Nell’ambito delle attività del Centro regionale di Competenza INNOVA e della Fondazione Restoring Ancient Stabiae sinergicamente tese alla valorizzazione del patrimonio culturale ed alla sua fruizione, è stato eseguito nell’anno 2008 sotto l’egida della Soprintendenza Archeologica di Pompei, uno studio integrato sul sito archeologico di Stabiae. Tale studio è stato realizzato in collaborazione con il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università degli Studi di Napoli Federico II e l’IBM Vista Centre dell’ Institute of Archeology and Antiquity dell’Università di Birmingham. Per questa fase dell’intervento, tenuto conto delle risorse disponibili, sono state preferite indagini geofisiche per le aree non investigate, al fine di individuare manufatti sepolti da poter riportare alla luce con prossime campagne di scavo archeologico, e indagini archeometriche finalizzate allo studio dei geomateriali utilizzati per la costruzione delle opere murarie e di utensili di uso quotidiano (ceramiche da mensa, da cucina e da trasporto). La prospezione geofisica ha tenuto conto delle conoscenze derivanti dalle campagne di indagini sotterranee condotte in epoca borbonica. Due linee di ricerca sono state condotte per l’esplorazione del sottosuolo delle ville: la prima per la definizione di nuove aree fertili di interesse archeologico e una seconda relativa alla definizione delle infrastrutture del giardino di villa Arianna condotta dall’IBM Vista Centre. Nel contempo, per gli studi archeometrici, è stata perfezionata una diagnostica integrata dei manufatti già portati alla luce con particolare riguardo alle ville Arianna e San Marco nelle loro complesse strutture architettoniche. Questa fase di studio è stata impostata sui geomateriali delle cortine murarie delle due ville con particolare riguardo alle malte ed agli intonaci non trascurando però i materiali utilizzati per le costruzioni. Per la realizzazione e la localizzazione esatta dei campionamenti si è fatto ricorso, quando possibile, al rilievo architettonico delle strutture interessate dal prelievo di campioni. Particolare attenzione è stata posta, infine, allo studio di numerosi e tipici reperti ceramici (ceramiche e laterizi) al fine di caratterizzarli e individuare le tecnologie adottate nel passato per la loro produzione. Pertanto lo studio sulle emergenze principali del sito archeologico di Stabiae ha consentito di iniziare un percoso di indagini tese ad avere un quadro sempre più completo dei manufatti e del contesto territoriale su cui il sito insiste. Attraverso l’esplorazione geofisica, eseguita utilizzando più metodologie di indagine, le misure effettuate dimostrano come l’area in esame risulti essere ricca di anomalie molto probabilmente ascrivibili alla presenza di strutture di interesse archeologico. La gran parte delle strutture correlabili alla presenza di resti archeologici è ben visibile nei dati derivanti dal Ground Penetrating Radar (GPR), che evidenziano con buona risoluzione la presenza di anomalie di forma regolare legate ad attività antropica. Analogamente ben si evidenziano cisterne e sistemi di drenaggio al di sotto del piano campagna del giardino di villa Arianna. Le indagini archeometriche sui geomateriali da costruzione hanno consentito di ricostruire la composizione degli impasti sempre a base di calce, realizzati utilizzando aggregato prevalentemente di origine pozzolanica; generalmente gli strati di finitura sono realizzati con aggregato calcareo. Diffusa è la presenza di ossidi di ferro che conferiscono all’intonaco colore rosso o giallo scuro. Da segnalare infine la presenza di weidellite (ossalato di calcio) in alcuni strati interni che suggerisce l’uso di sostanze organiche per la realizzazione dell’impasto. Lo studio dei reperti ceramici ha permesso di suddividere i campioni in 5 gruppi omegenei in base sia alle caratteristiche minero-petrografiche che chimiche. Gli impasti sono generalmente realizzati con aggregato vulcanico fondamentalmente vesuviano il che fa ritenere che si tratti di manufatti realizzati in ambito locale. Dal punto di vista chimico i tenori di ossido di calcio indicano l’utilizzo di materie prime (argille) di natura e provenienza chiaramente differenti. Inoltre, i materiali utilizzati per le ville sono stati, come spesso accade per i materiali archeologici, reimpiegati in epoche più recenti per usi e contesti diversi. Nello specifico, è stato dimostrato che le coperture delle tombe della necropoli della Grotta S. Biagio sono state realizzate con le tegole provenienti dallo spoglio del porticato del giardino di Villa Arianna. Per la prima volta sono state redatte, altresì, carte tematiche in ambito GIS ai fini di una corretta georeferenziazione dei profili indagati e dell’ubicazione dei campioni prelevati. La cartografia e tutti gli elaborati prodotti dalla studio condotto sono disponibili su supporto informatico di facile fruibilità anche per l’utente meno esperto; ciò consente una maggiore divulgazione di questa ricerca eseguita nell’areale archeologico stabiano con un approccio multidisciplinare realizzata con il contributo di geologi, archeologici, architetti ed informatici.

Progetto per il recupero e la valorizzazione del patrimonio archeologico del sito di Stabiae / DE GENNARO, Maurizio. - (2008).

