“Tutto in architettura è idealizzato dall’uomo. La stessa linea retta è una sua invenzione poiché in natura non esiste” . L’architettura è quindi un prodotto artificiale e può pertanto essere considerata uno dei principali “artefatti”, fatto dall’uomo con arte e\o ad arte. Proprio in quanto “prodotto”, l’architettura è fortemente condizionata dalla tecnologia e dagli strumenti che ne consentono la realizzazione; l’utilizzo delle tecniche digitali ha determinato, infatti, un sostanziale cambiamento dei metodi di progettazione tradizionali, favorendo la sperimentazione di processi, più o meno convincenti, comunque basati sul principio della trasformazione e del mutamento. Questo approccio al progetto, profondamente legato agli strumenti di produzione delle immagini e alle tecniche di modellazione digitale, è particolarmente evidente nel lavoro di van Berkel e Bos, del gruppo olandese UNStudio. L’emblema di Move, il principale scritto teorico del gruppo, è il manimal, immagine ottenuta ibridando un serpente e un leone con un essere umano, la volontà più o meno manifesta, nella teoria come nella prassi, è quella di generare forme in grado di rispecchiare la complessità disturbata del nostro tempo: artefatti, atti estetici, costruzioni artificiose, allo stesso tempo riconoscibili e “strane”. La trasformazione topologica è la base teorica e concettuale riscontrabile in tutte le opere del gruppo olandese, che si attua a seconda dei casi in modo più o meno esplicito, tra “il modulo e la goccia”, tra “continuità” e “discontinuità”, dal poliedro alla sfera. La forma è il risultato di una serie di trasformazioni topologiche, su una materia virtualmente elastica, il volume primitivo si trasforma in modo continuo senza che ne sia alterata la natura. Smontare, deformare, riassemblare, il progettista è l’artefice, genera la forma e modifica il mondo tendendo sempre più verso forme apparentemente fluttuanti.

From box to blob and back again. Mutazioni topologiche nelle opere di UNStudio

CAPONE, MARA
2011

Abstract

“Tutto in architettura è idealizzato dall’uomo. La stessa linea retta è una sua invenzione poiché in natura non esiste” . L’architettura è quindi un prodotto artificiale e può pertanto essere considerata uno dei principali “artefatti”, fatto dall’uomo con arte e\o ad arte. Proprio in quanto “prodotto”, l’architettura è fortemente condizionata dalla tecnologia e dagli strumenti che ne consentono la realizzazione; l’utilizzo delle tecniche digitali ha determinato, infatti, un sostanziale cambiamento dei metodi di progettazione tradizionali, favorendo la sperimentazione di processi, più o meno convincenti, comunque basati sul principio della trasformazione e del mutamento. Questo approccio al progetto, profondamente legato agli strumenti di produzione delle immagini e alle tecniche di modellazione digitale, è particolarmente evidente nel lavoro di van Berkel e Bos, del gruppo olandese UNStudio. L’emblema di Move, il principale scritto teorico del gruppo, è il manimal, immagine ottenuta ibridando un serpente e un leone con un essere umano, la volontà più o meno manifesta, nella teoria come nella prassi, è quella di generare forme in grado di rispecchiare la complessità disturbata del nostro tempo: artefatti, atti estetici, costruzioni artificiose, allo stesso tempo riconoscibili e “strane”. La trasformazione topologica è la base teorica e concettuale riscontrabile in tutte le opere del gruppo olandese, che si attua a seconda dei casi in modo più o meno esplicito, tra “il modulo e la goccia”, tra “continuità” e “discontinuità”, dal poliedro alla sfera. La forma è il risultato di una serie di trasformazioni topologiche, su una materia virtualmente elastica, il volume primitivo si trasforma in modo continuo senza che ne sia alterata la natura. Smontare, deformare, riassemblare, il progettista è l’artefice, genera la forma e modifica il mondo tendendo sempre più verso forme apparentemente fluttuanti.
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