Il saggio affronta un caso particolare in un momento in cui, nella storia dell’architettura, si fronteggiano la cultura scientifica e quella artistica secondo un intreccio che, talvolta, è difficile sciogliere e decodificare in maniera univoca nei suoi significati. L’analisi delle opere di Ch.-F. Viel e del caso della ricostruzione della Halle au blé di Parigi consente di godere di una privilegiata prospettiva di analisi in quanto esse condensano le questioni più complesse del fare architettura e, anche, dell’intervento sul preesistente e quindi del restauro. L’argomentazione di una parte del contributo di tale architetto francese alle questioni di relazione tra la cultura scientifica e quella artistica ci propone una messa a fuoco di un ulteriore tassello per comprendere una tematica, tutto sommato, ancora particolarmente attuale e riguardante, appunto, le divergenze ed i punti di contatto tra i processi tecnico-scientifici e quelli più propriamente artistici. La vicenda legata alle riflessioni dell’architetto francese, in altre parole, appare, al di là delle specificità e delle circostanze, in tutta la sua attualità, in un momento in cui si mostra evidente la necessità che l’architetto sia tecnicamente e culturalmente consapevole, capace di gestire il coacervo di aspetti che oggi dominano il mondo del costruire; ma anche, se non soprattutto, di fronteggiare l’attuale distacco da una «theoria ontologica» alla base del fare architettura e restauro.

Ordonnance e solidité: un problema di architettura tra décadence e scienza del costruire all’inizio del XIX secolo

MARINO, BIANCA
2010

Abstract

Il saggio affronta un caso particolare in un momento in cui, nella storia dell’architettura, si fronteggiano la cultura scientifica e quella artistica secondo un intreccio che, talvolta, è difficile sciogliere e decodificare in maniera univoca nei suoi significati. L’analisi delle opere di Ch.-F. Viel e del caso della ricostruzione della Halle au blé di Parigi consente di godere di una privilegiata prospettiva di analisi in quanto esse condensano le questioni più complesse del fare architettura e, anche, dell’intervento sul preesistente e quindi del restauro. L’argomentazione di una parte del contributo di tale architetto francese alle questioni di relazione tra la cultura scientifica e quella artistica ci propone una messa a fuoco di un ulteriore tassello per comprendere una tematica, tutto sommato, ancora particolarmente attuale e riguardante, appunto, le divergenze ed i punti di contatto tra i processi tecnico-scientifici e quelli più propriamente artistici. La vicenda legata alle riflessioni dell’architetto francese, in altre parole, appare, al di là delle specificità e delle circostanze, in tutta la sua attualità, in un momento in cui si mostra evidente la necessità che l’architetto sia tecnicamente e culturalmente consapevole, capace di gestire il coacervo di aspetti che oggi dominano il mondo del costruire; ma anche, se non soprattutto, di fronteggiare l’attuale distacco da una «theoria ontologica» alla base del fare architettura e restauro.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11588/365804
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