Viene presa in esame una sezione della XIII satira giovenaliana (vv. 211-235) al fine di mostrare come si possano rintracciare in essa echi linguistici che rinviano in parte al linguaggio epico – soprattutto virgiliano – e in parte al lessico poetico lucreziano e per sottolineare, in particolar modo nella seconda sezione della pericope, una ‘presenza’ della poesia di Lucrezio che Giovenale fa propria ed utilizza ai fini del messaggio da trasmettere al suo lettore.

'Delitto e castigo' tra epos, ratio e satura: Iuv. XIII 211-235

FICCA, FLAVIANA
2009

Abstract

Viene presa in esame una sezione della XIII satira giovenaliana (vv. 211-235) al fine di mostrare come si possano rintracciare in essa echi linguistici che rinviano in parte al linguaggio epico – soprattutto virgiliano – e in parte al lessico poetico lucreziano e per sottolineare, in particolar modo nella seconda sezione della pericope, una ‘presenza’ della poesia di Lucrezio che Giovenale fa propria ed utilizza ai fini del messaggio da trasmettere al suo lettore.
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