Prendersi cura di sé, di qualcuno, di qualcosa, significa innanzitutto accettare i concetti di bisogno, necessità, limite; per quel che riguarda noi come persone e ciò che materialmente facciamo per abitare la nostra vita, significa accettare la nostra condizione di creature mortali e dipendenti (da acqua, aria, cibo, riparo, affetti) senza spaventarsi, senza rimuoverla, senza occultarla. La riflessione di Heidegger avvicina ad una idea dell’architettura come costruzione dell’uomo in cui rimane impressa la consapevolezza di questa condizione, dei dati di necessità e di bisogni in cui si svolge l' esistenza e, ad un tempo la capacità di rispondervi con creatività e sapienza. È in questo legame tra pensiero e costruzione che si inscrive la capacità conoscitiva dell’architettura, la capacità, cioè di essere intelligibile per sé stessa e rendere intelligibile il reale (Vitruvio, Alain). I territori di antica storia, come quelli italiani portano impresso questo racconto nella loro sapiente costruzione, la coralità anonima della loro lenta edificazione.(Benjamin e il guscio). Imparare ad osservare questi territori e ad abitarli in piena coscienza è anche un modo per prendersene cura, per comprenderne il valore e proseguirne la costruzione senza ridurre il rapporto col passato a quella inutile e infernale macchina burocratica della conservazione che finisce per ignorare ciò che afferma di proteggere. Imparare ad osservarli consente anche di inscrivere la loro bellezza nella loro intelligibilità, nella loro capacità di rispondere con intelligenza ad una necessità d’uso, sottraendoli a quell’idea di bellezza come fatto inspiegabile a cui troppo spesso l’estetica li sospinge (Davila) e restituendoli a quella dimensione di utensile in cui la intende Loos. grandezza femminile del pensiero di Loos, Heidegger e lo Zeug, il mondo degli utensili, la riflessione di genere sull’architettura che si connota come prendersi cura.

costruire, abitare, pensare

PEZZA, VALERIA
2009

Abstract

Prendersi cura di sé, di qualcuno, di qualcosa, significa innanzitutto accettare i concetti di bisogno, necessità, limite; per quel che riguarda noi come persone e ciò che materialmente facciamo per abitare la nostra vita, significa accettare la nostra condizione di creature mortali e dipendenti (da acqua, aria, cibo, riparo, affetti) senza spaventarsi, senza rimuoverla, senza occultarla. La riflessione di Heidegger avvicina ad una idea dell’architettura come costruzione dell’uomo in cui rimane impressa la consapevolezza di questa condizione, dei dati di necessità e di bisogni in cui si svolge l' esistenza e, ad un tempo la capacità di rispondervi con creatività e sapienza. È in questo legame tra pensiero e costruzione che si inscrive la capacità conoscitiva dell’architettura, la capacità, cioè di essere intelligibile per sé stessa e rendere intelligibile il reale (Vitruvio, Alain). I territori di antica storia, come quelli italiani portano impresso questo racconto nella loro sapiente costruzione, la coralità anonima della loro lenta edificazione.(Benjamin e il guscio). Imparare ad osservare questi territori e ad abitarli in piena coscienza è anche un modo per prendersene cura, per comprenderne il valore e proseguirne la costruzione senza ridurre il rapporto col passato a quella inutile e infernale macchina burocratica della conservazione che finisce per ignorare ciò che afferma di proteggere. Imparare ad osservarli consente anche di inscrivere la loro bellezza nella loro intelligibilità, nella loro capacità di rispondere con intelligenza ad una necessità d’uso, sottraendoli a quell’idea di bellezza come fatto inspiegabile a cui troppo spesso l’estetica li sospinge (Davila) e restituendoli a quella dimensione di utensile in cui la intende Loos. grandezza femminile del pensiero di Loos, Heidegger e lo Zeug, il mondo degli utensili, la riflessione di genere sull’architettura che si connota come prendersi cura.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11588/367195
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