Il settore del turismo è sempre stato caratterizzato dalla carenza di strategie esplicite di medio-lungo periodo. La nascita di nuovi modelli di offerta e il lancio di nuovi prodotti sono avvenute il più delle volte sotto la spinta di processi spontanei (di replicazione e/o complemento di iniziative individuali di successo) che hanno favorito lo sviluppo “dal basso” di competenze e progettualità. Già da alcuni anni, però, anche in questo settore sono cambiati i modelli di sviluppo; é vero che continua a crescere la domanda internazionale di turismo ma l’offerta cresce ancor più rapidamente: decine e decine di nuove destinazioni si propongono ogni anno al mercato con infrastrutture e standard moderni a prezzi concorrenziali, gli investimenti pubblicitari sono in forte aumento, la soglia di “visibilità” si é enormemente innalzata, l’abbattimento delle tariffe aeree ha cambiato radicalmente la mappa della competizione (non più “di bacino” ma “di prodotto”), i clienti (più esperti) manifestano una tendenza accentuata a modificare comportamenti e abitudini d’acquisto. La carenza di approccio strategico nel turismo é particolarmente evidente in molti dei paesi che si affacciano sulla sponda meridionale del bacino del mediterraneo, storicamente beneficiato da un patrimonio unico di risorse e da vantaggi di prossimità ma congiuntamente penalizzato da un deficit di sicurezza e da standard di offerta in buona parte inadeguati. L’evidenza che in anni passati il turista continuava ad arrivare comunque, anche in assenza di interventi ben congegnati ed efficaci, si é trasformata in una sorta di presunzione di forza del sistema di offerta: di non dover necessariamente soggiacere a quel processo continuo di innovazione di prodotto, di strumenti, di strategie, di “promesse” che fanno parte integrante della filosofia di tutte le aziende competitive che operano nei beni e servizi di largo consumo. I paesi del Mediterraneo, se pur caratterizzati da un sistema di offerta e di domanda assai diversificato tra di loro, si trovano ad un punto di svolta della propria evoluzione di prodotto turistico: rilanciarsi ed affermarsi come destinazione nel “grande mercato” o restare ancorati ad un bacino consolidato che nella storia passata e recente ha comunque consentito lo sviluppo di un’imprenditoralità turistica. Le risorse di base soprattutto naturali, culturali, tradizionali, certamente non mancano e configurano un patrimonio che, se adeguatamente valorizzato e potenziato, può consentire al settore di crescere in qualità e in quantità più di quanto non sia stato finora. In questo processo, il Patrimonio Culturale, attrattore e volano di sviluppo per i settori del turismo culturale di qualità e dell’industria culturale, può effettivamente contribuire alla crescita ed allo sviluppo anche di quelle aree a ridotta vocazione turistica attraverso la sua capacità di rafforzare i processi di identità culturale (qualità della vita dei residenti, innalzamento ed estensione del mercato culturale..), di sostenere processi di sviluppo di flussi qualificati di turismo culturale e di promuovere lo sviluppo socio-economico locale (benefici lungo termine = rilevanza economica dell’indotto). Il contributo indaga la capacità attrattiva dei maestosi siti archeologici del Mediterraneo quali testimonianza di antiche civiltà del passato congiuntamente alla potenzialità turistiche delle città che si affacciano sulla sponda meridionale in termini di servizi turistici innovativi al fine di verificare la possibilità della creazione di un sistema di offerta sistemico in una concezione del territorio quale insieme di risorse culturali, naturali, produttive tra loro collegate, che necessitano di una gestione congiunta, cioè integrata e dove sia possibile l’applicazione di logiche di rete.

Le risorse archeologiche: un “modello” di attrattore culturale dell’offerta turistica dei paesi del Mediterraneo

LA FORESTA, DANIELA
2008

Abstract

Il settore del turismo è sempre stato caratterizzato dalla carenza di strategie esplicite di medio-lungo periodo. La nascita di nuovi modelli di offerta e il lancio di nuovi prodotti sono avvenute il più delle volte sotto la spinta di processi spontanei (di replicazione e/o complemento di iniziative individuali di successo) che hanno favorito lo sviluppo “dal basso” di competenze e progettualità. Già da alcuni anni, però, anche in questo settore sono cambiati i modelli di sviluppo; é vero che continua a crescere la domanda internazionale di turismo ma l’offerta cresce ancor più rapidamente: decine e decine di nuove destinazioni si propongono ogni anno al mercato con infrastrutture e standard moderni a prezzi concorrenziali, gli investimenti pubblicitari sono in forte aumento, la soglia di “visibilità” si é enormemente innalzata, l’abbattimento delle tariffe aeree ha cambiato radicalmente la mappa della competizione (non più “di bacino” ma “di prodotto”), i clienti (più esperti) manifestano una tendenza accentuata a modificare comportamenti e abitudini d’acquisto. La carenza di approccio strategico nel turismo é particolarmente evidente in molti dei paesi che si affacciano sulla sponda meridionale del bacino del mediterraneo, storicamente beneficiato da un patrimonio unico di risorse e da vantaggi di prossimità ma congiuntamente penalizzato da un deficit di sicurezza e da standard di offerta in buona parte inadeguati. L’evidenza che in anni passati il turista continuava ad arrivare comunque, anche in assenza di interventi ben congegnati ed efficaci, si é trasformata in una sorta di presunzione di forza del sistema di offerta: di non dover necessariamente soggiacere a quel processo continuo di innovazione di prodotto, di strumenti, di strategie, di “promesse” che fanno parte integrante della filosofia di tutte le aziende competitive che operano nei beni e servizi di largo consumo. I paesi del Mediterraneo, se pur caratterizzati da un sistema di offerta e di domanda assai diversificato tra di loro, si trovano ad un punto di svolta della propria evoluzione di prodotto turistico: rilanciarsi ed affermarsi come destinazione nel “grande mercato” o restare ancorati ad un bacino consolidato che nella storia passata e recente ha comunque consentito lo sviluppo di un’imprenditoralità turistica. Le risorse di base soprattutto naturali, culturali, tradizionali, certamente non mancano e configurano un patrimonio che, se adeguatamente valorizzato e potenziato, può consentire al settore di crescere in qualità e in quantità più di quanto non sia stato finora. In questo processo, il Patrimonio Culturale, attrattore e volano di sviluppo per i settori del turismo culturale di qualità e dell’industria culturale, può effettivamente contribuire alla crescita ed allo sviluppo anche di quelle aree a ridotta vocazione turistica attraverso la sua capacità di rafforzare i processi di identità culturale (qualità della vita dei residenti, innalzamento ed estensione del mercato culturale..), di sostenere processi di sviluppo di flussi qualificati di turismo culturale e di promuovere lo sviluppo socio-economico locale (benefici lungo termine = rilevanza economica dell’indotto). Il contributo indaga la capacità attrattiva dei maestosi siti archeologici del Mediterraneo quali testimonianza di antiche civiltà del passato congiuntamente alla potenzialità turistiche delle città che si affacciano sulla sponda meridionale in termini di servizi turistici innovativi al fine di verificare la possibilità della creazione di un sistema di offerta sistemico in una concezione del territorio quale insieme di risorse culturali, naturali, produttive tra loro collegate, che necessitano di una gestione congiunta, cioè integrata e dove sia possibile l’applicazione di logiche di rete.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11588/360160
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