I risultati conseguiti tramite il lavoro svolto, permettono di esprimere diverse considerazioni di seguito riportate: • la lepre europea conferma la sua marcata attività crepuscolare anche se, sia nel maschio sia nella femmina, le ore di maggiore attività sono quelle comprese nelle due ore prima del tramonto. E’ possibile comunque affermare che le ore comprese nella tarda mattinata fanno registrare attività interessanti in entrambi i sessi, anche se leggermente più pronunciate nei maschi. • Il tempo necessario a permettere un adeguato adattamento alla gabbia tale da infondere la calma necessaria ad incoraggiare l’abbandono volontario della stessa da parte della lepre, risulta essere di 12 giorni e di 16 giorni rispettivamente per i maschi e per le femmine. Sebbene l’azienda svolga un ruolo considerevole ed influisca sul numero di giorni impiegati ad abbandonare la gabbia, i maschi risultano sempre quelli che l’abbandonano prima. • Una volta abbandonata la gabbia ed occupato il parchetto sottostante ad essa, né i maschi né le femmine ritornano nel luogo di partenza. L’attività di agitazione registrata nei primi 3 giorni successivi all’uscita dalla gabbia deve essere interpretata come un’esigenza dei soggetti ad abituarsi al nuovo ambiente. Tale situazione si verificherebbe dopo il quarto giorno di semi-libertà e sarebbe confermato dall’incremento del tempo che i soggetti passano nascosti ed immobili sul terreno. • L’assenza totale della mortalità durante lo stato di semi-libertà in parchetto, indica che i soggetti riescono ad abituarsi rapidamente al cambio del regime alimentare se questo viene pilotato attraverso la somministrazione di mangime e fieno che già assumevano in gabbia. Alla luce di quanto esposto, è possibile affermare che l’indagine sperimentale ha centrato i tre obiettivi previsti in fase progettuale. Il numero e la qualità dei dati ottenuti consentono di affermare che le conoscenze sono in grado di controllare i punti critici della filiera di produzione della lepre e che è sempre più possibile mirare all’ottenimento del duplice obiettivo “maggior numero di nati/alto grado di selvatichezza” degli animali. Il secondo obiettivo, consistente nell’applicare tecnologie innovative finalizzate ad ottimizzare la produzione di lepri in campo ed controllare in modo più puntuale i parametri biologici, sembra parzialmente centrato. Le difficoltà incontrate nell’applicazione in campo dei sistemi innovativi sono sicuramente conseguenti ad una inesperienza e ad una incompleta conoscenza di chi li ha applicati, considerazione questa che consolida la volontà di operare nel settore delle produzioni animali in regime di multidisciplinareità. Appare quindi indispensabile approfondire le collaborazioni che, in questa prova sperimentale, si sono iniziate con il Dipartimento di Ingegneria elettronica e delle telecomunicazioni (DIET). Il terzo obiettivo, invece, appare pienamente centrato, poiché il successo ottenuto con l’abbandono guidato della gabbia verso i parchetti di preambientamento, indica che questa è la strada giusta verso la realizzazione di strutture integrate necessarie alla successiva messa in libertà definitiva dei soggetti da ripopolamento.

Sistemi biotecnologici innovativi connessi alle strutture per l'allevamento dei lagomorfi / Esposito, Luigi. - (2006).

Sistemi biotecnologici innovativi connessi alle strutture per l'allevamento dei lagomorfi

ESPOSITO, LUIGI
2006

Abstract

I risultati conseguiti tramite il lavoro svolto, permettono di esprimere diverse considerazioni di seguito riportate: • la lepre europea conferma la sua marcata attività crepuscolare anche se, sia nel maschio sia nella femmina, le ore di maggiore attività sono quelle comprese nelle due ore prima del tramonto. E’ possibile comunque affermare che le ore comprese nella tarda mattinata fanno registrare attività interessanti in entrambi i sessi, anche se leggermente più pronunciate nei maschi. • Il tempo necessario a permettere un adeguato adattamento alla gabbia tale da infondere la calma necessaria ad incoraggiare l’abbandono volontario della stessa da parte della lepre, risulta essere di 12 giorni e di 16 giorni rispettivamente per i maschi e per le femmine. Sebbene l’azienda svolga un ruolo considerevole ed influisca sul numero di giorni impiegati ad abbandonare la gabbia, i maschi risultano sempre quelli che l’abbandonano prima. • Una volta abbandonata la gabbia ed occupato il parchetto sottostante ad essa, né i maschi né le femmine ritornano nel luogo di partenza. L’attività di agitazione registrata nei primi 3 giorni successivi all’uscita dalla gabbia deve essere interpretata come un’esigenza dei soggetti ad abituarsi al nuovo ambiente. Tale situazione si verificherebbe dopo il quarto giorno di semi-libertà e sarebbe confermato dall’incremento del tempo che i soggetti passano nascosti ed immobili sul terreno. • L’assenza totale della mortalità durante lo stato di semi-libertà in parchetto, indica che i soggetti riescono ad abituarsi rapidamente al cambio del regime alimentare se questo viene pilotato attraverso la somministrazione di mangime e fieno che già assumevano in gabbia. Alla luce di quanto esposto, è possibile affermare che l’indagine sperimentale ha centrato i tre obiettivi previsti in fase progettuale. Il numero e la qualità dei dati ottenuti consentono di affermare che le conoscenze sono in grado di controllare i punti critici della filiera di produzione della lepre e che è sempre più possibile mirare all’ottenimento del duplice obiettivo “maggior numero di nati/alto grado di selvatichezza” degli animali. Il secondo obiettivo, consistente nell’applicare tecnologie innovative finalizzate ad ottimizzare la produzione di lepri in campo ed controllare in modo più puntuale i parametri biologici, sembra parzialmente centrato. Le difficoltà incontrate nell’applicazione in campo dei sistemi innovativi sono sicuramente conseguenti ad una inesperienza e ad una incompleta conoscenza di chi li ha applicati, considerazione questa che consolida la volontà di operare nel settore delle produzioni animali in regime di multidisciplinareità. Appare quindi indispensabile approfondire le collaborazioni che, in questa prova sperimentale, si sono iniziate con il Dipartimento di Ingegneria elettronica e delle telecomunicazioni (DIET). Il terzo obiettivo, invece, appare pienamente centrato, poiché il successo ottenuto con l’abbandono guidato della gabbia verso i parchetti di preambientamento, indica che questa è la strada giusta verso la realizzazione di strutture integrate necessarie alla successiva messa in libertà definitiva dei soggetti da ripopolamento.
2006
Sistemi biotecnologici innovativi connessi alle strutture per l'allevamento dei lagomorfi / Esposito, Luigi. - (2006).
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11588/333984
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