La pittura parietale romana, tema molto complesso ed anche molto frequentato da archeologi e storici dell’arte, fin dalle prime scoperte pompeiane ed ercolanensi ha da sempre stupito e meravigliato, non solo per l’alta qualità artistica e la perfezione tecnica della sua realizzazione, ma essenzialmente per la variazione dei soggetti figurati e delle decorazioni che spaziano dai temi naturalistici, a quelli prettamente religioso-simbolici, a quelli geometrici, a quelli più specificamente “architettonici”. Nella grande varietà delle pitture parietali, considerate come un’evoluzione storica e formale dell’architettura romana e classificate nel 1882 da August Mau secondo quattro stili, gli affreschi del Secondo Stile, da alcuni storici indicato come “architettonico”, sono quelli che maggiormente interpretano la creatività dell’arte romana, in quanto capaci di frantumare virtualmente la rigida struttura muraria di oeci e cubicula per dar luogo alla spazialità dilatata di membrature architettoniche, vedute su facciate urbane, peristili di palazzi, santuari e rigogliosi giardini. Queste pitture prospettiche, travalicando i valori mensori e costruttivi degli ambienti, interpretano in maniera inequivocabile la lussuosa “autorappresentazione” della famiglia in quanto non solo costituiscono l’ampliamento visivo dello spazio reale, ma soprattutto hanno la funzione di “offrire stimoli associativi per evocare un ambiente splendido”.

Spazi Virtuali e spazi reali nelle pitture parietali della Villa dei Misteri a Pompei

DELL'AQUILA, MARIELLA
2009

Abstract

La pittura parietale romana, tema molto complesso ed anche molto frequentato da archeologi e storici dell’arte, fin dalle prime scoperte pompeiane ed ercolanensi ha da sempre stupito e meravigliato, non solo per l’alta qualità artistica e la perfezione tecnica della sua realizzazione, ma essenzialmente per la variazione dei soggetti figurati e delle decorazioni che spaziano dai temi naturalistici, a quelli prettamente religioso-simbolici, a quelli geometrici, a quelli più specificamente “architettonici”. Nella grande varietà delle pitture parietali, considerate come un’evoluzione storica e formale dell’architettura romana e classificate nel 1882 da August Mau secondo quattro stili, gli affreschi del Secondo Stile, da alcuni storici indicato come “architettonico”, sono quelli che maggiormente interpretano la creatività dell’arte romana, in quanto capaci di frantumare virtualmente la rigida struttura muraria di oeci e cubicula per dar luogo alla spazialità dilatata di membrature architettoniche, vedute su facciate urbane, peristili di palazzi, santuari e rigogliosi giardini. Queste pitture prospettiche, travalicando i valori mensori e costruttivi degli ambienti, interpretano in maniera inequivocabile la lussuosa “autorappresentazione” della famiglia in quanto non solo costituiscono l’ampliamento visivo dello spazio reale, ma soprattutto hanno la funzione di “offrire stimoli associativi per evocare un ambiente splendido”.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11588/360180
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