Rischio dei Beni Culturali” nasce dall’idea di restauro preventivo di Cesare Brandi e si sviluppa attraverso le elaborazioni di Giovanni Urbani sulla Manutenzione Programmata che nel 1975 approda al “Piano pilota per la conservazione programmata dei beni culturali in Umbria”. Delineato dapprima in un documento “Per una carta del rischio del patrimonio culturale: obiettivi, metodi e un piano pilota” di P. Baldi, M. Cordaro A. Meluccio Vaccaro (1987), l’iniziativa si è concretizzata con la legge 84/90 con la quale è stata attribuita la responsabilità scientifica del progetto all’ICR e si è dato avvio al piano organico di inventariazione e catalogazione dei beni culturali ed all’elaborazione della carta del rischio. Punti fondamentali del programma di interventi, contenuto nella suddetta legge, erano: - avvio di un piano organico di inventariazione e catalogazione dei beni culturali, - elaborazione di una carta conoscitiva aggiornabile della situazione di rischio del patrimonio culturale, - potenziamento delle attività di ricerca e formazione finalizzate alla tutela e valorizzazione del patrimonio. Obiettivo principale è, dunque, approfondire la razionale conoscenza e il rapporto tra i beni culturali ed il territorio attraverso sistemi e procedimenti che consentono di programmare gli interventi di manutenzione e di restauro sui beni culturali in funzione del loro stato di conservazione. Il modello di rischio realizzato per il disegno dell’architettura del SIT MARIS, è adattato, per la carta del rischio locale dei beni culturali, a livello locale approfondendo le relazioni tra i fattori di pericolosità ambientale, la vulnerabilità dei singoli beni e la metodologia di valutazione del livello di rischio. Il sistema informativo creato raccoglie e analizza informazioni legate ai potenziali fattori di rischio inerenti il degrado del patrimonio dei beni culturali per l’area campione e si prefigura come strumento di supporto decisionale per l’autorità politica 6 ed amministrativa che deve pianificare, programmare e indirizzare i flussi finanziari per gli interventi di restauro e di manutenzione dei singoli beni. Inoltre, tale strumento può contribuire al rallentamento del degrado e di conseguenza al miglioramento della fruizione per le generazioni future dei beni culturali, garantendone la protezione e la conservazione attraverso un approccio ex-ante di carattere preventivo su una approfondita conoscenza del manufatto nelle sue relazioni con l’ambiente circostante.

La Carta del RISCHIO locale dei beni culturali : unasperimentazione con l’utilizzo di tecnologie GIS

SESSA, SALVATORE
2011

Abstract

Negli ultimi cento anni il patrimonio storico-artistico della città di Napoli ha subito un progressivo degrado, non solo per cause naturali ma anche per le trasformazioni politiche economiche a cui è soggetto il territorio, obbligando in alcuni casi ad ingenti spese, le autorità preposte per le conseguenti opere di restauro e di pulitura. Ad un problema di tipo economico si affianca la grande perdita culturale, difficilmente stimabile, legata al valore intrinseco del bene culturale che risulta spesso alterato in modo irreversibile, impedendo così alle generazioni future la fruizione del bene. Tali inconvenienti hanno focalizzato l’attenzione sulle possibili metodologie e tecniche per il rilievo dello stato di conservazione dei beni culturali che, associate all’uso dei Sistemi Informativi Geografici (GIS), strumento sempre più diffuso nel campo dell’ICT, hanno condotto la ricerca verso la realizzazione di un GIS finalizzato all’analisi del rischio di degrado di beni architettonici localizzati nel centro antico di Napoli. Fig. Ortofoto regione Campania -2004 individuazione a colori del centro antico di Napoli La sperimentazione, che parte dal Decumano Maggiore, un’area del centro antico di Napoli, è strutturata tramite un sistema ad architettura modulare capace di gestire le diverse informazioni alfanumeriche, multimediali e geografiche, necessarie per l’individuazione dei beni culturali ed una loro corretta documentazione, e di integrare in un unico contesto, tramite strumenti di analisi spaziale, le informazioni anagrafico-identificative del bene, lo stato di conservazione ed il reale o potenziale degrado che proviene dal contesto in cui il bene sorge. 5 Finalità principale del sistema è “La Carta del Rischio Locale dei Beni Culturali” che estende, per analisi più specifiche nell’ambito dei territori di estensione comunale, le funzionalità presenti nel progetto MARIS "Carta del Rischio dei Beni Culturali”, dell'Istituto Centrale per il Restauro (ICR), e puntualizza a scala di maggior dettaglio i temi da essa proposti con lo scopo di fornire uno strumento GIS di supporto per l'attività scientifica ed amministrativa. Il progetto della "Carta del Rischio dei Beni Culturali” nasce dall’idea di restauro preventivo di Cesare Brandi e si sviluppa attraverso le elaborazioni di Giovanni Urbani sulla Manutenzione Programmata che nel 1975 approda al “Piano pilota per la conservazione programmata dei beni culturali in Umbria”. Delineato dapprima in un documento “Per una carta del rischio del patrimonio culturale: obiettivi, metodi e un piano pilota” di P. Baldi, M. Cordaro A. Meluccio Vaccaro (1987), l’iniziativa si è concretizzata con la legge 84/90 con la quale è stata attribuita la responsabilità scientifica del progetto all’ICR e si è dato avvio al piano organico di inventariazione e catalogazione dei beni culturali ed all’elaborazione della carta del rischio. Punti fondamentali del programma di interventi, contenuto nella suddetta legge, erano: - avvio di un piano organico di inventariazione e catalogazione dei beni culturali, - elaborazione di una carta conoscitiva aggiornabile della situazione di rischio del patrimonio culturale, - potenziamento delle attività di ricerca e formazione finalizzate alla tutela e valorizzazione del patrimonio. Obiettivo principale è, dunque, approfondire la razionale conoscenza e il rapporto tra i beni culturali ed il territorio attraverso sistemi e procedimenti che consentono di programmare gli interventi di manutenzione e di restauro sui beni culturali in funzione del loro stato di conservazione. Il modello di rischio realizzato per il disegno dell’architettura del SIT MARIS, è adattato, per la carta del rischio locale dei beni culturali, a livello locale approfondendo le relazioni tra i fattori di pericolosità ambientale, la vulnerabilità dei singoli beni e la metodologia di valutazione del livello di rischio. Il sistema informativo creato raccoglie e analizza informazioni legate ai potenziali fattori di rischio inerenti il degrado del patrimonio dei beni culturali per l’area campione e si prefigura come strumento di supporto decisionale per l’autorità politica 6 ed amministrativa che deve pianificare, programmare e indirizzare i flussi finanziari per gli interventi di restauro e di manutenzione dei singoli beni. Inoltre, tale strumento può contribuire al rallentamento del degrado e di conseguenza al miglioramento della fruizione per le generazioni future dei beni culturali, garantendone la protezione e la conservazione attraverso un approccio ex-ante di carattere preventivo su una approfondita conoscenza del manufatto nelle sue relazioni con l’ambiente circostante.
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