Il saggio muove dalla presa d'atto che attraverso il procedimento configurato dalla legge 89/2001 (c.d. legge Pinto) è possibile ottenere, innanzi alle giurisdizioni nazionali, tutela riparatoria del diritto alla durata ragionevole del processo, diritto che - oltre a trovare riscontro negli artt. 24 e, poi, 111, co. 2°, Cost. - è sancito dall'art. 6 § 1 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali e che, fino alla legge Pinto, era azionabile solo innanzi alla Corte europea dei diritti dell'uomo. Ci si trova, quindi, davanti ad un caso emblematico di tutela multilivello di un diritto fondamentale: vari testi normativi (CEDU, Costituzione, legge 89/2001, codice civile, codice di procedura civile...) concorrono a definirne condizioni e limiti, costringendo, di conseguenza, i diversi organi deputati alla loro interpretazione (Corte europea dei diritti dell'uomo, Corte Costituzionale, Corte di Cassazione, Corti di appello) ad un confronto, del quale vengono indicate base legale e linee di tendenza. Con riguardo al primo profilo, in luogo di fare esclusivamente leva - come sostenuto da Cass., Sez. Un. 1338-1341 del 2004 - sul rinvio operato dall'art. 2, co. 2°, legge Pinto, all'art. 6, par. 1, CEDU, si ritiene, al contempo, più appropriato e meno insidioso l'immediato riferimento all'art. 13 CEDU, nell'interpretazione offertane dalla Corte di Strasburgo. Con riguardo al secondo profilo, si registrano segnali discordanti. Invero, l'ambito applicativo della legge Pinto, quale delineato dalla Corte di Cassazione, ricalca (ed anzi in alcuni casi eccede) l'ambito di operatività dell'art. 6, par. 1, CEDU, quale delineato dalla Corte di Strasburgo. Tuttavia, circa il quantum dell'equa riparazione si è innescata una spirale al ribasso tra giudici nazionali e Corte EDU, che va spiegata anche alla luce dell'impatto del contenzioso per irragionevole durata del processo sia sul funzionamento della Corte di Strasburgo sia sulla macchina giudiziaria italiana.

L'interazione tra "livelli" di tutela (riparatoria) del diritto alla durata ragionevole del processo: fondamento e linee di tendenza

DE SANTIS, FRANCESCO
2010

Abstract

Il saggio muove dalla presa d'atto che attraverso il procedimento configurato dalla legge 89/2001 (c.d. legge Pinto) è possibile ottenere, innanzi alle giurisdizioni nazionali, tutela riparatoria del diritto alla durata ragionevole del processo, diritto che - oltre a trovare riscontro negli artt. 24 e, poi, 111, co. 2°, Cost. - è sancito dall'art. 6 § 1 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali e che, fino alla legge Pinto, era azionabile solo innanzi alla Corte europea dei diritti dell'uomo. Ci si trova, quindi, davanti ad un caso emblematico di tutela multilivello di un diritto fondamentale: vari testi normativi (CEDU, Costituzione, legge 89/2001, codice civile, codice di procedura civile...) concorrono a definirne condizioni e limiti, costringendo, di conseguenza, i diversi organi deputati alla loro interpretazione (Corte europea dei diritti dell'uomo, Corte Costituzionale, Corte di Cassazione, Corti di appello) ad un confronto, del quale vengono indicate base legale e linee di tendenza. Con riguardo al primo profilo, in luogo di fare esclusivamente leva - come sostenuto da Cass., Sez. Un. 1338-1341 del 2004 - sul rinvio operato dall'art. 2, co. 2°, legge Pinto, all'art. 6, par. 1, CEDU, si ritiene, al contempo, più appropriato e meno insidioso l'immediato riferimento all'art. 13 CEDU, nell'interpretazione offertane dalla Corte di Strasburgo. Con riguardo al secondo profilo, si registrano segnali discordanti. Invero, l'ambito applicativo della legge Pinto, quale delineato dalla Corte di Cassazione, ricalca (ed anzi in alcuni casi eccede) l'ambito di operatività dell'art. 6, par. 1, CEDU, quale delineato dalla Corte di Strasburgo. Tuttavia, circa il quantum dell'equa riparazione si è innescata una spirale al ribasso tra giudici nazionali e Corte EDU, che va spiegata anche alla luce dell'impatto del contenzioso per irragionevole durata del processo sia sul funzionamento della Corte di Strasburgo sia sulla macchina giudiziaria italiana.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11588/372552
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