L'intervento intendeva problematizzare la precomprensione ecologista del nostro rapporto con la natura, il che significa anche interrogarsi sul limite entro il quale è corretta l’autodefinizione dell’ecologia come “la più umana delle scienze naturali”. Definizione in parte certamente giustificata poiché, nell’ampliare allo storico il suo oggetto, l’ecologia non può rimanere del tutto all’interno della sua metodologia scientifica, dovendo necessariamente assumere, anche se in maniera per lo più inconsapevole, posizioni di natura intrinsecamente filosofica e precisamente come forme di un qualche scientismo, ovvero della pretesa fondazione scientifica delle sue valutazioni storiche, etiche e politiche, pretesa che è almeno un’incomprensione. Lungi, dunque, dal configurarsi come un semplice problema epistemologico, è piuttosto nell’ambito della disputa tra scientismo e filosofia - ovvero tra una filosofia che non si sa come tale e che presenta acriticamente i suoi fondamenti attraverso la scienza ed una filosofia che non si ferma di fronte all’«oggettività» della scienza -, che è necessario a quest’ultima poter analizzare con competenza i mezzi concettuali ed i modelli interpretativi della prima, ovvero come una filosofia della scienza che sia ad un tempo filosofia della cultura, della storia e morale. E che la questione si debba configurare come una «disputa» tra le due posizioni è implicito proprio nel carattere solo inconsapevolmente filosofico dello scientismo ecologico, che ritiene se stesso un pensiero puramente scientifico con tutt’al più alcune «implicazioni filosofiche», peraltro di carattere rivoluzionario e vedremo in che senso. Presa sul serio, questa comprensione di sé dell’ecologia tenderebbe a sancire ulteriormente il ritardo della filosofia, se non la sua esclusione definitiva come un che di superato, nell’affrontare la questione ecologica, questione che però viene radicalmente mutilata nel suo significato più essenziale, quello appunto etico e storico, qualora si ritenga possa essere compresa ed affrontata solo a partire da una prospettiva rigidamente scientista. Il compito preliminare, dunque, è proprio quello di comprendere la fondazione scientifica dell’ecologismo, per metterne alla prova l’autonomia ed il presunto carattere di novità, un carattere che assume un’enorme rilevanza laddove, come avviene pressoché ovunque, è proprio per il suo tramite che le proposte di risoluzione della crisi si pretendono coerenti ed efficaci. Qui si può solo accennare a questo argomento, che all’ingrosso si riduce alla contrapposizione esplicita dell’ecologia come “scienza nuova”, teoria del “cambio di paradigma”, alla scienza occidentale classica, cui viene imputato l’insorgere della crisi. Ebbene, anche questa pretesa viene messa in questione seguendo lo stesso percorso che porta ad estrapolare da essa i presupposti dell’ecologismo scientista che vi si fonda. E con ciò si ribadisce che una tale analisi della scienza ecologica da un punto di vista filosofico, che introduce e prepara l’intera argomentazione di questo lavoro, non sarà appunto una mera epistemologia, ma sin da principio l’approfondimento delle origini e del senso dell’apparato concettuale e metodologico di questa scienza, alla ricerca delle premesse filosofiche occulte in essa e così nello scientismo che ne deriva e che si riversa in buona parte dell’ambientalismo che si richiama ad essa. Questo tipo di impostazione, analitica e rigidamente «scientifica» nel suo approccio iniziale, di per sé già metodologicamente opportuna, si è rivelata molto fruttuosa, permettendo un’identificazione in una certa misura immanente a tale «genealogia» della scienza ecologica delle categorie filosofiche in grado di ordinare in maniera discreta e pregnante la molteplicità dei contributi comparsi dalle più disparate prospettive sul tema ecologico in generale ed in particolare le posizioni di carattere gestionale, economicista ed etico

