Una ricognizione, a partire dalla lettura batailleana di alcuni testi di Camus, della questione e del significato del "male" e del senso della ricerca della felicità possibile. Una questione e un significato che per Bataille, contrariamente a Camus, vanno ripensati nell'ottica di una soggettività che, nel ricercare attraverso "la rivolta" la propria possibile felicità, non concepisce e quindi non bandisce dal proprio spazio l'esistenza del "malheur", come se fosse un dato puramente estrinseco e riconducibile solo a una certa determinazione dell'assetto storico (l'oppressione della borghesia sul proletariato, ad esempio), eliminata la quale si schiuderebbe la felicità reale per ogni soggettività. Si tratta, secondo Bataille, una volta riconosciuti il dato storico dell'oppressione ma anche il dato radicale che la storia stessa è forse un male più grande dell'oppressione storicamente determinata, di disporsi, con la propria soggettività, ad articolare il plesso bonheur/malheur in un'ottica tutta e solo 'mortale', ovvero in un'ottica che non chiede a nessuna trascendenza, a nessun aldilà, di conferire senso pieno alla propria mortale esistenza. La felicità possibile non può essere disgiunta dalle "sventure del male".

"C'è ancora una macchia qui". Il tempo del male. Bataille, Camus e la felicità.

PAPPARO, FELICE CIRO
2009

Abstract

Una ricognizione, a partire dalla lettura batailleana di alcuni testi di Camus, della questione e del significato del "male" e del senso della ricerca della felicità possibile. Una questione e un significato che per Bataille, contrariamente a Camus, vanno ripensati nell'ottica di una soggettività che, nel ricercare attraverso "la rivolta" la propria possibile felicità, non concepisce e quindi non bandisce dal proprio spazio l'esistenza del "malheur", come se fosse un dato puramente estrinseco e riconducibile solo a una certa determinazione dell'assetto storico (l'oppressione della borghesia sul proletariato, ad esempio), eliminata la quale si schiuderebbe la felicità reale per ogni soggettività. Si tratta, secondo Bataille, una volta riconosciuti il dato storico dell'oppressione ma anche il dato radicale che la storia stessa è forse un male più grande dell'oppressione storicamente determinata, di disporsi, con la propria soggettività, ad articolare il plesso bonheur/malheur in un'ottica tutta e solo 'mortale', ovvero in un'ottica che non chiede a nessuna trascendenza, a nessun aldilà, di conferire senso pieno alla propria mortale esistenza. La felicità possibile non può essere disgiunta dalle "sventure del male".
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11588/364873
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