Il concetto di esperienza può essere considerato un elemento centrale nell’intera opera di John Dewey, come testimoniano sia l’occorrenza del termine experience (che si registra per 4883 volte nel corpus della Electronic Edition dei Collected Works), sia il fatto che lo stesso termine compaia nel titolo di ben tre opere: Experience and Nature del 1925; Art as experience del 1934; Experience and education del 1939, da considerarsi come una vera e propria trilogia, dedicata alla costruzione di una teoria generale dell’esperienza individuale e collettiva. Prima di arrivare ad una sua piena tematizzazione all’interno di questa “trilogia dell’esperienza” collocata nell’ambito dei Later Works, l’experience viene tuttavia indagata e tematizzata in una serie di scritti, in cui viene ad assumere significative e diverse sfaccettature che orienteranno le prospettive di indagine attraverso cui verrà successivamente esplorata; pertanto, allo scopo di addentrarci negli snodi più significativi della riflessione deweyana sul concetto di esperienza per poi mettere a fuoco le peculiarità dell’esperienza estetica, ci soffermeremo su un’analisi di tale concetto a partire dalla sua prima tematizzazione negli Early Works (1882-1898), per poi indagare il suo sviluppo nei Middle Works (1899-1924) ed arrivare alla sua piena declinazione nella trilogia dei Later Works (1925-1953). Abbiamo a che fare, dunque, con un elemento concettuale reggente l’intera impalcatura della speculazione deweyana, che richiede di essere indagato da almeno tre prospettive: a) una prospettiva bio-psichica b) una prospettiva estetica c) una prospettiva educativa Come si avrà modo di spiegare, la prospettiva estetica rappresenta quindi in qualche modo il “termine medio” all’interno del sillogismo speculativo deweyano, rivestendo un ruolo centrale nella messa a fuoco del costrutto di “qualità” dell’esperienza che per Dewey rappresenta un fondamentale criterio regolativo e valutativo

La qualità delll'esperienza estetica in J.Dewey

STRIANO, MAURA
2008

Abstract

Il concetto di esperienza può essere considerato un elemento centrale nell’intera opera di John Dewey, come testimoniano sia l’occorrenza del termine experience (che si registra per 4883 volte nel corpus della Electronic Edition dei Collected Works), sia il fatto che lo stesso termine compaia nel titolo di ben tre opere: Experience and Nature del 1925; Art as experience del 1934; Experience and education del 1939, da considerarsi come una vera e propria trilogia, dedicata alla costruzione di una teoria generale dell’esperienza individuale e collettiva. Prima di arrivare ad una sua piena tematizzazione all’interno di questa “trilogia dell’esperienza” collocata nell’ambito dei Later Works, l’experience viene tuttavia indagata e tematizzata in una serie di scritti, in cui viene ad assumere significative e diverse sfaccettature che orienteranno le prospettive di indagine attraverso cui verrà successivamente esplorata; pertanto, allo scopo di addentrarci negli snodi più significativi della riflessione deweyana sul concetto di esperienza per poi mettere a fuoco le peculiarità dell’esperienza estetica, ci soffermeremo su un’analisi di tale concetto a partire dalla sua prima tematizzazione negli Early Works (1882-1898), per poi indagare il suo sviluppo nei Middle Works (1899-1924) ed arrivare alla sua piena declinazione nella trilogia dei Later Works (1925-1953). Abbiamo a che fare, dunque, con un elemento concettuale reggente l’intera impalcatura della speculazione deweyana, che richiede di essere indagato da almeno tre prospettive: a) una prospettiva bio-psichica b) una prospettiva estetica c) una prospettiva educativa Come si avrà modo di spiegare, la prospettiva estetica rappresenta quindi in qualche modo il “termine medio” all’interno del sillogismo speculativo deweyano, rivestendo un ruolo centrale nella messa a fuoco del costrutto di “qualità” dell’esperienza che per Dewey rappresenta un fondamentale criterio regolativo e valutativo
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11588/363258
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