Nel percorso di sviluppo intrapreso dal Mezzogiorno hanno agito in modo combinato Stato, mercato e società, e l’intreccio che ne è derivato si può dire abbia prodotto come conseguenza inattesa il fatto che i meccanismi dello scambio di mercato, in questa area, presentino delle proprie peculiarità. Il mercato concorrenziale è stato incorporato nel sistema sociale attraverso le regole della reciprocità e della redistribuzione statale. La penetrazione del mercato è stata, di fatto, gestita dallo Stato stesso. Una ricostruzione del percorso realizzato dal tema dello sviluppo locale nel Mezzogiorno ha perciò necessariamente come punto di avvio il problema delle differenze storiche e sociali costitutive del modello capitalistico italiano. Il dualismo tra il Nord e il Sud del paese ha rappresentato per lungo tempo la principale chiave interpretativa utilizzata con il fine di comprendere i differenziali esistenti nello sviluppo italiano. L’intervento diretto dello Stato nell’economia meridionale è stata la risposta attraverso cui dalla fine della seconda guerra mondiale in poi si è governato il problema dell’arretratezza meridionale, che coincide in quel periodo con la sua mancata industrializzazione. Gli anni novanta hanno rappresentato una cesura nella politica di sviluppo per il Mezzogiorno e nel modo stesso di leggere e interpretare sia le problematiche strutturali, sia le trasformazioni sociali ed economiche che lo hanno attraversato dopo la fine dell’intervento straordinario. Si tratta di una fase in cui la necessità di ridefinire l’azione dello Stato nei confronti delle aree meridionali spinge a porre sotto lenti di osservazione alternative non tanto – e non solo – lo “strumento” che in fin dei conti aveva connotato una lunga stagione politica, ma la stessa cultura ed impostazione economica che ne ha legittimato l’operato.

Lo sviluppo locale nel Mezzogiorno tra crescita economica e limiti sociali.

DE VIVO, PAOLA
2009

Abstract

Nel percorso di sviluppo intrapreso dal Mezzogiorno hanno agito in modo combinato Stato, mercato e società, e l’intreccio che ne è derivato si può dire abbia prodotto come conseguenza inattesa il fatto che i meccanismi dello scambio di mercato, in questa area, presentino delle proprie peculiarità. Il mercato concorrenziale è stato incorporato nel sistema sociale attraverso le regole della reciprocità e della redistribuzione statale. La penetrazione del mercato è stata, di fatto, gestita dallo Stato stesso. Una ricostruzione del percorso realizzato dal tema dello sviluppo locale nel Mezzogiorno ha perciò necessariamente come punto di avvio il problema delle differenze storiche e sociali costitutive del modello capitalistico italiano. Il dualismo tra il Nord e il Sud del paese ha rappresentato per lungo tempo la principale chiave interpretativa utilizzata con il fine di comprendere i differenziali esistenti nello sviluppo italiano. L’intervento diretto dello Stato nell’economia meridionale è stata la risposta attraverso cui dalla fine della seconda guerra mondiale in poi si è governato il problema dell’arretratezza meridionale, che coincide in quel periodo con la sua mancata industrializzazione. Gli anni novanta hanno rappresentato una cesura nella politica di sviluppo per il Mezzogiorno e nel modo stesso di leggere e interpretare sia le problematiche strutturali, sia le trasformazioni sociali ed economiche che lo hanno attraversato dopo la fine dell’intervento straordinario. Si tratta di una fase in cui la necessità di ridefinire l’azione dello Stato nei confronti delle aree meridionali spinge a porre sotto lenti di osservazione alternative non tanto – e non solo – lo “strumento” che in fin dei conti aveva connotato una lunga stagione politica, ma la stessa cultura ed impostazione economica che ne ha legittimato l’operato.
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