Ecologia ed ecologismi: per una genealogia filosofico-scientifica

RUSSO, NICOLA
1998

Abstract

L'intervento intendeva problematizzare la precomprensione ecologista del nostro rapporto con la natura, il che significa anche interrogarsi sul limite entro il quale è corretta l’autodefinizione dell’ecologia come “la più umana delle scienze naturali”. Definizione in parte certamente giustificata poiché, nell’ampliare allo storico il suo oggetto, l’ecologia non può rimanere del tutto all’interno della sua metodologia scientifica, dovendo necessariamente assumere, anche se in maniera per lo più inconsapevole, posizioni di natura intrinsecamente filosofica e precisamente come forme di un qualche scientismo, ovvero della pretesa fondazione scientifica delle sue valutazioni storiche, etiche e politiche, pretesa che è almeno un’incomprensione. Lungi, dunque, dal configurarsi come un semplice problema epistemologico, è piuttosto nell’ambito della disputa tra scientismo e filosofia - ovvero tra una filosofia che non si sa come tale e che presenta acriticamente i suoi fondamenti attraverso la scienza ed una filosofia che non si ferma di fronte all’«oggettività» della scienza -, che è necessario a quest’ultima poter analizzare con competenza i mezzi concettuali ed i modelli interpretativi della prima, ovvero come una filosofia della scienza che sia ad un tempo filosofia della cultura, della storia e morale. E che la questione si debba configurare come una «disputa» tra le due posizioni è implicito proprio nel carattere solo inconsapevolmente filosofico dello scientismo ecologico, che ritiene se stesso un pensiero puramente scientifico con tutt’al più alcune «implicazioni filosofiche», peraltro di carattere rivoluzionario e vedremo in che senso. Presa sul serio, questa comprensione di sé dell’ecologia tenderebbe a sancire ulteriormente il ritardo della filosofia, se non la sua esclusione definitiva come un che di superato, nell’affrontare la questione ecologica, questione che però viene radicalmente mutilata nel suo significato più essenziale, quello appunto etico e storico, qualora si ritenga possa essere compresa ed affrontata solo a partire da una prospettiva rigidamente scientista. Il compito preliminare, dunque, è proprio quello di comprendere la fondazione scientifica dell’ecologismo, per metterne alla prova l’autonomia ed il presunto carattere di novità, un carattere che assume un’enorme rilevanza laddove, come avviene pressoché ovunque, è proprio per il suo tramite che le proposte di risoluzione della crisi si pretendono coerenti ed efficaci. Qui si può solo accennare a questo argomento, che all’ingrosso si riduce alla contrapposizione esplicita dell’ecologia come “scienza nuova”, teoria del “cambio di paradigma”, alla scienza occidentale classica, cui viene imputato l’insorgere della crisi. Ebbene, anche questa pretesa viene messa in questione seguendo lo stesso percorso che porta ad estrapolare da essa i presupposti dell’ecologismo scientista che vi si fonda. E con ciò si ribadisce che una tale analisi della scienza ecologica da un punto di vista filosofico, che introduce e prepara l’intera argomentazione di questo lavoro, non sarà appunto una mera epistemologia, ma sin da principio l’approfondimento delle origini e del senso dell’apparato concettuale e metodologico di questa scienza, alla ricerca delle premesse filosofiche occulte in essa e così nello scientismo che ne deriva e che si riversa in buona parte dell’ambientalismo che si richiama ad essa. Questo tipo di impostazione, analitica e rigidamente «scientifica» nel suo approccio iniziale, di per sé già metodologicamente opportuna, si è rivelata molto fruttuosa, permettendo un’identificazione in una certa misura immanente a tale «genealogia» della scienza ecologica delle categorie filosofiche in grado di ordinare in maniera discreta e pregnante la molteplicità dei contributi comparsi dalle più disparate prospettive sul tema ecologico in generale ed in particolare le posizioni di carattere gestionale, economicista ed etico
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11588/364942
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