Salute e malattia appartengono ad un continuum impossibile da interrompere e decontestualizzare: pur avendo innegabili fondamenti oggettivi di natura biologica, sono costrutti fondamentalmente legati alla percezione soggettiva, strutturata a partire da una cultura di riferimento. La malattia è un “incidente evolutivo”, che interrompe il flusso routinario della nostra esistenza, attesa come un susseguirsi lineare e possibilmente incrementale di stadi o di stagioni. In questa prospettiva, l’incontro con la malattia si inserisce nella categoria delle sfide non normative, caratterizzate dal loro essere inattese e dunque non prevedibili e dal loro porre in una situazione di diversita’ e isolamento, che rende difficile la condivisione e il sostegno sociale: quando mi ammalo sono diverso dai “sani” e mi isolo per non affrontare un confronto doloroso o vengo isolato. Durante la malattia, in altre parole, non solo la natura ci “tradisce”, sottraendoci energie, ma anche gli altri finiscono spesso per essere allontanati o allontanarsi, impoverendo le nostre risorse esterne, sociali. Questo complesso quadro di vincoli e risorse prende chiaramente forma quando le persone ammalate si raccontano. Esse forniscono un repertorio di significati condivisi entro quella cultura, già pronti per l’uso, moneta immediatamente spendibile in caso di necessità. Il rischio è quello di replicare le trame familiari e culturali, confermando sempre il noto (spesso caratterizzato dal tema della 'colpa'), anche quando non è proficuo, senza produrre mutamenti, nuove storie, storie “del quarto tipo”. Né la Medicina né la Psicologia possono preservarci dall’incontro col dolore della malattia e con “l’enigma dell’oltretomba” , ma potrebbero offrire nuove risorse, umane oltre che tecniche, per affrontare la sfida. Il saggio fa riferimento ai risultati di diverse ricerche condotte dall'Autrice in collaborazione con medici aderenti ad un gruppo di ricerca di Medicina Narrativa.

La malattia come sfida: narrazione di Sé e costruzione di significato

PARRELLO, SANTA
2008

Abstract

Salute e malattia appartengono ad un continuum impossibile da interrompere e decontestualizzare: pur avendo innegabili fondamenti oggettivi di natura biologica, sono costrutti fondamentalmente legati alla percezione soggettiva, strutturata a partire da una cultura di riferimento. La malattia è un “incidente evolutivo”, che interrompe il flusso routinario della nostra esistenza, attesa come un susseguirsi lineare e possibilmente incrementale di stadi o di stagioni. In questa prospettiva, l’incontro con la malattia si inserisce nella categoria delle sfide non normative, caratterizzate dal loro essere inattese e dunque non prevedibili e dal loro porre in una situazione di diversita’ e isolamento, che rende difficile la condivisione e il sostegno sociale: quando mi ammalo sono diverso dai “sani” e mi isolo per non affrontare un confronto doloroso o vengo isolato. Durante la malattia, in altre parole, non solo la natura ci “tradisce”, sottraendoci energie, ma anche gli altri finiscono spesso per essere allontanati o allontanarsi, impoverendo le nostre risorse esterne, sociali. Questo complesso quadro di vincoli e risorse prende chiaramente forma quando le persone ammalate si raccontano. Esse forniscono un repertorio di significati condivisi entro quella cultura, già pronti per l’uso, moneta immediatamente spendibile in caso di necessità. Il rischio è quello di replicare le trame familiari e culturali, confermando sempre il noto (spesso caratterizzato dal tema della 'colpa'), anche quando non è proficuo, senza produrre mutamenti, nuove storie, storie “del quarto tipo”. Né la Medicina né la Psicologia possono preservarci dall’incontro col dolore della malattia e con “l’enigma dell’oltretomba” , ma potrebbero offrire nuove risorse, umane oltre che tecniche, per affrontare la sfida. Il saggio fa riferimento ai risultati di diverse ricerche condotte dall'Autrice in collaborazione con medici aderenti ad un gruppo di ricerca di Medicina Narrativa.
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