Il disegno digitale quale innovazione figurativa è di fatto finito. Una fase si è conclusa. Questo non è un male. Non abbiamo infatti considerato il disegno digitale come modalità di rappresentazione superata, bensì riteniamo concluso il suo carattere innovativo a favore di una sua completa assimilazione nell’annovero di tecniche che la storia ha sedimentato nella nostra disciplina e che, a giusto titolo, ne costituiscono base, evoluzione e sviluppo. Il baricentro della discussione va ora spostato altrove: in che modo, dopo aver esaurito la sua carica innovativa e quindi anche il fervore che qualunque rinnovamento determina, il disegno digitale contribuisce a dare una nuova sensibilità espressiva al mestiere dell’architetto, senza che le possibilità di esplorazione della forma consentite dal nuovo mezzo determini l’errata visione di un assetto stilistico che trova ragione soltanto in improbabili acrobazie geometriche che forse hanno poco a che fare con la realtà costruita e che, dal punto di vista architettonico, sono state già superate dal desiderio divenuto principale di ricercare maggiore sostenibilità ambientale. Esemplificando sinteticamente gli elementi/chiave che possono diventare protagonisti della rappresentazione di un’architettura, possiamo dire che tra essi emerge l’importanza del rapporto complessità/schema inteso quest’ultimo come riduzione sintetica della forma al suo paradigma costitutivo. Esso, infatti, interpreta la complessità, per cui è noto che non esiste struttura complessa se se ne comprendono le dinamiche di funzionamento. Il problema centrale che si pone in un’indagine su un’architettura realizzata o immaginata, è quello di rappresentarla, con l'ausilio del computer e di software appropriati, senza ricorrere però necessariamente ad una elaborazione semplicistica e solo riproduttiva. In altre parole, non si deve procedere soltanto generando immagini che si presentano come simulacri di una percezione realisticamente visiva (quali ad esempio sono le rappresentazioni ottenute mediante mapping e rendering di materiali), ma le architetture del passato e ancor più quelle contemporanee vanno analizzate esplicitandone la complessità, quella più evidente e quella più nascosta. In particolare, le architetture contemporanee hanno componenti linguistiche strettamente relazionate a componenti meccaniche e materiche fortemente strutturate con elementi diversi, quali la luce, il colore, l'alternanza di trasparenze e di dinamismi, che non sempre sono facili da rappresentare. Avviene, così, che si sviluppa la necessità di ricercare nuovi modi di rappresentarle, consoni alle nuove esperienze linguistiche e costruttive.

La fine di una innovazione: il disegno digitale per una nuova decade.

CAMPI, MASSIMILIANO
2010

Abstract

Il disegno digitale quale innovazione figurativa è di fatto finito. Una fase si è conclusa. Questo non è un male. Non abbiamo infatti considerato il disegno digitale come modalità di rappresentazione superata, bensì riteniamo concluso il suo carattere innovativo a favore di una sua completa assimilazione nell’annovero di tecniche che la storia ha sedimentato nella nostra disciplina e che, a giusto titolo, ne costituiscono base, evoluzione e sviluppo. Il baricentro della discussione va ora spostato altrove: in che modo, dopo aver esaurito la sua carica innovativa e quindi anche il fervore che qualunque rinnovamento determina, il disegno digitale contribuisce a dare una nuova sensibilità espressiva al mestiere dell’architetto, senza che le possibilità di esplorazione della forma consentite dal nuovo mezzo determini l’errata visione di un assetto stilistico che trova ragione soltanto in improbabili acrobazie geometriche che forse hanno poco a che fare con la realtà costruita e che, dal punto di vista architettonico, sono state già superate dal desiderio divenuto principale di ricercare maggiore sostenibilità ambientale. Esemplificando sinteticamente gli elementi/chiave che possono diventare protagonisti della rappresentazione di un’architettura, possiamo dire che tra essi emerge l’importanza del rapporto complessità/schema inteso quest’ultimo come riduzione sintetica della forma al suo paradigma costitutivo. Esso, infatti, interpreta la complessità, per cui è noto che non esiste struttura complessa se se ne comprendono le dinamiche di funzionamento. Il problema centrale che si pone in un’indagine su un’architettura realizzata o immaginata, è quello di rappresentarla, con l'ausilio del computer e di software appropriati, senza ricorrere però necessariamente ad una elaborazione semplicistica e solo riproduttiva. In altre parole, non si deve procedere soltanto generando immagini che si presentano come simulacri di una percezione realisticamente visiva (quali ad esempio sono le rappresentazioni ottenute mediante mapping e rendering di materiali), ma le architetture del passato e ancor più quelle contemporanee vanno analizzate esplicitandone la complessità, quella più evidente e quella più nascosta. In particolare, le architetture contemporanee hanno componenti linguistiche strettamente relazionate a componenti meccaniche e materiche fortemente strutturate con elementi diversi, quali la luce, il colore, l'alternanza di trasparenze e di dinamismi, che non sempre sono facili da rappresentare. Avviene, così, che si sviluppa la necessità di ricercare nuovi modi di rappresentarle, consoni alle nuove esperienze linguistiche e costruttive.
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