La ricerca parte dal caso di uno spazio pubblico situato in un quartiere in trasformazione di Barcellona nel quale diversi modi di intendere e comporre il territorio si sono scontrati e poi, almeno apparentemente, incontrati. Viene riesaminata la contesa tra gruppi di abitanti storici e popolazioni locali più recenti, e tra questi e amministrazione e/o tecnici, ricostruendo il percorso che ha portato prima a un periodo di autoorganizzazione e poi a un processo partecipativo che avrebbe dovuto produrre uno "spazio per tutti". Il piccolo parco risultante, tuttavia, non corrisponde a nessuna delle immagini care alle diverse parti e lascia sul campo piuttosto un generale sentimento di sconfitta. Il nodo cruciale diventa dunque l'identità ibrida di quello spazio, di cui si provano ad isolare le componenti con l'obiettivo di risalire alle immagini originarie e di spiegare il senso dei frammenti ricomposti nella nuova cornice e degli elementi scomparsi o trasformati. Per questa rilettura, si fa riferimento al concetto di "frame": le diverse pretese delle parti sono viste come indizi del fatto che si sono scontrati frame (più che rivendicazioni), mai riconosciuti e trattati come tali nel corso della vicenda, cercando di individuare i nodi che avrebbero richiesto non tanto una mediazione quanto un lavoro di reframing. Infine, si mettono a confronto il caso barcellonese e altre esperienze di progettazione dove problemi assimilabili sono stati trattati in modo da creare una seppur debole traccia per un percorso di progettazione di spazi pubblici più condivisi.

Territori di frizione. Lo spazio pubblico tra pratiche sociali politiche di trasformazione urbana

LEPORE, DANIELA
2010

Abstract

La ricerca parte dal caso di uno spazio pubblico situato in un quartiere in trasformazione di Barcellona nel quale diversi modi di intendere e comporre il territorio si sono scontrati e poi, almeno apparentemente, incontrati. Viene riesaminata la contesa tra gruppi di abitanti storici e popolazioni locali più recenti, e tra questi e amministrazione e/o tecnici, ricostruendo il percorso che ha portato prima a un periodo di autoorganizzazione e poi a un processo partecipativo che avrebbe dovuto produrre uno "spazio per tutti". Il piccolo parco risultante, tuttavia, non corrisponde a nessuna delle immagini care alle diverse parti e lascia sul campo piuttosto un generale sentimento di sconfitta. Il nodo cruciale diventa dunque l'identità ibrida di quello spazio, di cui si provano ad isolare le componenti con l'obiettivo di risalire alle immagini originarie e di spiegare il senso dei frammenti ricomposti nella nuova cornice e degli elementi scomparsi o trasformati. Per questa rilettura, si fa riferimento al concetto di "frame": le diverse pretese delle parti sono viste come indizi del fatto che si sono scontrati frame (più che rivendicazioni), mai riconosciuti e trattati come tali nel corso della vicenda, cercando di individuare i nodi che avrebbero richiesto non tanto una mediazione quanto un lavoro di reframing. Infine, si mettono a confronto il caso barcellonese e altre esperienze di progettazione dove problemi assimilabili sono stati trattati in modo da creare una seppur debole traccia per un percorso di progettazione di spazi pubblici più condivisi.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11588/366530
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