Progetto per il recupero e la valorizzazione del patrimonio archeologico del sito di Stabiae

DE GENNARO, MAURIZIO
2008

Abstract

Nell’ambito delle attività del Centro regionale di Competenza INNOVA e della Fondazione Restoring Ancient Stabiae sinergicamente tese alla valorizzazione del patrimonio culturale ed alla sua fruizione, è stato eseguito nell’anno 2008 sotto l’egida della Soprintendenza Archeologica di Pompei, uno studio integrato sul sito archeologico di Stabiae. Tale studio è stato realizzato in collaborazione con il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università degli Studi di Napoli Federico II e l’IBM Vista Centre dell’ Institute of Archeology and Antiquity dell’Università di Birmingham. Per questa fase dell’intervento, tenuto conto delle risorse disponibili, sono state preferite indagini geofisiche per le aree non investigate, al fine di individuare manufatti sepolti da poter riportare alla luce con prossime campagne di scavo archeologico, e indagini archeometriche finalizzate allo studio dei geomateriali utilizzati per la costruzione delle opere murarie e di utensili di uso quotidiano (ceramiche da mensa, da cucina e da trasporto). La prospezione geofisica ha tenuto conto delle conoscenze derivanti dalle campagne di indagini sotterranee condotte in epoca borbonica. Due linee di ricerca sono state condotte per l’esplorazione del sottosuolo delle ville: la prima per la definizione di nuove aree fertili di interesse archeologico e una seconda relativa alla definizione delle infrastrutture del giardino di villa Arianna condotta dall’IBM Vista Centre. Nel contempo, per gli studi archeometrici, è stata perfezionata una diagnostica integrata dei manufatti già portati alla luce con particolare riguardo alle ville Arianna e San Marco nelle loro complesse strutture architettoniche. Questa fase di studio è stata impostata sui geomateriali delle cortine murarie delle due ville con particolare riguardo alle malte ed agli intonaci non trascurando però i materiali utilizzati per le costruzioni. Per la realizzazione e la localizzazione esatta dei campionamenti si è fatto ricorso, quando possibile, al rilievo architettonico delle strutture interessate dal prelievo di campioni. Particolare attenzione è stata posta, infine, allo studio di numerosi e tipici reperti ceramici (ceramiche e laterizi) al fine di caratterizzarli e individuare le tecnologie adottate nel passato per la loro produzione. Pertanto lo studio sulle emergenze principali del sito archeologico di Stabiae ha consentito di iniziare un percoso di indagini tese ad avere un quadro sempre più completo dei manufatti e del contesto territoriale su cui il sito insiste. Attraverso l’esplorazione geofisica, eseguita utilizzando più metodologie di indagine, le misure effettuate dimostrano come l’area in esame risulti essere ricca di anomalie molto probabilmente ascrivibili alla presenza di strutture di interesse archeologico. La gran parte delle strutture correlabili alla presenza di resti archeologici è ben visibile nei dati derivanti dal Ground Penetrating Radar (GPR), che evidenziano con buona risoluzione la presenza di anomalie di forma regolare legate ad attività antropica. Analogamente ben si evidenziano cisterne e sistemi di drenaggio al di sotto del piano campagna del giardino di villa Arianna. Le indagini archeometriche sui geomateriali da costruzione hanno consentito di ricostruire la composizione degli impasti sempre a base di calce, realizzati utilizzando aggregato prevalentemente di origine pozzolanica; generalmente gli strati di finitura sono realizzati con aggregato calcareo. Diffusa è la presenza di ossidi di ferro che conferiscono all’intonaco colore rosso o giallo scuro. Da segnalare infine la presenza di weidellite (ossalato di calcio) in alcuni strati interni che suggerisce l’uso di sostanze organiche per la realizzazione dell’impasto. Lo studio dei reperti ceramici ha permesso di suddividere i campioni in 5 gruppi omegenei in base sia alle caratteristiche minero-petrografiche che chimiche. Gli impasti sono generalmente realizzati con aggregato vulcanico fondamentalmente vesuviano il che fa ritenere che si tratti di manufatti realizzati in ambito locale. Dal punto di vista chimico i tenori di ossido di calcio indicano l’utilizzo di materie prime (argille) di natura e provenienza chiaramente differenti. Inoltre, i materiali utilizzati per le ville sono stati, come spesso accade per i materiali archeologici, reimpiegati in epoche più recenti per usi e contesti diversi. Nello specifico, è stato dimostrato che le coperture delle tombe della necropoli della Grotta S. Biagio sono state realizzate con le tegole provenienti dallo spoglio del porticato del giardino di Villa Arianna. Per la prima volta sono state redatte, altresì, carte tematiche in ambito GIS ai fini di una corretta georeferenziazione dei profili indagati e dell’ubicazione dei campioni prelevati. La cartografia e tutti gli elaborati prodotti dalla studio condotto sono disponibili su supporto informatico di facile fruibilità anche per l’utente meno esperto; ciò consente una maggiore divulgazione di questa ricerca eseguita nell’areale archeologico stabiano con un approccio multidisciplinare realizzata con il contributo di geologi, archeologici, architetti ed informatici.
2008
Progetto per il recupero e la valorizzazione del patrimonio archeologico del sito di Stabiae / DE GENNARO, Maurizio. - (2008).
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